16 ottobre 2009, Stazione Tor Sapienza, chiamata ricevuta al 118

“Abbiamo un detenuto che sta male, dice che ha attacchi di epilessia, ha tremori, non riesce a muoversi”: le parole del carabiniere all’interlocutore telefonico. Si riferisce a Stefano Cucchi, ne riporta la data di nascita, omettendo di riferire il nome. La chiamata è partita dalla Stazione Tor Sapienza, dove il ragazzo era stato detenuto successivamente al pestaggio alla caserma Casilina. L’interlocutore chiede se l’uomo sembra essere tranquillo:  «Tranquillissimo – risponde il carabiniere – ha solo ste cose, fisicamente sta male di suo ma non ha i sintomi dell’epilessia». Il file audio, pubblicato dall’Ansa, è stato depositato dal pm Giovanni Musarò al processo.

Il luogotenente protagonista dell’intercettazione è Massimiliano Colombo, il quale si scaglia con il tenente colonnello Francesco Cavallo, numero due dei Carabinieri di Roma nell’ottobre del 2009 (nel registro degli indagati), il quale ha modificato le note riguardo lo stato di salute di Cucchi. La procura di Roma ha ora depositato quest’ultima prova nell’inchiesta sul falso. Cavallo, la cui situazione era già in bilico per l’accertata richiesta di modifica da lui compiuta sulle annotazioni riguardo il 31enne, vacilla ulteriormente, avendo contribuito in maniera concreta, attraverso questo gesto, ad infangare prove schiaccianti di un’azione che, dunque, ritiene egli stesso illecita e vergognosa.

REGISTRAZIONE DELLA CHIAMATA

D’altro canto vi sono le parole di Matteo Salvini

Egli si posiziona in difesa dell’Arma, non giustificando l’atto compiuto sul geometra, ma elogiando l’Arma dei Carabinieri, che non deve essere in alcun modo posta in cattiva luce dal Caso Cucchi. «Il lavoro dei Carabinieri del GIS non è solo una professione ma una missione. Ho portato mio rispetto e mio grazie per la professionalità, la fedeltà e lo spirito di sacrificio con cui proteggono gli italiani dal terrorismo e dalle minacce criminali, in patria e all’estero»: le parole che compaiono sul profilo Twitter del Ministro dopo la festa per i 40 anni del Gis.

Ora in diretta dalla caserma dei Carabinieri Salvo D’Acquisto di Roma, alla cerimonia per i 40 anni di fondazione del Gruppo Intervento Speciale (GIS). Seguitemi!

Pubblicato da Matteo Salvini su Venerdì 26 ottobre 2018

 

«I carabinieri meritano rispetto nessuno potrà mettere in dubbio il vostro onore, la vostra fedeltà e la vostra lealtà». E’ chiaro dunque lo schieramento di Salvini: accanto al generale dei Carabinieri Giovanni Nistri, il quale ha colto l’occasione per difendere a spada tratta l’Arma e l’integrità di questa istituzione:  «L’Arma si deve ricordare che è nella virtù dei 110mila uomini che ogni giorno lavorano per i cittadini che abbiamo tratto, traiamo e trarremo sempre la forza per continuare a servire le istituzioni; 110mila uomini che sono molti ma molti di più dei pochi che possono dimenticare la strada della virtù».

Matteo Salvini sembra riprendere un discorso che aveva già cominciato tempo fa, quando però si oppose completamente ad Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, la quale pubblicò su Facebook la foto del carabiniere-assassino. Alla Zanzara egli disse: “In Italia c’è un’aula intitolata a Carlo Giuliani, uno che è morto mentre attaccava con un estintore una camionetta delle forze dell’ordine. Ci sarà un 1% di quelli che portano la divisa che sbagliano e devono pagare. Anzi devono pagare doppio. Ma io sto sempre con polizia e carabinieri. La sorella di Cucchi si dovrebbe vergognare per quanto mi riguarda”. Frasi che confermano ulteriormente la sua propensione alla difesa dell’Arma. “Queste non sono puttanate. – aggiunge- Sapete quanti sui social network mi minacciano di morte? Io me ne frego e mi faccio una risata e vado oltre. Però, visto che di menti labili in Italia purtroppo ce ne sono tante, additare un uomo delle forze dell’ordine al pubblico massacro mi sembra demenziale”. Un lessico forte, sopratutto per un rappresentante di Stato, in commento ad un post che tuttavia risale al 5 gennaio 2016, quando il Caso Cucchi era ancora assorto nel mistero più profondo.

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