Crisi di governo. La crisi di CONTEnuti del M5S

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Crisi di governo.

Il M5S non voterà in Senato, la fiducia a Mario Draghi, intanto, non è chiaro, però, se sia scoppiata o meno una crisi di governo. In quanto Draghi dovrebbe continuare ad avere la maggioranza. Infatti il governo otterrà comunque il via libera sul Decreto Aiuti anche senza il M5S. Tuttavia Salvini ha detto chiaramente che nel caso il M5S non votasse la fiducia al governo Draghi, la Lega chiederebbe di tenere elezioni anticipate. 

E’ crisi di governo?

La maggioranza che sostiene il governo, non c’è più. E il premier nel pomeriggio salirà al Quirinale dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per rimettere il mandato. Tuttavia il Capo dello Stato potrebbe rimandare in Parlamento il premier e quindi potrebbe nascere un Draghi bis fino a maggio 2023. Certo che il dubbio sul fatto che Salvini voglia approfittare del momento per consolidare la propria crescita elettorale è legittimo. Certi treni passano una sola volta nella vita. E, in effetti, come Conte anche Salvini stava proprio lì, tra una moto d’acqua e un dj set in attesa di salire sul giusto vagone. Un po’ come gli immigrati che tanto disprezza. Di giorno batteva i litorali per guadagnare non soldi, ma consensi, mentre la sera tornava in stazione in attesa della giusta locomotiva. Bisognerà anche dire con chiarezza quello che in fondo tutte le persone normali sanno. E cioè mentre Di Maio ha venduto l’anima al diavolo pur di governare, Salvini non ne aveva nessuna voglia. Quando poi, si è accorto di aver mancato per un pelo quel successo pieno che era alla sua portata, e che ora lo è ancora di più, si premura di non lasciar il centro della scena al M5s. Tuonando che adesso la Lega voterà solo quello che è nell’interesse degli italiani. Una scusa per depotenziare il governo e cavalcare il populismo.

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Benzina sul fuoco

Come se ciò non bastasse Salvini e Conte sanno benissimo che chi governa oggi rischia di fare un bagno di sangue. E di essere cacciato coi forconi, soprattutto dopo aver messo assieme la scarpa della flat tax con la ciabatta del reddito di cittadinanza. Perché al di là delle sbruffonate da campagna elettorale il leader della Lega non ignora che se provi ad attuare in Italia un programma che costa dieci punti di PIL ti apri le strade del default al primo rinnovo dei titoli di stato in scadenza. Per non parlare della difficoltà del contesto interno e internazionale. Aprendo difatti il fuoco sull’Europa. In un momento specifico e circostanziato, come quello attuale. Con un attacco diretto ai meccanismi di finanziamento dell’Unione con il PNRR, e con l’apertura di un processo di ricollocazione geopolitica internazionale. In questo momento in cui l’italia si è divisa e incattivita come non mai, nel quale ha bruciato ogni residuo margine di compatibilità e di legittimazione fra cittadini, partiti e istituzioni, non si sentiva proprio il bisogno di aprire un nuovo fronte che aggiunge altra benzina al fuoco.