“Quel che sta accadendo non è un gioco, non è Risiko in cui uno si diverte a fare il duro con l’altro. Le parole hanno un peso”. Questo, in sintesi, il chiaro pensiero espresso da Luigi Di Maio in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera sul delicato tema migranti che, considerando la guerra attualmente in corso in Libia, rischia di diventare un’emergenza di ancor più grandi proporzioni nei prossimi giorni. Il vicepremier del Movimento 5 Stelle ha anche parlato della misura relativa alla chiusura dei porti varata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, affermando che non può essere questa la soluzione definitiva.

Il vicepremier campano, infatti, dopo aver riconosciuto che in determinate circostanze la decisione di chiudere i porti può risultare efficace, ha anche aggiunto che si tratta di un provvedimento “occasionale” che, alla lunga, non potrà più risultare sufficiente. Il ministro del Lavoro, infatti, prevedendo una intensificazione della crisi legata agli sbarchi dei migranti causata soprattutto dagli scontri armati che si stanno verificando in Libia, è convinto che sia necessario intervenire con misure ad ampio raggio, e a tal proposito ha chiamato in causa il responsabile del Viminale, Salvini, invitandolo a contattare il primo ministro ungherese Orban per convincerlo ad accettare una volta per tutte “le sue quote di migranti”.

Di Maio invita Salvini a chiarirsi con Orban.

Proseguendo nelle sue affermazioni, Di Maio ha detto che spesso sente parlare di sovranismo, ma dal canto suo ritiene che sia troppo comodo comportarsi da sovranisti “con le frontiere italiane”, e questo atteggiamento lo lascia piuttosto perplesso. Del resto, per il vicepremier pentastellato sono piuttosto incoerenti coloro che cercano e sottoscrivono intese con quelle forze politiche che puntualmente, di fronte alla realtà dei fatti, voltano le spalle all’Italia.

“C’è una crisi in corso”, ha dichiarato seccamente il ministro del Lavoro, ricordando che il governo sta tenendo sotto controllo la situazione tutti i giorni, con l’obiettivo primario di garantire piena sicurezza ai cittadini, ma anche alle aziende italiane e ai militari che in questi giorni stanno fornendo un supporto eccezionale alla popolazione libica. Ed è proprio quando ci sono queste emergenze che si deve lavorare ed intervenire con pieno senso di responsabilità, giacché quanto si sta verificando a Tripoli e dintorni non è affatto un gioco.

Il discorso è poi scivolato sui rapporti fra Italia e Francia, teatro qualche mese fa di tensioni e accuse reciproche proprio sulla questione migranti. Nello specifico, a Di Maio è stato chiesto di esprimere il proprio punto di vista sull’eventualità che il governo transalpino decida di adottare una linea autonoma per la gestione del “caso Libia”. L’esponente del M5S non ha esitato nel definire la Francia un “Paese amico” con il quale c’è un confronto costante e schietto, e dal quale si aspetta un comportamento sempre improntato sulla coerenza e correttezza.

Per Di Maio la Francia è un Paese amico.

Il vicepremier ha detto che secondo lui l’obiettivo da perseguire in Libia è quello di arrivare ad una “riconciliazione nazionale” che sia tutta interna allo Stato nordafricano, senza ingerenze esterne, se non rivolte al raggiungimento della pace. Dunque, per Luigi Di Maio: “La soluzione in Libia non è l’uso della forza. Non è un altro intervento militare”.

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