Crisi M5s: Di Maio è una “stella cadente”?

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Crisi M5s

Aria di crisi nel M5s. Ora tutta l’attenzione è calamitata a capire se il Movimento chiuderà la porta in faccia a Luigi Di Maio. Per il momento resta congelata un’eventuale espulsione del ministro degli Esteri. E’ quanto deciso nella riunione notturna del consiglio nazionale del Movimento per discutere delle critiche di Di Maio al no all’invio delle armi in Ucraina.

Crisi M5s: Di Maio é una “stella cadente”?

Il caso Di Maio rischia di far implodere il Movimento? Ripercorrendone la storia e l’evoluzione e mettendone in luce i tratti distintivi, che avrebbero dovuto rappresentarne i punti di forza, il buon Luigi ha finito col dimostrare che il fallimento a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi non fosse altro che l’epilogo preannunciato di un esperimento. Che ha sempre avuto molto di emotivo e poco di politico. Alimentando l’immagine di un Movimento poco coeso. Ma non è forse proprio il contrasto, il rischio insito nel costruire un gruppo che trova il proprio elemento identificativo nella protesta? Non è forse la mancanza di coesione, la conseguenza del non basarsi su un’idea o un progetto comunque, quanto sulla mera protesta, sulla critica sterile e incondizionata? Nella folle corsa verso le proprie ambizioni, il Movimento ha perso la rotta e una buona fetta dell’elettorato. E l’eventuale espulsione di Di Maio è l’inevitabile presa di coscienza di un declino che sembra difficile da fermare. Proprio perché frutto del DNA stesso del Movimento. Un declino ancora più esplicito all’esito degli ultimi risultati elettorali.


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“Generale queste cinque stelle”

Se De Gregori avesse scritto oggi questo bellissimo brano, questa frase sarebbe suonata sicuramente come una sottile, ma fortissima provocazione. Il Movimento risulta essere non un rivoluzionario, ma un conservatore. Non è il nuovo che avanza, ma è il decrepito che ritorna. E’ la versione deformata e incarognita della brutta politica che dice di combattere, e che invece nella realtà lo alimenta e nella quale si riconosce come in uno specchio. Tuttavia a scompigliare le carte è arrivata la crisi dovuta all’aggressione della Russia contro l’Ucraina. Proprio quando da diversi versanti, dentro e a fianco della coalizione governativa, si stava lavorando per “ridimensionare” Draghi. Non è un caso che i partiti situati alle estremità della maggioranza di governo stiano attraversando un periodo molto difficile. Conte ha dovuto alzare i toni sulle spese militari. Invocando un forte scostamento di bilancio per annullare l’aumento dei prodotti energetici. Mentre Salvini, punta su un altro versante. Si sta battendo sul fisco e sul catasto. Fatto è che Di Maio gioca al meglio il jolly che ha pescato dal mazzo della vita. Riuscendo in poco tempo a salire velocemente la scala sociale ed economica del Paese. In una nota risponde all’attacco che sta ricevendo dai vertici del suo partito. E dice: “I dirigenti della prima forza politica in Parlamento, invece di fare autocritica, decidono di fare due cose: attaccare, con odio e livore, il Ministro degli Esteri e portare avanti posizioni che mettono in difficoltà il Governo in sede Ue. Definendo quello dei leader del partito “un atteggiamento poco maturo“.