De Mauro, due anni senza il grande linguista

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Il 5 gennaio 2017 se ne andava il più grande linguista che il nostro  Paese abbia avuto. Ne ricordiamo la figura a due  anni  dalla scomparsa.

Classe 1932, il linguista De Mauro era nato a Torre Annunziata ma residente stabilmente a Roma dall’età di 11 anni. Una lunga carriera come docente universitario nei maggiori atenei italiani come Roma, Palermo, Napoli o Salerno. Corsi e seminari in Università di tutto il mondo lo hanno visto protagonista. Dalle Americhe al Giappone, passando per l’Europa e l’Asia, approdando, con la sua collaborazione, anche a piattaforme di università Telematiche.

Accostatosi alla politica nella seconda metà degli anni ’70, ne ricoprì incarichi istituzionali a vari livelli fino ad essere nominato Ministro della Pubblica Istruzione dal 26 aprile 2000 al 12 giugno 2001. Nominato dall’allora Premier Giuliano Amato.

Una lunga lista di pubblicazioni dalla “Storia linguistica dell’Italia unita” del 1963 a la “Storia linguistica dell’Italia Repubblicana dal 1946 ai giorni nostri” pubblicato nel 2014. Nel mezzo saggi di linguistica, edizioni di Dizionari, trattati di semantica e anche la “Guida all’uso delle parole” del 1980.

Un personaggio a tutto tondo che ha collezionato attività editoriali, pubblicistiche e scientifiche, a cui sono stati conferiti numerosissimi premi e riconoscimenti, insignito di innumerevoli onorificenze.

De Mauro e l’istruzione

De Mauro professa l’importanza dell’utilizzo corretto della lingua italiana, del saper leggere, scrivere e “far di conto”, ma soprattutto la necessità di capire ciò che si legge. Tutto questo in un periodo in cui, in Italia, si registra l’abbassamento della percentuale di italiani analfabeti (dall’ oltre 12% del 1951 al 5% del 1971), dovuta con probabilità anche alla diffusione della televisione e ai programmi educativi mandati in onda, ma anche da sopraggiunte necessità sociali, come quelle di comprendere l’utilizzo di nuove tecnologie.

Fondamentale per l’istituzione scolastica, la sua esortazione a ripensare i modelli e i contenuti dell’insegnamento. Non solo delle scuole medie e superiori, ma anche di quelli universitari. Caratteri di una educazione linguistica che hanno inciso sulla trasformazione dei modelli didattici verso la fine degli anni ’70. In molti passaggi della vita professionale di De Mauro ritroviamo l’esortazione alla massima divulgazione delle informazioni, della conoscenza linguistica e del sapere.

Una nota di amarezza, sul percorso involutivo degli ultimi decenni intrapreso dal rapporto scuola/istituzioni politiche. Lo testimoniano alcuni suoi “discepoli” che ne hanno ricordato la rinuncia a legare il proprio nome a qualsiasi riforma sull’istruzione, intuendone un possibile futuro disfacimento.

Curiosità: Tullio De Mauro riposa al Verano, il cimitero monumentale di Roma, in una tomba posta al riquadro 132. Accanto, nel riquadro 131, riposa Gianni Rodari. Di lui, lo stesso De Mauro, scrisse sottolineando “l’importanza della sua ricerca nella letteratura per l’infanzia e nella linguistica italiana”

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