Creatività e fiducia in se stessi: Progetto ‘Doors’

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Creatività

Progetto ‘Doors’. Creatività e fiducia in se stessi sono la soluzione alla nostra felicità. Porte aperte al Desiderio come OppOrtunità di Rigenerazione Sociale, il cui capofila è la onlus Cies e tra i partner conta anche Amref Health Africa. Finanziato da Impresa sociale con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, il progetto si sviluppa su cinque regioni: Lazio, Lombardia, Calabria, Piemonte, Marche.

Creatività e fiducia in se stessi. Parliamo del progetto Doors – porte aperte al Desiderio come OppOrtunità di Rigenerazione Sociale. Il cui capofila è la onlus Cies e tra i partner conta anche Amref Health Africa. Finanziato da Impresa sociale con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il progetto è in sviluppo su cinque regioni: Lazio, Lombardia, Calabria, Piemonte, Marche.

Il progetto Doors propone un Modello Educativo Integrato per ragazzi e ragazze di età dai 10 ai 14 anni. L’idea nasce dall’esperienza sul territorio accumulata negli anni da diversi professionisti che giorno dopo giorno lavorano con i minori tra scuola, istituzioni e territorio. Diversi i percorsi di formazione all’interno della struttura: formazione per operatori, genitori e insegnanti, laboratori i didattica integrata ed inclusiva per i minori. Supporto per famiglie e minori. Welfare comunitario e partecipazione territoriale per la comunità. Comunicazione e diffusione.


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Creatività e fiducia, qual è l’obiettivo di ‘Doors’?

Creatività e fiducia in se stessi, il progetto Doors ha un unico obiettivo. E’ ideato con lo scopo di aumentare le opportunità di accesso all’educazione tra i ragazzini nella fascia d’età dieci/quattordici anni. Il progetto verte su di una base teorica: pedagogia del desiderio. 

«Promossa dal progetto Axé in Brasile, parte dal presupposto che i ragazzi non siano solo oggetti di apprendimento, ma soggetti di diritto, conoscenza e desiderio. E che attraverso l’arte possano sviluppare competenze anche non cognitive che, però, si ripercuotono positivamente sul percorso scolastico. Ecco perché si parla di arteducazione». Spiega Simona Cataldi responsabile della comunicazione di Doors. « Per un giovane che vive in una situazione di svantaggio – familiare e/o sociale – scoprire di essere bravo a disegnare oppure a fare rap significa acquisire sicurezza in se stesso e superare quel senso di inadeguatezza, quel disagio sociale e culturale che gli impediscono di andare avanti: nella scuola e nella vita».


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Adriano Rossi, coordinatore del centro romano MaTeMù

Il coordinatore del centro romano MaTeMù coinvolto nel progetto aggiunge: «L’arte, la bellezza, la cura, stimolano il desiderio di cambiamento, portano a interrogarsi su ciò che si può volere dalla vita. Cosa che non è scontata: non per tutti, almeno». Un’idea benefica e positiva da parte di scuole ed associazioni. Unite con laboratori gratuiti per ‘aiutare’ chi ne ha il bisogno. Parliamo di ragazzi e più grandi. Adriano condivide il suo pensiero: «A MaTeMù il corso di rap lo tiene Militant A degli Assalti Frontali. In questo modo arrivano qui ragazzini di ogni estrazione, con il risultato che si creano situazioni di scambio e confronto che fanno bene a tutti».

Una storia di grande importanza che ci lascia un forte senso di speranza. Onlus, associazioni e scuole, luoghi dove poter ‘essere a casa’. Luoghi di ricerca personale e recupero della propria vita.

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