Dal lockdown allo smart working, come si arricchiscono i vocabolari di nuove parole

La necessità del genere umano di potersi esprimere attraverso il linguaggio, fa sì che ogni nuova esperienza di vita porti alla creazione e all’utilizzo di nuove parole . Terminologie quali distanziamento sociale e smart working entrano così a far parte del nostro vocabolario, sia a livello accademico che nellla quotidianità del parlato.

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L’emergenza sanitaria ha visto il mondo intero coinvolto da una nuova drammatica esperienza di vita e ha dato forma all’utilizzo di un nuovo lessico. Nuove parole sono entrate prepotentemente nel nostro quotidiano. Parole e definizioni quali coronavirus, smart working, distanziamento sociale, lockdown, quarantena, covidiota, pandemia, sono solo alcuni tra i neologismi entrati a far parte del  nuovo trend linguistico a livello globale.

L’Accademia della Crusca

Uno dei principali punti di riferimento della ricerca sulla lingua italiana è l’Accademia della Crusca. Nata a Firenze tra il 1582 e il 1583 con lo scopo di ripulire la lingua italiana, l’Accademia della Crusca ha contribuito notevolmente all’identificazione e alla diffusione della nostra lingua.  Le attività della Crusca prevedono tuttora un rapporto di  collaborazione continua con le Università e la ricerca nel campo della linguistica e della filologia italiana. E’sorprendente notare come le nuove etimologie derivate dalla pandemia che ha travolto l’umanità intera siano state inserite  nel capitolo dedicato all’elenco delle parole nuove, specificandone l’evoluzione semantica e il periodo di diffusione della parola stessa.

Le parole della pandemia

La Treccani e le nuove parole

Anche l’enciclopedia italiana per eccellenza, la Treccani, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, ha contribuito in un progetto per ragazzi delle scuole chiamato #leparolevalgono. Un breve vocabolario utile ed efficace come strumento per definire e comprendere l’uso corretto delle parole derivate  dalla diffusione del Covid-19, un’occasione per dare forma  attraverso  il lessico agli scenari presenti e passati di un’epidemia.

#leparolevalgono

La sociolinguista Vera Gheno collabora con l’Accademia della Crusca dal 2020. In un’intervista al quotidiano Wired, spiega il fenomeno dello slittamento semantico in alcuni neologismi, ovvero parole che usavamo abitualmente con un significato ne hanno assunto un altro diventato sempre più comune. Un esempio eclatante è l’aggettivo “virale” che negli ultimi anni ha identificato la massiccia presenza di un contenuto sui social network, perdendo l’utilizzo primario della parola in campo medico. Negli ultimi mesi il verbo “tamponare” ha assunto una nuova accezione della lingua come derivante dall’effettuazione di un tampone.

Anche un’espressione comune riferita ad una persona come “l’essere positiva” si veste di una nuova accezione negativa quale quella di aver contratto l’infezione.

La pandemia vista come una guerra

Un altro fenomeno che ha investito tutte le lingue del pianeta è l’utilizzo delle terminologie belliche in riferimento alla pandemia di Covid-19. Espressioni quali “al fronte”, “in prima linea”, “in trincea” riferito a medici ed infermieri sono diventate di uso comune tra i media fornendo un’accezione estremamente negativa e belligerante dell’emergenza sanitaria in corso.

La lingua registra e conserva ogni cambiamento sociale e identifica il mondo che ci circonda. Le nuove parole sono l’espressione semantica di ciò che percepiamo. La speranza è che i vocabolari nel futuro possano registrare accezioni rimandanti a situazioni un po’ meno devastanti.

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