I resti ossei, appartenenti a militari italiani della X mas impegnati contro le truppe del maresciallo Tito, risalgono al 1945 e sono stati ritrovati in una fossa comune a Ossero.

Appartengono ad alcuni soldati italiani appartenenti alla flottiglia X Mas i resti rinvenuti in una fossa comune in Croazia. L’annuncio, dato dalla FederEsuli, si inserisce nel contesto dell’accordo di Zagabria del 6 maggio 2000, con il quale Italia e Croazia si sono impegnati a creare una commissione con lo scopo di ritrovare i resti dei migliaia di soldati italiani caduti nella ex Jugoslavia per mano dei partigiani di Tito dopo il 1945. 

Ossero ha una settantina di abitanti ed è una frazione del comune di Lussinpiccolo, un piccolo istmo nel mare Adriatico in prossimità delle coste croate. Durante la seconda guerra mondiale è stato teatro di alcune operazioni militari che hanno coinvolto le forze italiane e i partigiani jugoslavi. Fu proprio in questa località che una trentina di soldati italiani, che si erano appena arresi agli Jugoslavi, furono trucidati e gettati nella fossa comune, appositamente scavata. Già nel 2008, l’Associazione degli esuli Istriani, Friulani e Dalmati, che da sempre ha il compito di tutelare la storia e le usanze dei popoli giuliano dalmati, aveva posto una lapide nel punto in cui in questi giorni sono state rinvenute le ossa.

 La flottiglia X Mas

La X flottiglia Mas fu costituita nel 1944 come corpo militare della Repubblica Sociale Italiana. Il suo comandante, il principe Junio Valerio Borghese, che nel 1970 sarà uno degli autori di un fallito golpe contro lo stato italiano, dopo l’armistizio di Cassibile, collaborò con le truppe tedesche per cercare di contrastare i soldati alleati che volevano porre fine all’occupazione tedesca del belpaese. Una parte dei soldati venne inviata in Jugoslavia a combattere contro l’avanzata delle truppe del Maresciallo Tito che volevano liberare i Balcani dall’ occupazione nazi-fascista. Dopo un anno di azioni e operazioni contro i movimenti di resistenza in tutto il territorio nazionale utilizzando anche metodi violenti e macchiandosi anche di crimini di guerra, la X flottiglia si arrese al CLN (Comitato di liberazione nazionale) il 26 aprile 1945. Durante l’anno di attività più di 600 soldati della flottiglia hanno perso la vita durante i combattimenti sia sul fronte italiano che su quello Jugoslavo.

La foiba di Monrupino

Non solo Ossero: gli infoibati di Castua e la ricerca di altre fosse comuni

Nell’ampia letteratura sugli avvenimenti che seguirono l’armistizio di Cassibile, lo sbarco degli alleati ad Anzio e i primi periodi del dopoguerra, troviamo molte informazioni che riguardano l’esodo dei popoli dell’Istria e della Dalmazia. In particolare negli ultimi tre decenni, gran parte della storiografia si è occupata di ricostruire alcuni fatti avvenuti nell’attuale Jugoslavia durante la seconda guerra mondiale e soprattutto nel primo anno del dopoguerra. La scoperta degli eccidi verso gli Italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia hanno indotto il governo italiano con legge del 2004 a istituire la “Giornata della Memoria”, celebrata il 10 Febbraio di ogni anno.

L’interesse dello stato italiano e la riscoperta da parte degli storici di questa pagina nera della storia recente del nostro paese, ha portato all’accordo del 2000 e alla costituzione della commissione mista Italia-Jugoslavia per la ricerca dei resti degli italiani caduti durante e dopo il conflitto nella regione balcanica.

La lapide che ricorda il sacrificio di 97 finanzieri italiani trucidati nella foiba di Basovizza

Dal 2000 ad oggi sono stati molti i ritrovamenti di resti di italiani caduti nelle zone della ex Jugoslavia, tutti erano in fosse comuni o foibe. Il 7 luglio 2018 sono terminati alcuni scavi nel territorio comunale di Castua, a poco più di 10 chilometri dalla città di Fiume. I resti trovati nella fossa (profonda tre metri e ricoperta di terra e sassi), appartengono a 7 italiani, tra cui il senatore fiumano Riccardo Gigante dei quali non si ebbero più notizie dall’inizio di maggio del 1945. La foiba fu individuata nel 1992 grazie alle informazioni di un parroco della zona. Nel settembre scorso le spoglie sono state riportate in Italia per dare loro una degna sepoltura.

E’ ancora difficile stabilire il numero preciso degli Italiani trucidati dai partigiani di Tito o uccisi e gettati nelle foibe, in quanto non tutte le fosse sono state ritrovate. Secondo alcuni storici il numero delle vittime sarebbe compreso tra i 6.000 e i 15.000 (De Gasperi parlò di circa 7.500 persone trucidate).

Dunque, una storia tutta da scrivere, una storia che anche nei prossimi anni, visto l’accordo di collaborazione tra Italia e Croazia e l’impegno della FederEsuli, porterà purtroppo alla scoperta di nuove foibe che aggiungeranno pezzi al grande puzzel di ciò che avvenne nella ex Jugoslavia contro gli italiani.

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