Dal Friuli-Venezia Giulia il giovane trader finanziario Francesco Ros spiega i Bitcoin e la Blcokchain

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Siamo ritornati ad intervistare il giovane trader emergente under 25 di Travesio, provincia di Pordenone, Francesco Ros.

Francesco investe nei mercati finanziari con ottime performance da diversi anni in prodotti speculativi ad alto rischio, tra cui futures, opzioni e cfd.

Faccia a faccia con Francesco Ros, il giovanissimo trader emergente under 25

Al suo portafoglio però non ha solo questi strumenti ma si è lanciato rischiosamente anche su mercati emergenti molto volatili e di difficile comprensione Come quello delle criptovalute, salite alla cronaca nel 2017 per i prezzi esorbitanti che avevano raggiunto.

In questa intervista ci spiegherà brevemente cosa siano i Bitcoin, le criptovalute, la blockchain e perché dovrebbe interessare tutti noi dal punto di vista tecnologico.

Cos’è Bitcoin in parole semplici?

Bitcoin è una criptovaluta nata nel 2008 ad opera di Satoshi Nakamoto. Vanno però distinti i due termini Bitcoin, con la b maiuscola, che indica la tecnologia in sé, e bitcoin,con la b minuscola, che indica la criptovalute. La sua caratteristica è di essere una valuta digitale e decentralizzata, dunque non è soggetta a controlli e politiche da parte di banche centrali. Va detto che le valute digitali erano teorizzate fin dagli anni 80, sono nati poi dei progetti ma con scarso successo, fino ad arrivare alla nascita di Bitcoin. L’identità del creatore è ancora ignota, non si sa se sia uno solo oppure un intero team di sviluppatori. Bitcoin si appoggia alla tecnologia Blockchain, letteralmente catena di blocchi, la quale è in grado di validare ogni transazione che avviene su di essa. 

Come ritieni sia la Blockchain?

La blockchain ha tutte le caratteristiche per essere la tecnologia del futuro, in quanto come dicevo prima valida in modo sicuro tutte le transazioni, diciamo che svolge la funzione di notaio, con la differenza che ha maggiore affidabilità, in quanto ogni transazione non sarà mai modificabile e la validità di ogni singola transazione viene validata da tutto il network aderente a Bitcoin. Ci sono poi altre blockchain sviluppate dietro altre criptovalute quali EOS o Ethereum.

Poi ci sono progetti come Cosmos ATOM che mirano a rendere inter-operabili le blockchain. Mi spiego meglio, ad oggi si possono sviluppare le dApp (app decentralizzate), però una dApp sviluppata su una blockchain non può “parlare” (a livello informatico) con un’altra dApp sviluppata su un’altra blockchain, da qui l’esigenza di farle comunicare.

Queste tecnologie sono molto utili anche a livello aziendale su più fronti, non solo validare le transazioni ma anche per la proprietà intellettuale e proteggere i database sanitari ad esempio. Diciamo che la blockchain può divenire il “nuovo internet” solo che a differenza di quello che ora usiamo rende tutto molto sicuro e trasparente, salvo poi per determinati progetti che mirano a difendere la privacy.

Con il tempo si sono sviluppati altri progetti, diciamo che c’è stato un boom delle criptovalute, cosa ne pensi?

Io credo che solo quelle che avranno un uso nella vita reale avranno un futuro. Ad oggi ci sono più di 1500 criptovalute, circa il 90% sono fuffa, per quanto mi riguarda, diciamo che quelle che considero sono solo le prime 100 per capitalizzazione. Capita a volte che ne consideri altre ma solo a fini di breve termine giornaliero-settimanale per speculare, ma non investirei mai a lungo termine.

Quali sono allora quelle che per te avranno un futuro a lungo termine? 

Come diceva appunto, solo quelle che avranno un utilizzo reale e che sono limitate. Ad esempio di Bitcoin al mondo ce ne saranno solo 21 milioni, ora ne hanno minati circa 19 milioni.

Finiti di minare tutti non ce ne saranno più, oppure anche Litecoin, al massimo ce ne saranno 84 milioni, ora ce ne sono 63 milioni circolanti, gli altri sono ancora da minare. Queste caratteristiche sono un vantaggio perché sono monete molto utilizzate in primis, sono le prime nate sul mercato e soprattutto sono limitate, e dato che l’inflazione aumenta ogni anno ed ogni anno si stampa denaro, queste valute essendo limitate guadagneranno valore rispetto a valute come il dollaro o l’euro. 

Secondo te Bitcoin arriverà mai ai famosi 100mila dollari?

Può e non può. Mi spiego meglio. Ci sono fattori che possono inevitabilmente far aumentare il suo prezzo, come il fatto che ogni anno viene stampato denaro, facendo valere sempre meno i nostri euro ed i nostri dollari, e quindi aumentando il valore di btc, unito alla difficoltà di mining ed al futuro utilizzo. Infatti l’unità minima di bitcoin chiamata satoshi, che è quella che poi sarebbe usata per gli scambi commerciali, è strutturata in unità decimali per far valere un singolo bitcoin 100milioni di dollari.

Ovviamente per raggiungere tale cifra dovrebbe essere usato a livello globale da tutti e non dovrebbero più esistere ne euro e ne dollari, quindi è un’utopia, un sogno irrealizzabile, ma altri valori minori sono raggiungibili, considerato poi che nel 2010 valeva 0,003 dollari e nel 2017 ha raggiunto i 20mila dollari.

Di contro però potrebbe anche scendere se di colpo tutti gli Stati decidessero di vietarlo punendo penalmente il suo utilizzo e facendo chiudere a forza ogni exchange, in quel caso si, bitcoin fallirebbe inesorabilmente. Però io credo che per risollevare l’economia sia necessario un passaggio alle criptovalute, quanto meno per la protezione del risparmio, della privacy e per avere transazioni con costi minori sia per privati che per grosse società.

In che senso?

Data la rapidità tecnologica dei nostri tempi, le criptovalute assicurano scambi di denaro veloci da ogni parte del mondo a commissioni bassissime e quindi di per se minano l’attuale settore fintech, ma lo fanno in modo positivo.

Questo potrà portare a dei cambiamenti per la nostra società, e se vogliamo evitare il tanto decantato futuro crack finanziario è bene che le banche, specie quelle italiane, comincino ad offrire, come fanno già le banche svizzere, conti correnti in bitcoin o altre criptovalute. Già ora io se voglio posso andare in banca e farmi fare il conto in dollari, sterline o yen, perché allora non posso farlo anche in criptovalute?

E per i depositi?

Beh le banche possono farlo in modo autonomo oppure delegare ad un exchange, soluzione più pratica e meno costosa, come del resto possono fare i privati. Basti iscriversi ad uno di essi come privato o società e cominciare a vendere e comprare. Inoltre ricordo che gli exchange a differenza dei nostri conti correnti che spesso e volentieri ci vengono fatti pagare, sono gratis. Certo per evitare le truffe bisogna utilizzare gli exchange più grossi e seri. Va detto anche però che gli exchange essendo non regolamentati in caso di fallimento non assicurano la restituzione degli importi, quindi bisogna stare molto attenti.

Vuoi aggiungere altro?

Si, sono convinto che le criptovalute siano il futuro e gli Stati debbano incentivare il loro utilizzo ma non sviluppando proprie criptovalute e proprie blockchain in quanto è inutile e dannoso per il concetto stesso di libertà e decentralizzazione. Dovrebbero appoggiare invece quelle che già ci sono e permettere l’uso delle criptovalute già esistenti. Quelle dei singoli stati non avrebbero un mercato fisso e rischierebbero di minare l’economia globale. Molti temono bitcoin, ma esso è una riserva, il vero pericolo sono le stable-coin che stanno sviluppando per conto proprio i singoli Stati, in quanto andrebbero ad aggravare il marasma che già c’è nei mercati tradizionali. Inoltre il concetto di criptovaluta nasce dalla difesa della libertà dell’individuo.

Ora che hai detto quest’ultima cosa però avrei un’ultima domanda, la troppa libertà che bitcoin da, non è di aiuto anche alle società criminali?

Purtroppo si, ma come del resto lo sono i contanti, i paradisi fiscali, i conti off-shore, ecc. Non è pensabile di combattere la criminalità limitando la libertà del cittadino, bensì andando a combattere sul campo e nel mondo reale e non virtuale chi commette determinati reati garantendo poi la certezza della pena. Alla fin fine non è internet a creare il crimine ma persone fisiche che usano internet con cattive intenzioni.

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