De Stefani, qualità e natura senza compromessi

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De Stefani Vini

Produrre più di mezzo milione di bottiglie l’anno mantenendo una qualità elevata è un traguardo ambizioso, ma diffuso. Meno frequente è trovare anche la componente naturale. Abbiamo chiesto ad Alessandro De Stefani, rappresentante della quarta generazione dell’azienda, come riesce a far coesistere qualità, quantità e naturalità nella produzione dei propri vini.

I motivi per i quali sta aumentando la produzione di vini naturali sono i più disparati, moda, necessità, etica e passione. La differenza sostanziale rispetto a qualche anno fa è il grosso passo avanti che è stato fatto rispetto alla tecnica di produzione e alle scoperte scientifiche. Grazie a queste evoluzioni si può ora con più forza e convinzione contrastare la convinzione, molto spesso supportata dai fatti, che i vini naturali non debbano essere di qualità.

Abbiamo scelto di intervistare un produttore, che si definisce “artigiano del vino” nonostante una produzione di poco superiore alle cinquecento mila bottiglie, il cui approccio rispetto al naturale è stato graduale e consapevole. La scelta di produrre in armonia con la natura è stata priva di influenze esterne, bensì dettata dalla consapevolezza che qualora vi fossero state le condizioni per garantire massima qualità al prodotto, si sarebbe dovuto necessariamente ristabilire il connubio vino e natura.

Alessandro De Stefani, cosa significa per voi produrre vini naturali?

“Partiamo dal vigneto. Non si usa chimica, ovvero non usiamo pesticidi, non usiamo concimi chimici, non usiamo erbicidi e insetticidi. Abbiamo da poco seminato dei sementi per creare un erbaio da sovescio e far crescere delle culture erbacee come piselli, girasoli, fagioli e frumento in mezzo al vigneto, per poi farlo crescere e fiorire. In primavera, dopo la fioritura lo falciamo. Questo porta un vantaggio nel suolo, perché rompe la struttura del terreno, aumenta l’areazione, migliora la sostanza organica e quando lo falciamo crea un mantello che copre il terreno e mantiene l’umidità naturale del suolo e in più fa da concime. Oltre a questo cerchiamo di portare nel vigneto insetti e animali che aumentino la biodiversità del territorio in del vigneto stesso.
Inoltre facciamo il nostro compost fatto di vinacce, raspi e residui della potatura e lo distribuiamo come concime.

I vigneti di Fossalta di Piave – Photo by Emmegeifoto

In cantina invece, abbiamo pannelli solari per produrre tutta l’energia elettrica di cui abbiamo bisogno per la produzione e l’affinamento.

Per quanto i lieviti, utilizziamo solo lieviti provenienti dai nostri vigneti. Abbiamo selezionato per circa 6 anni centinaia di lieviti, cercandoli nella buccia delle uve che popolano i nostri vigneti. Di questi ne abbiamo identificati due, uno dal vigneto di Fossalta di Piave e uno da quello di Refrontolo. Sono stati registrati e ora siamo gli unici che possiamo utilizzarli.

Per finire, tutta la vinificazione fino all’imbottigliamento avviene senza aggiunta di solfiti e conservanti. Viene aggiunta una piccola quantità di solfiti solo al termine del processo di produzione.”

Puprite De Stefani – Photo by Emmegeifoto

Vi definite “artigiani del vino”, quali sono gli elementi che contraddistinguono la vostra produzione?

“Sono tre gli elementi che guidano la produzione dei nostri vini. Per prima cosa la tradizione del territorio dove produciamo i vini. Abbiamo una vasta gamma di prodotti, ma sono tutti legati allo stile e alle tipicità dei luoghi in cui nascono. La seconda  cosa è la storia della nostra famiglia, quindi tutto il bagaglio di conoscenza, di esperienza frutto di quattro generazioni. Il terzo elemento è l’obiettivo enologico ovvero l’eleganza. Ogni nostro vino non deve necessariamente piacere a tutti, ma deve distinguersi per eleganza.”

Soler De Stefani – Photo by Emmegeifoto

Qual’ è l’annata che a tuo avviso si è distinta per qualità?

“Sicuramente il 2015. E’ stata un’annata perfetta. L’estate calda e asciutta e le giuste precipitazioni. Simile per certi versi all’annata 2018, anche se in quest’ultima c’è stata molta quantità oltre alla qualità. Quindi con queste premesse è possibile che si assista ad una nuova produzione eccezionalmente interessante. “

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