È scattata ormai ufficialmente la crisi di governo destinata a porre fine all’esecutivo guidato dal premier Giuseppe Conte e basato sulla maggioranza Lega-Movimento 5 Stelle. La rottura dell’alleanza tra i partiti dei due vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, inevitabilmente ha aperto una serie di interrogativi su quelle che saranno le decisioni da prendere nei prossimi mesi (al momento la strada che porta alle elezioni anticipate sembra la favorita) ma anche sulle ripercussioni che dovrebbe avere sulle famiglie di contribuenti e sulla sfera economico-finanziaria.

Governo: Salvini apre la crisi

Su tutti, infatti, è tornato alla ribalta il problema relativo al doppio aumento dell’Iva che dovrebbe scattare a partire dal 1° gennaio 2020. Tenendo conto dell’attuale Legge di Bilancio, in mancanza di interventi concreti e nuovi regolamenti l’aliquota ordinaria farà un ulteriore balzo in avanti dal 22% al 25,2%, mentre quella ridotta andrà incontro ad un incremento dal 10% al 13%. Da un’analisi effettuata dal quotidiano Il Sole 24 Ore si evince che questa contingenza andrebbe a gravare sul bilancio delle famiglie italiane per circa 541 euro all’anno. Scendendo nel dettaglio, si tratterebbe di sborsare 45 euro in più ogni mese a fronte di una spesa media di 1.982 euro.

Questo problema è figlio della scelta effettuata dal Governo Conte lo scorso dicembre, quando è stato comunicato che si sarebbe tornati sul tema-Iva in un secondo momento. In questi mesi però, nonostante le varie forze politiche abbiano sempre sottolineato che bisognerà fare di tutto per evitare questo cospicuo rincaro, non è stato fatto nulla di concreto. Adesso, dunque, con la crisi di governo in atto, l’intera vicenda risulta in bilico e in sospeso, mentre gli ormai ex alleati Lega e M5S si lanciano accuse a vicenda su quelle che sarebbero le reali responsabilità dell’altro, cominciando già a fare il gioco di una campagna elettorale in anticipo.

Crisi di Governo: si va verso doppio rincaro Iva.

Non si può negare che si tratta di una questione a dir poco delicata e spinosa: attualmente il rialzo dell’Iva viene stimato a circa 23,1 miliardi di euro soltanto per il 2020 (non contando dunque quanto dovrebbe accadere nell’anno successivo), e per cercare di bloccarlo sarebbe necessario intervenire su altri comparti, andando ad esempio ad aumentare alcune tasse, a tagliare determinate spese o ad ampliare il deficit. Di conseguenza, questi interventi potrebbero incontrare ancora una volta l’opposizione della Commissione Europea, rendendo ancor di più tesi i rapporti tra le parti.

Per i contribuenti italiani c’è ben poco da sperare anche in quello che sarà il prossimo governo. Infatti, seguendo l’iter parlamentare e il calendario ufficiale che si apre in caso di crisi di governo, è praticamente impossibile che la prossima maggioranza possa agire in tempo per frenare l’incremento dell’Iva.

Crisi di Governo e doppio aumento Iva: quanto costerà agli italiani

Il Sole 24 Ore ha fatto una prima stima di quelle che dovrebbero essere le zone e le regioni del nostro Paese su cui andrebbe maggiormente a gravare il doppio rincaro dell’Iva. La previsione è stata fatta tenendo conto soprattutto dell’ultimo rapporto dell’Istat sui consumi delle famiglie italiane nel 2018.

Stando a questi dati e ad un confronto con quanto potrebbe accadere a fronte di un’Iva maggiorata, le regioni che dovrebbero ritrovarsi a subire di più gli effetti dei rincari sarebbero quelle settentrionali. Tra quelle destinate a pagare di più ci sarebbero le famiglie di Bolzano con 681 euro in più ogni anno, quelle della Valle d’Aosta con 660 euro e in terza posizione i contribuenti della Lombardia a quota 648 euro. Andrebbe leggermente meglio, invece, al Mezzogiorno della penisola, con un carico fiscale che sarebbe meno gravoso per la Sicilia (432 euro ogni 12 mesi), la Puglia (431 euro) e la Calabria (405 euro).

Aumento Iva: dove si pagherà di più.

Ad ogni modo, trattandosi di Iva, i numeri riguardanti gli esborsi più cospicui sono da collegare con i volumi di spesa, e in tal caso cambierebbe poco rispetto alla statistica regionale, giacché in Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia la super-tassa va a gravare sui consumi familiari del 2,3%. Invece nell’Italia del Sud (dove c’è una maggiore incidenza dei beni rispetto all’Iva ridotta) il rialzo va a sfiorare il 2,2%.

Il molto probabile doppio aumento dell’Iva in seguito alla crisi di governo andrebbe a colpire in particolar modo i nuclei familiari formati da una coppia di adulti con due figli (circa 756 euro annuali), mentre le famiglie composte da un numero decisamente più alto di persone potrebbero essere in parte tutelate dalle economie di scala. In realtà, il corposo rialzo dell’imposta quasi certamente si abbatterà sui single dai 18 ai 34 anni che dovranno vedersela con delle uscite pari a 428 euro in più ogni anno, cifra che andrebbe a formare quasi il 2,4% del budget.

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