De Pedis: trent’anni dalla morte del boss della Magliana

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Enrico De Pedis – conosciuto dai più come Renatino – era niente di meno che il boss dell’organizzazione malavitosa più famosa della capitale: la banda della Magliana.

Egli nacque nel 1954 e morì proprio oggi, il 2 febbraio del 1990.  Nonostante siano passati ben trent’anni dalla sua morte, il boss ha sempre continuato a far parlare di sé. Impossibile non ricordare, ad esempio, il caso Emanuela Orlandi: una delle piste più accreditate vedono la banda e De Pedis come diretti responsabili del rapimento della ragazza, sparita nel nulla all’età di quindici anni.

De Pedis inizia la sua carriera come semplice scippatore, per poi unirsi alla batteria dell’Alberone. Arrestato una prima volta nel 1974 e poi nel 1977: rimarrà dietro le sbarre fino al 1980.

Insieme a Maurizio Abbatino e Franco Giuseppucci, l’idea di passare dalle semplici batterie disorganizzate e caotiche ad una vera e propria banda che potesse controllare Roma. Mentre gli altri componenti della banda erano quasi tutti cocainomani, De Pedis possedeva uno spirito intraprendente che lo portò ad investire su diverse attività.

Il debutto della banda avvenne con il rapimento – finito poi con l’omicidiodel duca della Rovere. Ben presto Renatino divenne capo della fazione testaccina della banda. La sua salita al potere fu anche favorita dalla morte di Giuseppucci.

De Pedis aveva iniziato a non condividere più i suoi guadagni con la banda, poiché essi erano il frutto dei suoi investimenti e non dei bottini. Questa decisione fu punita nel 1989, data in cui Edoardo Toscano, maglianese, tentò di ucciderlo. De Pedis anticipò le sue mosse e lo fece uccidere.

Tale mossa, a sua volta, scatenò una vera rivolta nella fazione dei maglianesi. Il 2 febbraio del 1990, il boss, che stava sul suo motorino, venne affiancato da una moto con a bordo due persone: questi gli spararono due colpi e lo uccisero , nel bel mezzo della folla, in via del Pellegrino, presso Campo de’ Fiori.

Ciò che più sconvolse in questa vicenda furono i funerali del boss: egli fu sepolto come un sant’uomo nella cripta della basilica di Sant’Apollinare a Roma con l’autorizzazione del monsignor Vergari che definiva De Pedis un benefattore. La salma fu trasferita solo nel 2012.

De Pedis viene descritto come un damerino, sempre ben vestito e curato. Questa sua caratteristica ha dato vita alla sua trasposizione letteraria e alla nascita del Dandi, uno dei protagonisti del famoso romanzo di Giancarlo De Cataldo, Romanzo criminale.

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