Sono i suoni elettronici e la loro scomposizione al minimal che rendono i pezzi di Davide Vettori unici nel loro genere. Ed è il suo ultimo videoclip “Repetive Walk” il pezzio con cui torna a calcare la scena.

Nel suo repertorio musicale l’utilizzo del sintetizzatore e l’ampio spazio dedicato ai suoni elettronici sono appunto la firma di Davide Vettori. Non è però una musica elettro-dance quella che vi dovete aspettare, bensì un elegante mix di minimal-music, accompagnata da testi che sfociano anche nella critica sociale.

Sono probabilmente la sua eleganza e la sua forte determinazione quindi i motivi che hanno portato Davide Vettori a collaborare con artisti del calibro di di Planet Funk, Fu Manchu, Frankie Hi Nrg, Captain Mantell, e I Cani (tra gli altri). Davide ha anche spesso lavorato nell’ambito di mostre, workshop d’arte contemporanea, installazioni multimediali, rendendo gli spazi pieni della sua musica.

Chi è però Davide Vettori davvero? E perché ha scelto di porre la sua attenzione su questo tipo sound che spesso viene frainteso dai più e apprezzato dai meno?

Scopritelo nell’intervista che ha concesso a PeriodicoDaily, e non dimenticatevi di dirmi che ne pensate.

Partiamo da te. Come sempre, prima dell’artista c’è la persona: chi è Davide Vettori?

Sono nato a Treviso nel 1981, e fin da bambino appassionato di lettura e scrittura di racconti e poesie. Se metà di me vive nella tecnologia tra sintetizzatori, pulsanti e lucine. L’altra metà appena riesce scappa nel silenzio della natura: amo la solitudine, per riflettere ed anche semplicemente per svuotarmi di tutto, rimanere vicino al fiume ad osservarne le acque mentre scorrono lente, lontane dalla fretta del quotidiano.

Nella tua carriera artistica possiamo notare come sia riuscito ad ottenere già grandi risultati: hai infatti vinto il titolo di ‘Artista Just Discovered’ di MTV New Generation. Cosa credi che resti di più della tua musica a coloro che ti ascoltano? La musica o i testi?

Sicuramente i testi, ed è il motivo principale per cui qualche anno fa ho scelto di cominciare questa strada con la nostra lingua madre, magari meno ‘musicale’ dell’inglese, ma più diretta e di immediata comunicazione, a mio avviso. Chi ha assistito ad eventi live, spesso dice di essere rimasto colpito anche dall’energia del concerto.

In Repetitive Walk, l’ultimo singolo che hai prodotto, le sonorità elettroniche che ti contraddistinguono anche nel tuo primo album “Visione Cosmetica” sono la chiave della tua realtà artistica. Esempio di quanto affermo è la reinterpretazione della famosissima canzone di Lucio Dalla “L’ultima luna”, che come alcuni dei tuoi fan commentano “viene direttamente dal futuro”. Perché però affidarsi solo ai suoni elettronici lasciando un po’ “in disparte” i classici strumenti? Credi sia questo il futuro della musica?

La musica, sia come strumenti, sia come metodo di approccio nella realizzazione di canzoni, dischi e spettacoli dal vivo, ha avuto un’evoluzione costante, soprattutto negli ultimi 50-60 anni. Da un lato ritengo che una via di cantautorato elettronico, con synth ed altre macchine, insieme ai videoclip ed alle videoproiezioni durante i concerti, siano l’evoluzione naturale di quello che un tempo era il classico chitarra e voce, e mi trovo molto a mio agio spingendo su questo versante (pure se per certi versi può essere anche limitante). Però, in fondo, se una canzone è bella e comunica, lo fa con qualsiasi sound, dall’elettronica spinta ad un semplice acustico.

Qualche notte fa, a casa di un amico, ci siamo imbarcati in una jam-session improvvisata, ed abbiamo anche registrato una versione di ‘Morire a Metà’ (uno dei miei primi singoli) con chitarra acustica e drum-machine: nel mio piccolo, ne sono rimasto meravigliato perchè funzionava, ed il testo prendeva ancora più importanza. Quindi, magari per il futuro, non vorrei negarmi alcuna sperimentazione, che sia avanguardista o classica.

 

Nel video di RepetitiveWalk sembra esserci un richiamo al film Matrix: due contenitori di pillole, rosse e azzure. Nel testo del tuo singolo continui a nominare un mondo che “sembra fermo” e che “sembra in movimento” allo stesso tempo, in un loop alienante. Ѐ questa una critica a quale aspetto della realtà quotidiana? Prenderesti quindi la “pillola rossa per vedere quanto è profonda la tana del “bianconiglio” se la realtà potesse essere li diversa?

No, non direi che è una critica della realtà, ma un punto di vista sulla dualità: spesso nella vita ci sembra che ogni aspetto sia bloccato, immobile, ed invece basterebbe cambiare punto di vista o compiere qualche piccola azione per rendersi conto di quanto ci sia una continua evoluzione. Oppure la vita può apparire frenetica, densa, ma se ti fermi, magari ti accorgi di quanto possa essere piena di vuoto, di superficialità, di tante corse per nulla.

Non prenderei la pillola rossa per svincolarmi dalla cruda realtà: ci sono altri metodi, fortunatamente. Concedersi i giusti momenti per assaporare arte ed emozioni, perdersi in un libro, dentro ad un disco o in una mostra d’arte, o come dicevo all’inizio di questa chiacchierata, camminare in un sentiero solitario, fermarsi ad ascoltare il suono del vento tra gli alberi: questo ed altro ancora può andare per rinfrancare anima e cuore. Non per fuggire dal reale, ma per viverne altri aspetti spesso dimenticati!

 

Facci infine capire quali saranno le tue prossime apparizioni e dove; e soprattutto, quanto bisogna aspettare per poter sentire il tuo nuovo album?

Dopo alcuni concerti durante questa estate, farò l’ultima esibizione ‘in casa’ all’Home Festival di Treviso, giovedì 31 agosto, per l’occasione con lo speciale power-trio insieme a Tommaso Mantelli (chitarre) e Mauro Franceschini (batteria elettronica).

Per l’autunno registrerò nuovi brani con la produzione artistica del dj Andrea Bertolini e ci sarà anche la partecipazione di Francesco Pistoi (in arte Pisti, membro fondatore dei Motel Connection). Quindi il nuovo album sarà per il 2018. Ad ora non vorrei mettermi paletti su tempi e modalità di uscita: mi piacerebbe che le canzoni nascessero naturali e facessero il loro corso, senza fretta nè imposizioni.

Che dire? Non ci resta che aspettare il 2018 per sentire il nuovo album di Davide Vettori.

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