Cyber-vittime: intrappolati nella Rete

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Molto spesso, soprattutto attraverso i media , sentiamo parlare di vittime, a volte in modo troppo superficiale e generale.  Il concetto di vittimizzazione criminale non conosce limiti.  Chiunque, ovunque, in qualsiasi serie di circostanze può diventare una vittima di un crimine.  I primi studi infatti, fanno riferimento ai primi anni quaranta , quando il criminologo tedesco Von Henting (1948)scrisse un’opera che diventerà poi il punto di riferimento per i futuri studi vittimologici: “The criminal and his victim”. Con Von Henting (1948)infatti, l’attenzione si sposta sulla relazione o meglio sul carattere duale dell’interazione   criminale reo-vittima che diventano una coppia di attori sociali, un binomio inscindibile mentre precedentemente  l’attenzione veniva focalizzata esclusivamente sull’autore del reato, le sue responsabilità e caratteristiche(Gulotta,1976).Secondo lo studioso Christie(1986) e’possibile costruire una classificazione in base alle varie tipologie di vittime: accidentali, passive, simulatrici, consenziente, simboliche. Vi è la possibilità che la vittima stessa adegui l’immagine di sé ad uno stigma capace di confinare il soggetto all’interno di dinamiche comportamentali legate all’autoesclusione e all’isolamento , sfocianti spesso in un vittimismo lamentoso, sia che questa non sia completamente innocente e che rientri nella dinamica criminale. Lo studioso Sparks(1982)afferma come un soggetto possa contribuire al proprio ruolo di vittima in base a  determinati comportamenti che lui definisce “elementi”.

C’è inoltre una chiaro legame oggi tra tecnologia , vittimologia, e comunicazione violenta .

L’hate speech , la violenza verbale, all’interno di piattaforme social sono tra i fattori chiave che  trasformano i media e le virtual community in campi di battaglia , dove odio e linguaggio sono le armi più utilizzate : cyber-stalking e cyber-bullismo, ne sono un esempio. Sono chiare azioni criminali, dietro anonimato, che sfruttano il potenziale della Rete e che si nutrono di pregiudizi razziali, politici, sulla base dello stile di vita, delle scelte, dell’aspettofisico. «La rete non ha modificato l’essenza dei discorsi d’odio: sono sempre esistiti. Ne ha cambiato, però, la persistenza e l’amplificazione. Spesso non si sa di avere in mano uno strumento potentissimo per far circolare informazioni che restano nel tempo e producono danni reali, non virtuali» spiega Giovanni Ziccardi, docente di informatica giuridica. Ogni post, tweet in Rete , rappresenta oggi la quotidianità e quindi ogni aspetto della vita e ciò può generare invidia e trasformare un semplice utente in una cyber vittima del tutto inconsapevole .Prima le vittime erano solo le persone in vista o di una minoranza, oggi cresce l’odio interpersonale, che può colpire chiunque»aggiunge Ziccardi.

Nella vittimologia la comunicazione e la relazione ( che si trasforma poi in azione determinando quello che viene definito processo di vittimizzazione) sono due aspetti che non possono essere esclusi nell’investigazione e negli studi socio-criminologici.

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