Dalla manifestazione studentesca al Massacro di Tlatelolco: “non doveva essere una notte di sangue”

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Massacro di Tlatelolco
Massacro di Tlatelolco

Il Massacro di Tlatelolco avvenne il 2 ottobre del ’68. Mancavano pochi giorni all’inaugurazione dei Giochi olimpici del 1968 e in Messico si scatenò un’intensa manifestazione studentesca. Gli echi degli eventi verificatisi in Francia, infatti, cominciavano a risuonare nelle aule universitarie di tutta Europa e non solo. A Città del Messico, però, la manifestazione si trasformò in un orrendo massacro da non dimenticare.

I fatti precedenti al 2 ottobre del ’68

Il 2 ottobre, giorno della manifestazione, era stato preceduto da mesi irrequieti. Il 1968, in effetti, è un anno considerato spartiacque nel corso degli avvenimenti del secolo scorso. Le inquietudini politiche nella capitale messicana erano state al centro dell’attenzione per lungo tempo attraverso manifestazioni e proteste studentesche che appoggiavano gli eventi che succedevano nel mondo nel 1968.

In particolar modo, in Messico, gli studenti volevano aumentare la propria visibilità grazie all’attenzione che c’era sulla capitale a causa degli imminenti Giochi olimpici. Il 2 agosto del ’68 venne creato il CHN, una struttura collegiale che raccoglieva studenti universitari che presero parte alla battaglia. Gustavo Díaz Ordaz, presidente di allora, settimane prima del massacro, ordinò all’esercito di occupare il Campus dell’UNAM. Ma, dopo quell’occasione, le proteste degli studenti non diminuirono.

Il Massacro di Tlatelolco

massacro di Tlatelolco avvenne il 2 ottobre 1968 nella Piazza delle tre culture a Tlatelolco, Città del Messico, esattamente dieci giorni prima dell’inizio dei Giochi della XIX Olimpiade che si svolsero nella città dal 12 ottobre al 27 ottobre 1968.

Circa 15.000 studenti di varie università marciarono per le vie della città, protestando contro l’occupazione del campus. Si prevedeva che, una volta terminata la manifestazione, tutti ritornassero tranquillamente a casa. L’atmosfera era addirittura quasi di “festa”. Nessuno pensava a una possibile repressione della manifestazione perché il mattino i membri del governo avevano incontrato in via pacifica tre membri del CNH.

L’atmosfera cambiò bruscamente quando tutti si accorsero degli elicotteri. La persona che stava pronunciando il discorso in quel momento chiese a tutti di calmarsi perché erano solo delle scintille, ma la gente cominciò a correre. “In quei secondi capimmo che eravamo circondati da persone armate vestite da civili”.

“L’obiettivo del governo era di mandare in carcere i membri del Consiglio nazionale degli scioperi (CNH) per frenare il movimento studentesco. Si avvicinavano le Olimpiadi e il nervosismo portò Gustavo Díaz Ordaz a mandare in piazza l’esercito”, spiega a Sputnik Mundo Adolfo Palma che era in quella piazza il 2 ottobre.

Alla fine della giornata le forze militari mezzi blindati e veicoli da combattimento circondarono la piazza e aprirono il fuoco, puntando sulle persone che protestavano o che semplicemente passavano di lì. In breve tempo una massa di corpi copriva tutta la piazza.

Oriana Fallaci e il Massacro di Tlatelolco

Tra i feriti, anche Oriana Fallaci, la quale si trovava in un grattacielo sovrastante la piazza per controllare al meglio le vicende. Ferita da un elicottero in volo, fu creduta morta e portata in obitorio. Qui un prete si rese conto che la giornalista era ancora viva. La Fallaci riportò tre ferite d’arma da fuoco ma si offrì di testimoniare quanto accaduto direttamente dal suo letto d’ospedale.

La registrazione che è giunta da Città del Messico dura due ore e mezzo, con le inevitabili ripetizioni, gli indugi, e le interruzioni di una testimonianza di una persona ancora sotto choc. “Mi sento male, ho ancora la testa confusa. Vedi, c’è qualcosa che mi fa più male del dolore, di questo dolore tremendo alla spalla, al polmone, al ginocchio, alla gamba, mi fa più male del dolore fisico: mi fa male questo incubo che ritorna, che mi ossessiona. Il dolore fisico si sopporta ma l’incubo no. Non è l’incubo della guerra del Vietnam, io nel Vietnam ho visto delle cose spaventose, ma era diverso, perché sapevo di andare alla guerra. Ma quello che è successo là la sera in cui sono stata ferita non era una guerra. E non aveva niente a che vedere con le guerre che più o meno tutti, facendo questo mestiere, abbiamo visto come corrispondenti. Capisci? Non era una guerra. E non doveva essere una notte si sangue“. 

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