Danimarca, socialdemocratici vincono le elezioni

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Danimarca, socialdemocratici vincono le elezioni

Ieri in Danimarca si sono svolte le elezioni legislative e i socialdemocratici hanno ottenuto la maggioranza assoluta, per meglio dire, stando a quanto riferito dai sondaggi di giornali e televisioni, i socialdemocratici guidati da Mette Frederiksen, hanno ottenuto 90 seggi su 179, risultato, quest’ultimo, che tradotto in percentuale, attribuirebbe il 25,3% dei consensi ai socialdemocratici.

Rispetto alle scorse elezioni, i socialdemocratici hanno ottenuto più seggi, infatti nel 2015 ne avevano avuti 47 , ma, in percentuale, avevano ottenuto un punto in più ossia il 26,31%. Tali risultati hanno permesso ai socialdemocratici di diventare il primo partito nel Paese.

Quanto agli altri partiti, i Liberali, guidati da Larse Lokke Rasmussen avevano ottenuto 34 seggi, che tradotto in percentuale era il 19,46 %; alle elezioni di ieri essi hanno guadagnato il 20,9% dei consensi. Si noti dunque, come in questa tornata elettorale, il partito del peremier uscente ha ottenuto un punto in più rispetto alle elezioni precedenti.

Un dato che sicuramente sorprende è il risultato conseguito dal partito populista, ossia il Partito popolare danese, che alle passate legislative, si era classificato al secondo posto, con 37 seggi e il 21,08% dei consensi, divenendo così la seconda forza del Paese scandinavo.

Alle elezioni di ieri, invece, il partito populista guidato da Kristian Thulesen Dahi ha ottenuto il 9,8% dei consensi, come si può vedere dal confronto dei dati del 2015, la seconda forza del Paese ha subito un netto crollo di oltre dieci punti rispetto alle elezioni precedenti.

Il partito ambientalista dell’Alleanza rosso-verde invece si attestato intorno all’8,8% dei consensi.

La Danimarca sembra navigare controcorrente rispetto agli altri Paesi europei, poichè i partiti xenofobi non sono riusciti ad affermarsi.

Al di là delle cifre, un fatto è sicuro, dopo quattro anni la sinistra torna ed essere protagonista della scena politica danese.

I sondaggi pre-elettorali avevano preannunciato la vittoria della sinistra, in particolare dei socialdemocratici, ma ciò che non si poteva prevedere erano i buoni risultati che i partiti che compongono il blocco di sinistra hanno ottenuto.

Se spostiamo la nostra attenzione verso lo schieramento avverso, il crollo della destra è incontestabile, il partito popolare danese, come si è visto, ha visto scendere i propri consensi al 9%. Ma il partito di Kristian Thulesen Dahi non è stato il solo ad ottenere un risultato negativo, poichè altri partiti ancora più estremisti come ad esempio il New Right non ha superato il 2%, oppure il partito Hard Line, che vorrebbe cacciare tutti i musulmani dal paese, guidato dall’avvocato Rasmus Paludan non ha neppure superato la soglia del 2%.

Il tema che ha tenuto banco nelle elezioni danesi, è quello dell’immigrazione, una questione, quest’ultima, molta sentita nel Paese scandinavo, secondo alcune stime, il 30% della popolazione ritiene questo sia uno dei problemi principali da risolvere.

La sinistra su questo tema ha promesso di mantenere la linea dura del governo precedente, il quale già aveva applicato delle restrizioni sulle domande dei richiedenti asilo politico.

Se i socialdemocratici, da un lato hanno promesso di non cambiare la politica sull’immigrazione tenuta dal premier uscente Rasmussen, dall’altro, temi come quello del welfare, che è uno dei migliori in Europa e la limitazione delle emissioni, sono questioni fondamentali che i socialdemocratici intendono difendere e curare ad ogno costo.

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