Decreto anti coronavirus e le misure fiscali

Una breve riflessione sul maxi decreto del Governo, alla luce delle difficoltà interpretative che inevitabilmente emergono in periodo di crisi

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E’ tutto molto confuso, in questo momento, e quindi è davvero difficile capire le misure che il Governo ha adottato con il cosiddetto “Decreto anti coronavirus”, soprattutto a livello fiscale.

Soffermandoci a valutare proprio questi aspetti, preme ricordare in prima battuta che proprio oggi, 16 marzo, c’erano alcune scadenze, tra le quali il saldo Iva da dichiarazione annuale e il versamento mensile dei contributi previdenziali dipendenti.

Pensando che i professionisti del settore non congelano i versamenti se prima non c’è la legge sottoscritta, è ovvio che tanti avranno proceduto agli adempimenti.

Il decreto non poteva e non doveva uscire il 16 marzo al pomeriggio, se si voleva sospendere in sicurezza i versamenti fiscali, anche se anticipazioni informali c’erano state nei giorni scorsi.

Si stabilisce, inoltre, lo stop all’attività di riscossione da parte dell’Agenzia delle Entrate fino al 31 maggio, così come per Agenzia delle dogane e dei monopoli.

Mi chiedo cosa significhi detta affermazione: in altri termini, chi ha ricevuto un avviso bonario o una cartella esattoriale nelle scorse settimane e che scadrà dopo il 16 marzo, detto pagamento sarà sospeso o no?

Si consideri, al riguardo, che già da tempo l’Agenzia delle Entrate non faceva passare i professionisti agli sportelli a trattare le pratiche, limitando l’accesso alla sola consegna delle pratiche, sempre per motivi di limitazioni al contagio.

In sintesi, a complicare l’interpretazione, viene quindi da chiedersi cosa fare di questo gran numero di avvisi bonari spediti ai contribuenti sui quali magari si sarebbe voluto chiedere qualche chiarimento.

Purtroppo la situazione è di massima emergenza, e quindi è davvero difficile riuscire a prevedere tutte le ipotesi.

Però, è pur vero che il cittadino si trova a dover affrontare un ventaglio di situazioni diverse, create ovviamente dai vari uffici statali, a cui non sempre riesce a trovare chiarezza su come adempire.

Così come lo slittamento del pagamento delle tasse, Iva e contributi inclusi, al 31 maggio, può dare solo un lieve sospiro di sollievo, in quanto è evidente che quasi nessuno avrà per quella data la disponibilità per far fronte agli impegni.

E’ auspicabile che nei prossimi giorni, con più calma e maggior chiarezza, si riesca a meglio precisare le tante ipotesi non previste e come tali frutto di pericolose interpretazioni che potrebbero essere contestate una volta superata l’emergenza.

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