Crisi in Libano: sale l’allarme per la “protracted crisis”

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crisi in libano

La crisi in Libano raggiunge livelli senza precedenti. O meglio la protracted crisis, come viene definita. Da anni il Paese è paralizzato. Ora, al collasso. A partire dal 2019, il tracollo economico e finanziario si è intrecciato a doppio filo con un vuoto politico. Il che ha portato uno dei Paesi più ricchi del MENA alla bancarotta. Ma come è potuto succedere? E com’è la situazione ora?

Com’è la crisi in Libano?

No news, good news. Così dicono gli inglesi. Questo adagio però non vale per il Libano. In effetti, è trascorsa un’altra settimana senza che nel Paese dei cedri la classe politica abbia adottato provvedimenti. Qui, nulla è cambiato. Se non in peggio. “Siamo sull’orlo di un’esplosione sociale”. Questo è quanto si è limitato a dire il primo ministro ad interim libanese, Hassan Diab. Eppure, lui stesso avrebbe voluto lasciare. Nonostante si sia dimesso oltre un anno fa, a seguito dell’esplosione che distrusse il porto di Beirut nell’agosto 2020, nessun candidato ha accettato di prenderne il posto. Nolente, Diab è rimasto al potere. Ciò che il Premier dovrebbe affrontare è un Paese in preda alla disperazione.

Le cause

In appena due anni, la lira libanese ha perso il 90% del suo valore. Ancora, mancano carburante ed elettricità. Oltre al cibo, che scarseggia per almeno i tre quarti delle famiglie. In questo stesso periodo, il debito pubblico ha superato il 100% del PIL. Tanto che si attesta attorno al 180%. Mentre dal 2018 la capitale libanese è attanagliata dalla recessione, che ha dilapidato il 40% del reddito pro capite. Una situazione solo aggravata dalla pandemia. A marzo 2020, il Paese dei cedri ha dichiarato bancarotta. Si è trattata della prima volta dalla sua fondazione. Tanto che la Banca mondiale considera la crisi economica in Libano come la terza più grave su scala mondiale. Dal 1850 a oggi.


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Crisi in Libano: la popolazione

Dunque, non sorprende se una popolazione di quasi 7 milioni di persone sia esasperata. E protesti. Pertanto, le città libanesi principali contano ormai una presenza in pianta stabile dell’esercito. In questo senso, un termometro del grado dell’intolleranza crescente è dato dall’incremento degli incendi dolosi a danno dei campi profughi. I quali ospitano non solo le famiglie siriane, ma anche i lavoratori stagionali. La maggior parte dei quali appiccati da cittadini libanesi. Ad esempio, questo era successo il 27 dicembre scorso nel Distretto di Minyeh, a Nord del Libano.

Bruciano i campi

Lì, un campo che accoglieva un centinaio di famiglie siriane e alcuni lavoratori era stato dato alle fiamme. Proprio l’accumulo di stipendi non pagati avrebbe spinto un datore di lavoro libanese ad appiccare il fuoco. Lo riporta Operazione Colomba, l’organizzazione non violenta della Comunità Papa Giovanni XXIII. La quale dal 2014 assiste i profughi siriani, anche denunciando le numerose violazioni dei diritti umani.


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Crisi in Libano: dove sono le risorse?

D’altronde, il Libano è il Paese con il più elevato numero di rifugiati pro capite. Dei circa 7 milioni di sfollati siriani, si stima che almeno 1 milione e mezzo sia rifugiato in Libano. Il tutto mentre il Paese affronta ogni giorno le difficoltà dovute alla mancanza di carburante. Quindi di acqua e di elettricità. In effetti, la mancanza di gasolio ha determinato la chiusura delle centrali principali del Paese, che è piombato in un black-out quasi totale. Difatti, la gran parte dei libanesi non riceve più di due ore di elettricità al giorno. Per questo si sono riversati nelle stazioni di servizio, provocando disordini. Del resto, le ripercussioni della mancanza di energia e carburante si rifletteranno sul sistema sanitario nazionale. Visto che l’elettricità è fondamentale per il funzionamento delle apparecchiature mediche.

Quando un Paese si ferma

Proprio ieri, Edl (Electricite Du Liban) ha annunciato lo stop degli impianti di Deir Ammar e Zahrani. I quali, insieme, forniscono circa il 40% dell’elettricità a livello nazionale. Mentre nella città di Zahle, a Est del Libano, le autorità hanno chiesto agli abitanti di ridurre i consumi al minimo. Difatti, hanno precisato che “la fornitura di energia è stata tagliata nel Paese a tempo indefinito“. Una richiesta condivisa dalla North Lebanon Water Company, che ha proclamato “uno stato di grande emergenza“. A ben vedere, la mancanza di valuta forte (straniera) complicherà gli stessi approvvigionamenti. Difatti, dalla settimana scorsa due petroliere cariche di carburante sono in attesa in un porto libanese.

35 per cento

Tuttavia, i comandanti hanno informato le autorità che scaricheranno la fornitura nel momento in cui i conti verranno saldati. Nel frattempo, l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio e i loro alleati discutono dell’opportunità di aumentare o meno l’offerta di barili di greggio sul mercato, per fermare l’aumento dei prezzi. Al momento a 75 dollari al barile. Ma non finisce qui. Mentre negli Stati Uniti i prezzi della benzina sono ai massimi livelli dagli ultimi sette anni, in Libano i prezzi del carburante sono aumentati del 35 per cento questa settimana. Non solo. I cittadini devono aspettare in fila per ore prima di rifornirsi di carburante. A peggiorare la situazione è la revoca dei sussidi sulla benzina decisa dal ministro dell’Energia libanese.


La carezza del Papa al Libano che sprofonda nella crisi


In Libano tra crisi e ricatti

In aggiunta, negli ultimi mesi l’iperinflazione ha triplicato i prezzi dei generi alimentari. Al contrario del salario minimo, che è rimasto stabile. A 50 dollari. Per di più, nelle farmacie libanesi scarseggiano i medicinali per cui molte sono in sciopero. A tal proposito, un comunicato dell’associazione degli importatori di prodotti farmaceutici riferiva che “le importazioni di medicinali si sono quasi completamente fermate nell’ultimo mese“. Mentre “Le scorte delle aziende di importazione di centinaia di farmaci per il trattamento di malattie croniche e incurabili si sono esaurite“. “E altre centinaia si esauriranno fino a luglio se non possiamo riprendere le importazioni il prima possibile“.

Abbandonati

Da parte sua, il sindacato ha affermato che la banca centrale non ha rilasciato i finanziamenti promessi per pagare i fornitori all’estero. Si parla di una cifra che supera i 600 milioni di dollari da dicembre. Nel frattempo, nemmeno gli importatori possono aprire nuove linee di credito. Il responsabile del sindacato, Karim Gebara, ha detto all’agenzia di stampa AFP che alcuni farmaci sono già esauriti. Tra cui quelli per curare malattie cardiache, ipertensione, diabete, cancro e sclerosi multipla. Se non si interviene al più presto “la situazione diverrà catastrofica entro la fine di luglio”. Il che priverà “centinaia di migliaia di pazienti” dei loro farmaci.


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Crisi in Libano: prospettive

Insomma, il default economico del Libano ha fatto precipitare almeno metà della popolazione nella povertà. Intanto, il WFP (World Food Programme) delle Nazioni Unite riferisce che i prezzi medi della farina di grano in Libano sono aumentati del 219 per cento su base annua. A fronte di un aumento medio dei prezzi mondiali di circa il 34 per cento. Come spiega Arif Husain, il capo economista del WFP, “I prezzi elevati del cibo saranno il nuovo migliore amico della fame“. Basti pensare che, quest’anno, l’insicurezza alimentare acuta è aumentata del 40%. In questo contesto, il cambiamento climatico e la desertificazione faranno il resto.

La dichiarazione

Soprattutto, aggraveranno oltre misura le difficoltà in cui versa il Libano. “I libanesi stanno affrontando questo oscuro destino da soli“, ha denunciato il Premier libanese Diab. A riportare le sue parole è Al Jazeera. In particolare, il Primo ministro ha incontrato ambasciatori e rappresentanti delle missioni diplomatiche a Beirut. Dal canto suo, Diab ha esortato le nazioni amiche a continuare a inviare aiuti. Nonostante non si sia formato un nuovo esecutivo. In cambio, il Leader ha promesso riforme strutturali per rimediare alla corruzione dilagante in Libano, che “minaccia per la vita dei libanesi“. Nonché la stabilità del Paese dei cedri.


https://twitter.com/grandserail/status/1412317111574274048?s=20

Traduzione. “Diab durante la riunione degli ambasciatori: mentre ci riuniamo qui, le strade del Libano sono piene di macchine in coda davanti alle stazioni di servizio. E ci sono persone che cercano nelle farmacie medicine e un barattolo di latte in polvere. All’interno delle proprie case, i libanesi vivono senza elettricità”.


Libano: indispensabili riforme per uscire dalla crisi


C’é soluzione?

Faccio appello attraverso di voi ai re, principi, presidenti e leader di paesi fratelli e amici, e invito le Nazioni Unite e tutti gli organismi internazionali, la comunità internazionale e l’opinione pubblica mondiale ad aiutare a salvare i libanesi dalla morte e a prevenire la fine del Libano”, ha detto Diab ai diplomatici. Dopodiché, il Premier ha lasciato intendere che solo un nuovo governo potrebbe riavviare i colloqui con il Fondo monetario internazionale (FMI). “Questo governo non ha il diritto di riprendere i negoziati con l’FMI per attuare il piano di risanamento stabilito dal governo, poiché ciò comporta obblighi per il prossimo governo che potrebbe non approvare“, ha precisato.

Crisi in Libano: un occhio esterno

Una risposta alle accuse del capo della politica estera dell’Unione europea, che il mese scorso ha definito i politici in Libano come i soli responsabili della crisi politica ed economica. Oltre a minacciarli di sanzioni qualora continuino ad ostacolare i progressi per formare un nuovo governo e attuare le riforme. Secondo la corrispondente di Al Jazeera, Zeina Khodr, la classe politica libanese farebbe fallire l’economia perché impantanata in una lotta di potere senza via d’uscita. “Questi politici stanno incolpando la comunità internazionale di chiedere che si formi un governo che sia in grado e disposto a realizzare riforme finanziarie e amministrative, nonché a combattere la corruzione, prima di sbloccare l’assistenza finanziaria“, ha riferito Khodr.