Dal prossimo agosto Venezia dice addio alle grandi navi

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Un decreto del Consiglio dei Ministri ha stabilito che dal 1 agosto le grandi navi non potranno più circolare liberamente a Venezia. Ne ha dato conferma il Ministro alla Cultura, Dario Franceschini, in un tweet. Si tratta di una reazione a un episodio accaduto lo scorso mese, con la prima nave da crociera a entrare nella città nel periodo post-pandemia.

Il Decreto Legge sulle grandi navi a Venezia

La decisione di porre dei limiti alla navigazione all’interno della laguna veneta viene da una proposta del Presidente del Consiglio Mario Draghi, del Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili Enrico Giovannini e del Ministro della Cultura Dario Franceschini, insieme al Ministro del Turismo Massimo Garavaglia.

Cosa prevede

Il Decreto Legge vieta l’utilizzo del Bacino di San Marco, del Canale di San Marco e del Canale della Giudecca alle imbarcazioni che superano determinati limiti. Il nuovo testo normativo si applica infatti alle grandi navi pesanti più di 25.000 tonnellate, lunghe più di 180 metri, alte più di 35 metri (eccetto le navi a propulsione mista vela-motore) e che producono emissioni inquinanti con una concentrazione di zolfo uguale o superiore allo 0,1%.
Non cambia nulla per le navi che non rientrano in queste caratteristiche.

Grandi navi: le cause di questa decisione

La Serenissima è costruita su una laguna, perciò su un territorio paludoso, quindi instabile di sua natura. Per questo motivo la città è soggetta a frequenti inondazioni. Per ovviare a questo problema, il capoluogo veneto poggia su delle impalcature di legno.
Le grandi navi che transitano nelle vicinanze di Venezia producono delle onde che si scagliano contro queste fondamenta, destabilizzandole.


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Il patrimonio culturale

Da non sottovalutare anche i danni che potrebbero riversarsi sulle testimonianze storico-artistiche della città. In maniera particolare, le pitture murali esterne agli edifici, che sono più esposte al contatto con l’acqua.
Non a caso, il Governo ha approvato il decreto legge proprio alla vigilia della 44a Sessione allargata del Comitato del Patrimonio Mondiale UNESCO, che si terrà a Fuzhou (Cina) dal 15 al 31 luglio. In tale periodo l’ipotesi di inserire la città Venezia nella lista dei patrimoni a rischio sarà al centro del dibattito.

La soluzione provvisoria

Il Governo ha pensato di utilizzare in maniera temporanea il porto di Marghera, esattamente alle spalle di Venezia. Questo punto di approdo è sicuramente meno pericoloso del Canale della Giudecca. Tuttavia, non può essere la soluzione definitiva, perché per arrivare a tale destinazione è necessario entrare nel territorio lagunare. I lavori avverranno sotto la lente di ingrandimento dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale, con il Presidente, Fulvio Lino Di Blasio, nelle vesti di Commissario Straordinario.

I soldi stanziati e i risarcimenti

Per rendere agibile il porto di Marghera, verranno stanziati complessivamente 157 milioni di euro. L’investimento servirà per la costruzione di non più di cinque punti di approdo che soddisfino i requisiti della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA).
Il Governo si è anche mobilitato per il risarcimento di quelle categorie di lavoratori e imprese penalizzate dalla nuova decisione, ovvero coloro che operano all’interno della zona lagunare.

Grandi navi: soluzione permanente?

Nel prossimo mese uscirà un bando per la costruzione di un nuovo porto fuori dalla laguna. L’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale ha definito quelle che devono essere le caratteristiche della nuova destinazione navale.

Le caratteristiche del porto

Il nuovo porto non dovrà solo essere operativo anche in caso di brutto tempo, ma deve essere una delle tappe della rotta di navigazione dal Baltico all’Adriatico, dalla Scandinavia al Mediterraneo e all’interno del Mare Nostrum. Inoltre deve rendersi agibile all’approdo di navi transcontinentali adibite al trasporto delle merci. Infine, ma altrettanto importante, deve soddisfare i requisiti ecologici, ambientali e di visibilità.

I termini del bando

Gli interessati potranno candidarsi entro il 31 dicembre 2021. I progetti passeranno al vaglio di cinque esperti in tema di ingegneria applicata alle infrastrutture portuali. Il nome del vincitore uscirà entro il mese di giugno del 2023.

I rischi sono dietro l’angolo

La speranza è che i progetti vadano avanti per bene ed entro la scadenze prefissate. Il problema è che l’Italia si è sempre distinta per l’instabilità politica, con l’alternarsi frequente di governi ideologicamente diversi. Il rischio è che questo decreto legge possa invano portare i suoi frutti, fomentando così le proteste del movimento ‘No grandi navi’ e dei residenti. A questo si aggiungerebbe pure l’ennesimo spreco di denaro pubblico.