DDL Zan a rischio: il gay friendly non è più di moda?

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Ieri sera a Che Tempo Che Fa il segretario del PD Letta pronuncia una frase anche sul DDL Zan. Poche parole che sembrano innocue ma che mettono a repentaglio il lavoro di mesi e mesi. Vuoi mai che adesso che le elezioni sono passate ci si può permettere di essere più morbidi con gli avversari? Cosa può accadere ora che il PD apre al dialogo?

DDL Zan a rischio: quali sono le parole di Letta?

In un primo momento le parole magari non suscitano grande interesse, anzi sembra che voglia intraprendere un percorso ragionevole con gli avversari. Ma allora perchè il PD insieme ad altri partiti non hanno mollato il colpo per mesi e ora invece si apre a un dialogo per delle modifiche? La sensazione è scontata: a 20 giorni dalle elezioni ci si può permettere di non dimostrarsi più paladini della giustizia omosessuale. Letta da Fazio ha dichiarato: Sul ddl Zan noi abbiamo un dovere nei confronti della nostra società, dobbiamo portarlo avanti ed approvarlo” e poi ancora “Chiederò ad Alessandro Zan di fare un’esplorazione con le altre forze politiche per cercare di capire le condizioni che possano portare a una approvazione del testo rapida”. Parole sacrosante ci verrebbe da dire. Ma cosa accadrebbe se dovessero apporre delle modifiche?

L’iter di approvazione

Una legge, o modifica di una legge, passa attraverso la Camera dei Deputati, successivamente viene calendarizzata e votata al Senato e infine il Presidente della Repubblica può apporre la propria firma. Il ddl Zan è stato approvato alla Camera nel novembre 2020. Da allora è fermo al Senato. 11 mesi. Questo per dare solo una minima idea di quanto può essere lungo ogni passaggio. Al momento il ddl Zan si trova appunto al Senato, se venisse approvato passerebbe sulla scrivania del Presidente della Repubblica e, se non viola la Costituzione, sarebbe legge. Ma allora perché il ddl Zan è a rischio? Molto semplice: se si apporta al disegno di legge qualsiasi modifica allora l’iter deve ricominciare da capo. Il Senato non può modificare il disegno e mandarlo avanti. Lo può modificare ma deve mandarlo indietro. Deve poi essere approvato di nuovo dalla Camera, poi dal Senato e infine dal Presidente. Un procedimento lento e macchinoso ma voluto dai Padri Costituenti per mantenere solida la democrazia e la Repubblica. Ma in certi casi, come questo, limitante su dei bisogni primari come la giustizia per una categoria lasciata sola per troppo tempo.

Il DDL Zan cosa dice?

Dopo i mesi trascorsi senza averne più notizia vale la pena ricordare i punti essenziali del ddl Zan. Il disegno nasce per integrare misure di prevenzione e contrasto alla discriminazione e alla violenza per motivi fondati sul genere, sul sesso, sull’orientamento sessuale, sulla disabilità e sull’identità di genere. Questo è solo il titolo del ddl Zan. Nel primo articolo si da una definizione a tutte queste categorie sopraelencate. La novità principale è che si vuole prevedere fino a 18 mesi di reclusione e fino a 6000 Euro di multa per chi commette atti discriminatori verso queste persone. Il periodo di reclusione va dai 6 mesi ai 4 anni per chi commette atti di violenza o istiga alla violenza. Stessa sorte per chi aiuta organizzazioni volte alla discriminazione e/o alla violenza per questi motivi. Inoltre si vuole istituire una giornata nazionale di sensibilizzazione contro l’omofobia. Più precisamente il 17 maggio. Una giornata di diffusione della cultura del rispetto e dell’inclusione. Anche nelle scuole si dovrà integrare l’offerta formativa con programmi di sensibilizzazione contro questo tipo di discriminazioni. Ma è proprio questo uno dei punti più duri da superare. In un’Italia bigotta e antica dove non è prevista neanche l’educazione sessuale possiamo davvero fare un passo così da giganti? Magari!


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