Dadone: manca il rapporto tra scuola e mondo del lavoro

La scuola deve rispondere alle esigenze del mercato.

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Dadone

Purtroppo, ciò che manca, in generale, in Italia, è sotto gli occhi di tutti. Una di queste urgenze riguarda il pre-orientamento tra istituzione scolastica, e il mondo del lavoro. Ovvero il percorso che porta alla definizione della scelta del ciclo di studi in base alle nuove figure professionali. Richieste dal mercato del lavoro. “Se, per una carenza di connessione tra il mondo della scuola e il mondo del lavoro, i ragazzi non sanno quali siano le professioni ricercate è poi difficile andare a formarsi”. Ha detto Dadone. La ministra della Politiche Giovanili.

Cosa prospetta la ministra Dadone?

Pensare che la scuola possa e debba avere collegamenti col mondo del lavoro, non è soltanto un sistema pratico e contingente. Ma è soprattutto rispondere a una società sempre più dinamica e sempre più globale. Come sviluppare dunque questa sinergia ottimale? “Abbiamo chiamato a raccolta 30 Ceo“, spiega Dadone, “di alcune delle più grandi aziende italiane e internazionali. Per creare all’interno di una piattaforma web gratuita, degli spazi nei quali i grandi manager, ma non solo, possano raccontare il loro percorso di studi e le professionalità svolte nella vita. In cui possano orientare i ragazzi per capire quali sono le offerte del mondo del lavoro. E dare un’idea di quelle che sono le nuove professionalità”.


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Manca un orientamento

Nel mercato del lavoro globalizzato è sempre più importante tenere conto di due concetti che spesso sono contrapposti. Mentre andrebbero integrati, “innovazione” e “umanesimo” Da qui l’esigenza di abbattere il muro che separa la scuola con il mondo del lavoro. Ecco perché “imparare” fa e farà sempre più rima con “lavorare”. In generale, invece, la scuola comunica male con le esigenze culturali, organizzative, e scientifiche. Tecniche e produttive del Paese. Il sistema educativo deve fornire a tutti competenze e strumenti per agire nella realtà sociale, economica e politica nella quale viviamo. La ministra Dadone dice: “Penso ad esempio al fatto che le ragazze non siano spinte a scegliere le discipline STEM. Questo è anche dettato da un fattore culturale. Non sanno che nelle discipline scientifiche c’è un lato umano che molto spesso non viene valorizzato”.

Nel next generation Eu, risorse per i ragazzi

Affrontando il tema delle risorse la ministra sostiene: “Il fatto che il Next Generation Eu punti sulla transizione ecologica e sull’innovazione digitale proietta l’Italia verso il mondo dei ragazzi, quello che dobbiamo fare in più è il passaggio culturale verso le nuove organizzazioni del lavoro. Il riconoscimento di nuove professioni. Di risorse destinate ce ne sono”.