Cucciolo di canide ritrovato in Siberia, ha più di 18000 anni

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E’ stato criomantenuto per ben 18000 anni il cucciolo di canide ritrovato perfettamente conservato nel permafrost siberiano da un gruppo di ricercatori nei pressi del fiume Indigirka, via d’acqua dell’estremo oriente russo il cui corso è interamente ubicato nella località della Sacha-Jakuzia, territorio vastissimo che fa di quest’area la più estesa unità amministrativa del mondo nonché zona ricchissima di risorse naturali minerarie, vegetali ed estremamente prolifico di animali da pelliccia.

Questo immenso paesaggio, facente governativamente capo alla città di Jakutsk, oltre che essere foriera di risorse naturali è anche un’importante area di ritrovamenti archeologici e paleontologici, ne sono la prova il Mammoth Museum, il laboratorio sotterraneo dell’Istituto Melnikov Permafrost ed il Museo storico culturale dei popoli settentrionali dello stato jakuto, nei quali sono esposti numerosi fossili di animali preistorici, in particolar modo rinoceronti e mammuth, risalenti all’era glaciale. I ghiacci perenni della taiga hanno permesso di conservare integralmente il piccolo di mammifero per tutti questi millenni senza intaccare con particolare aggressività i tessuti biologici della reliquia che sono rimasti intatti proprio per l’effetto del freddo estremo che ha impedito la proliferazione di batteri dannosi al mantenimento del corpo.

La scoperta è stata davvero sensazionale poiché, sebbene nella storia dell’archeopaleologia siano stati già trovati residui o tracce di sostanze organiche o addirittura resti di fossili biologici anche di notevoli dimensioni, si ricordano per esempio rinvenimenti di creature vissute in ere preistoriche e uno fra tutti Ötzi, l’uomo del Similaun, la cui conservazione è davvero rara per il grado di interezza biologica e anatomica mantenuta, la integrità del canide è impressionante, veramente senza pari. Gli studiosi si sono trovati di fronte a una creatura, la cui definizione risulta ancora piuttosto incerta se nell’inquadrarla nella categoria tassonomica del cane o in quella del lupo, che ad una prima impressione visiva, soprattutto dopo la pulitura dei resti, potrebbe essere deceduta da pochi giorni, talmente alto è lo stato conservativo dell’animale.

Il cucciolo pare essere addormentato, sembra a tutti gli effetti ancora vivo all’occhio di un profano ma anche di un ricercatore esperto che lo guardasse e non sapesse in che luogo è stata rinvenuta la creatura e non fosse a conoscenza delle analisi di accertamento effettuate che hanno comprovato la provenienza del piccolo di canide all’era paleolitica del magdaleniano, periodo conclusivo dell’ultima grande glaciazione. Nonostante il busto del cucciolo sia il più decomposto, dacché la gabbia toracica è esposta, si è ugualmente mantenuto in modo strabiliante, per non parlare del muso in cui si possono ancora contare i baffi e le ciglia, i denti paiono nuovi. Quello che più colpisce è come, oltre lo scheletro, tutti i tessuti molli, quali bocca, naso e carni, le prime parti a denaturarsi, non abbiano perso il vigore e la consistenza originaria.

Le spoglie sono così folte di pelo che dalle immagini di repertorio pare ancora gonfio e soffice come al tempo della sua giovane e breve vita, che arrivare a considerare la povera bestiola un peluche sarà certo assimilabile una svista o un’illusione perdonabile. Saranno da svolgere ancora molte ricerche prima di avere un quadro più dettagliato della razza, che può appartenere ad una specie sconosciuta o meno, e dei motivi della morte, infatti seppure gli scienziati abbiano dedotto che l’animale avesse meno di due mesi quando è deceduto, non risulta ancora chiaro cosa abbia ucciso il cucciolo o per quali motivi sia morto. Certamente, quindi, non si è completamente all’oscuro dell’età del canide e nemmeno del sesso, si tratta infatti di un maschio, elementi desumibili dalla fisionomia del cucciolo, dalla sua struttura e dall’arcata mandibolare, fonti essenziali che hanno permesso ai ricercatori di accreditare una prima e relativamente facile mappatura dei resti, altrimenti ancora più complessa se non impossibile con queste modalità e con queste tempistiche e precisione se lo stato di conservazione non fosse stato così alto. Ad aiutare ulteriormente gli studiosi nella datazione del reperto è stata la fondamentale tecnica del radiocarbonio che ha permesso di fissare con attendibilità l’età della creatura al momento della morte e al periodo dal quale essa risale.

Il canide siberiano potrebbe trattarsi, perciò, del cane più vecchio e meglio conservato mai scoperto nella storia della paleontologia. Rimane però un dubbio, se l’animale, soprannominato Dogor, che in lingua jakuta significa “amico”, sia un cane o un lupo, infatti, come afferma in una dichiarazione rilasciata alla CNN Dave Stanton, uno dei ricercatori conduttori dello studio del Centre of Paleogenetics of Stockholm (Centro di Paleogenetica di Stoccolma), la difficoltà a chiarire se i resti ritrovati appartengano ad una determinata razza piuttosto che all’altra nasce dal problema del sequenziamento del DNA, il quale non è riuscito a svelare la specie, ciò significa che l’animale potrebbe derivare da una popolazione che è un antenato comune sia dei lupi che dei cani.

Quest’ultima ipotesi è molto probabile anche secondo il collega Love Dalén il quale, dopo aver comunque considerato la possibilità che nell’antichità il luogo del ritrovamento era un’area in cui l’uomo ha iniziato ad addomesticare i cani, commenta:

“Quando abbiamo scoperto che il corpo del cucciolo aveva 18000 anni, è stato incredibile. È un periodo interessante, in cui pensiamo stessero avendo luogo modifiche genetiche tra lupi e cani. […] Non possiamo distinguerlo da un moderno lupo o da un lupo o un cane del Pleistocene, perché il periodo del ritrovamento corrisponde a quello di divergenza delle due famiglie di canidi”

Per gli scienziati, l’animale potrebbe essere quindi un ibrido filogenetico tra il cane e un lupo, specie che si è evoluta come nicchia a sé stante. I ricercatori continueranno le indagini nella speranza di saperne di più sull’ancora insondata specie canoide di cui Dogor è il degno rappresentante.

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