Daniel Defoe: la sua indagine sulla peste di Londra

Daniel Defoe ha vissuto una vita tra commercio, politica e letteratura. A quest'ultima si è avvicinato solo negli ultimi anni della sua esistenza.

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Daniel Defoe fu uno scrittore e un giornalista britannico nato a Londra nel 1660 e morto a Moorfields nel 1731. Sviluppò un’indagine sulla situazione a Londra durante la peste del 1665.

Daniel Defoe: la vita

Daniel Defoe

Figlio di un mercante di candele londinese whig, cioè liberale, James Foe, originario delle Fiandre, Daniel venne educato in un’ «Accademia dei dissenzienti». Si tratta di una scuola politecnica fondata da quei protestanti «cromwelliani» e non anglicani che erano banditi dalle università tradizionali, e che furono gli artefici della Rivoluzione industriale.

Ben presto si lancia nel commercio e viaggia sul continente. Al colmo del successo aggiunge al cognome originario Foe un «de» volto a identificarlo come un rifugiato fiammingo elisabettiano protestante. Intorno al 1683, apre un negozio di merci e sposa Mary Tuffley  (la figlia di un ricco mercante)da cui ha sei figli.

Il disastro del 1692

Nel 1692, Defoe finisce in prigione per bancarotta con 17 mila sterline di debiti, dopo essersi distratto dagli affari per mettersi a scrivere di economia. In questi scritti Defoe raccomanda la creazione di una banca nazionale, compagnie di assicurazioni, casse di risparmio, pensioni, e auspicava la riforma delle leggi sulla bancarotta.
Tuttavia questa dura esperienza lo allontana, non dopo essersi ripreso economicamente, dalle speculazioni avventate. 

Le posizioni politiche

Whig convinto, Defoe lottò nel 1685 a fianco del duca di Monmouth, figlio protestante e illegittimo di Carlo II, contro la salita al trono di Giacomo, il fratello apertamente cattolico di Carlo ed erede legittimo.  Prende quindi parte alla rivoluzione del 1688 (la Glorious Revolution),  si arruola nell’esercito, partecipa alla spedizione d’Irlanda e mette il suo talento di libellista al servizio di Guglielmo III d’Orange. Quest’ultimo aveva come scopo rovesciare il suocero cattolico Giacomo.
Difende il re, si batte in favore della libertà di stampa e di coscienza, della proprietà letteraria e della libertà religiosa.

La prigione

Con la morte del suo protettore, il re Guglielmo d’Orange, Defoe venne arrestato per aver diffamato la Chiesa d’Inghilterra in The Shortest Way with the Dissenters (1702).  In queste pagine, Defoe suggeriva ironicamente agli anglicani di trattare i dissenzienti come Luigi XIV aveva trattato i suoi sudditi protestanti. La Camera dei comuni condanna Defoe all’imprigionamento a Newgate, che sarebbe poi diventato lo sfondo del suo grande romanzo Moll Flanders. Con una moglie e sei figli da mantenere, Defoe dette vita, in prigione, alla rivista The Review (1703 -1713). Quest’ultima uscirà tre volte alla settimana e che diventerà una pietra miliare del giornalismo.
Riprende poi a servire la causa whig, quando, dopo l’ascesa al trono di Giorgio I nel 1714, egli si infiltrò in un settimanale giacobita (legittimista pro-Stuart) Mercurius Politicus, e abbandonò il giornalismo solo quando venne smascherato nel 1722.

La letteratura

Dopo il 1715, inizia a dedicarsi, quando ormai ha sessant’anni, a opere romanzesche, quasi a comando, ovvero che fiutano e soddisfano le richieste del nascente e moderno ( popolare e non dotto) pubblico di lettori.
Robinson Crusoe appare nel  1718. Si tratta di un racconto in realtà immaginario (romance) spacciato per resoconto di un fatto realmente accaduto (novel). Ispirato in effetti all’avventura del marinaio scozzese d’origine tedesca, Alexander Selkirk  finito in un’isola deserta a seguito di un naufragio. La seconda parte appare l’anno successivo. La narrativa inglese sembra essere segnata da questo romanzo nei suoi tratti genuinamente popolari, mercantili e antiintellettualistici della sua offerta romanzesca.

Altri romanzi

La vita, le avventure e le piraterie del capitano Singleton (The life, Adventures and Pyracies of the Famous Captain Singleton, 1720)
Fortune  e disgrazie della famosa Moll Flanders (The fortunes and Misfortunes of the Famous Moll Flanders 1722), confessione ammirevole di una donna che, dopo numerosi matrimoni e più numerose relazioni, era diventata ladra professionale
Colonel Jack (1722)
Giornale dell’anno della peste (A journal of the Plague Year, 1722)

Daniel Defoe: la sua eredità

Con la sua arte della verosimiglianza, Daniel Defoe, appare come il precursore del realismo immaginario e dello scrittore “seriale” dei tempi nostri. Egli vuole semplicemente “ricreare” la realtà in tutti i suoi dettagli.

Dopo un’esistenza piena di delusioni e di disgrazie, egli muore nel 1731(a dimostrazione che talora è la vita ad imitare il romanzo) nella miseria più estrema, abbandonato da un figlio che l’aveva depredato da ogni bene.

Daniel Defoe: la grande peste di Londra

“La peste sfidava ogni medicina, gli stessi medici che se ne occupavano e gli uomini che prescrivevano agli altri cosa fare cadevano morti, distrutti proprio dal nemico che dicevano agli altri di combattere”. Così nel 1722 scriveva nella sua History of the Plague in London Daniel Defoe, il celebre autore di Robinson Crusoe. Un romanzo terribilmente realistico sulla storia della grande peste di Londra del 1665: la peggior epidemia di peste in Inghilterra dai tempi della Black Death del 1348.

Daniel Defoe

Londra perse circa il 15% della sua popolazione: in città si registrarono 68.596 morti ma il vero numero fu probabilmente molto superiore. La causa della peste erano le pulci trasportate dai topi, attratti dalle strade piene di spazzatura e rifiuti, soprattutto nelle zone più povere. Quelli che potevano, tra cui la maggior parte della classe dirigente di allora, fuggirono. Lo stesso re Carlo II e i suoi cortigiani partirono in luglio per Hampton Court e poi per Oxford. Anche il Parlamento fu rinviato e poté riunirsi soltanto in ottobre a Oxford, così come i tribunali. A Londra rimasero il sindaco, il Lord Mayor, e i consiglieri comunali, tentando di far rispettare gli ordini e di fermare la diffusione della malattia.

Daniel Defoe nel suo romanzo riporta i provvedimenti presi all’epoca, un tipo di quarantena per molti versi simile a quella che stiamo praticando oggi. Era necessario rispettare alcune precauzioni come quella di seppellire i morti ad almeno 1,8 metri di profondità, proibire i funerali e chiudere le case dove si erano manifestati casi dell’epidemia. I funzionari delle parrocchie fornivano il cibo ai bisognosi e i cosiddetti “cercatori” prendevano i cadaveri e li portavano di notte nelle fosse comuni. Tutti gli scambi commerciali con Londra e con le altre città colpite dalla peste furono interrotti.

Il numero di vittime della peste continuò ad essere elevatissimo per tutta l’estate e l’autunno del 1665 e solo in inverno il numero delle vittime iniziò a scendere.

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