Crimini di guerra in Palestina: Israele sotto inchiesta ONU

Israele riuscirà a non pagare anche questa volta?

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Crimini di guerra in Palestina

L’avvio di un’inchiesta dell’ONU nei confronti d’Israele per presunti crimini di guerra in Palestina passa inosservata da molti Media Occidentali. Israele reagisce con rabbia a questa decisione delle Nazioni Unite.

Perché l’ONU indaga Israele su presunti crimini di guerra in Palestina?

La decisione segue gli undici giorni di combattimenti all’inizio del mese tra Israele e i militanti a Gaza. Confronto il quale è considerato sproporzionato, che ha fatto più di 250 morti, la maggior parte dei quali palestinesi, compresi più di 60 bambini. L’ex primo ministro israeliano Binyamin Netanyahu afferma che: “La vergognosa decisione è un altro esempio della palese ossessione anti-Israele dell’UNHRC. Ancora una volta, un’immorale maggioranza automatica al consiglio imbianca un’organizzazione terroristica genocida che deliberatamente prende di mira i civili israeliani mentre trasforma i civili di Gaza in scudi umani”. Parole forti, che non trovano molti alleati In Occidente. Anche i paesi arabi che l’anno scorso hanno riconosciuto Israele come stato sovrano prendono le distanze. Reazioni le quali scuotono le fragili alleanze d’Israele nel Medio Oriente.

Cosa impone la risoluzione dell’ONU?

Il massimo organo dell’ONU per i diritti umani approva una risoluzione che mira soprattutto, a intensificare il controllo del trattamento dei palestinesi da parte di Israele. Inoltre, il voto di 24 Pro contro i 9 No, con 14 astensioni, conclude una sessione speciale del Consiglio dei diritti umani sulla situazione dei diritti dei palestinesi. La sessione e la risoluzione sono organizzate dai paesi dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica, che hanno fortemente sostenuto i palestinesi nelle loro lotte con Israele. La risoluzione, che è denunciata da Israele chiede la creazione di una “Commissione d’inchiesta permanente”. Lo strumento più potente a disposizione del Consiglio per monitorare e riferire sulle violazioni dei diritti in Israele, Gaza e Cisgiordania. Sarebbe la prima Commissione d’inchiesta di questo tipo con un mandato continuo.


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Le reazioni internazionali sulla risoluzione ONU

L’ambasciatore britannico Simon Manley afferma che “il mandato troppo espansivo della commissione rischia di irrigidire le posizioni di entrambe le parti”. L’inviata russa Olga Vorontsova afferma che: “la risoluzione ha l’obiettivo di stabilire tutti i fatti dietro tutte le presunte violazioni nell’ultimo periodo”. L’ambasciatore venezuelano Hector Constant Rosales afferma che: “una risoluzione che condanna l’azione genocida del governo israeliano era urgente”. Inoltre, Israele invita i paesi “amici” ad opporsi alla riunione, e gli Usa – pur non essendo membri dell’organismo di 47 stati non hanno partecipato. Una serie di paesi ha denunciato le ultime violenze e ha sollecitato gli sforzi per affrontare le radici del conflitto mediorientale. Dopo il voto, la missione degli Usa dichiara che “gli Usa si rammaricano profondamente della decisione di creare una commissione d’inchiesta aperta”.

Israele collaborerà con la Commissione d’Inchiesta sui crimini di guerra in Palestina?

L’alto commissario dell’ONU per i diritti umani Michelle Bachelet chiede a Israele di consentire un’indagine indipendente sulle azioni militari nell’ultimo conflitto di undici giorni. Conflitto che lascia devastazione e morte nella Striscia di Gaza. Israele dice che non coopererà con un’indagine della Corte penale internazionale sui presunti crimini di guerra in Palestina. In una lettera alla corte, Israele dice che la Commissione d’inchiesta agisce senza autorità mentre svolgere l’indagine. “Gli attacchi aerei in aree così densamente popolate hanno provocato un alto livello di morti e feriti tra i civili, così come la distruzione diffusa di infrastrutture civili. Tali attacchi possono costituire crimini di guerra se ritenuti indiscriminati e sproporzionati nel loro impatto sui civili”, dichiara Bachelet. Esorta Israele a garantire la responsabilità, come richiesto dal diritto internazionale in questi casi, anche attraverso “indagini imparziali e indipendenti” sulle azioni dell’escalation.