Proteste a Cuba: il diritto della libertà d’espressione

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Proteste a Cuba
Proteste a Cuba per il diritto di libertà d'espressione

La libertà d’espressione è un diritto umano fondamentale che in molti paesi insieme ad altre grandi mancanze rappresenta spesso problemi. A Cuba, dove la libertà d’espressione è un tema delicato e controverso, sono però rare le proteste per manifestare contro questo diritto ma proprio in questi giorni L’Avana è stata teatro di una di esse.

Proteste a Cuba, perché?

Venerdì 27 novembre a L’Avana capitale di Cuba, circa 200 artisti hanno manifestato fuori dal ministero della Cultura. Una rara protesta contro la libertà d’espressione, sostenuta da figure del cinema cubano. La manifestazione è avvenuta inseguito all’espulsione di 14 artisti che il giorno precedente protestavano nei locali del centro storico. Le autorità hanno dichiarato che lo sgombero dei manifestanti del movimento San Isidro era necessario a causa dei protocolli Covid-19.

Come si sono svolte le proteste a Cuba

Il movimento dei 14 manifestanti espulsi dai locali aveva ottenuto una significativa attenzione. Questi infatti, protestavano da 10 giorni con 6 di loro in sciopero della fame. Il gruppo al di fuori del ministero della cultura invece ha chiesto un “dialogo” aspettando l’incontro tra i rappresentanti e il vice ministro Fernando Rojas. Queste proteste a Cuba sono rare perché spesso non viene dato il permesso per protestare. In questo caso la polizia ha sorvegliato la manifestazione ma senza intervenire.

I movimenti e gli attivisiti

Il movimento San Isidro aveva chiesto il rilascio di un rapper membro del gruppo arrestato il 9 novembre e condannato a 8 mesi di carcere per oltraggio. Dopo il raid nei locali, i 14 membri del gruppo sono stati sottoposti al tampone per il Covid-19 e invitati a tornare a casa. Due di loro rifiutandosi di tornare a casa sono stati arrestati nuovamente. L’elenco delle richieste dei manifestanti di venerdì infatti includeva anche informazioni sul luogo di detenzione dei due attivisti e il rilascio del rapper. “Questa è diventata una situazione politica, non abbiamo molta fiducia ma sentiamo che è un obbligo” ha dichiarato l’attivista Michel Matos.

L’appoggio di registi e organizzazioni

Il noto attore e regista Jorge Perugorria accompagnato da Fernando Perez, schierandosi in prima fila ha detto ai manifestanti: “E’ tempo di dialogare e credo che voi giovani dobbiate ascoltare“. Amnesty International, l’organizzazione impiegata nella difesa dei diritti umani, ha chiesto il rilascio dei due manifestanti definendoli “prigionieri di coscienza, imprigionati a causa delle loro consapevoli convinzioni“.

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