Costretti a rimanere etero: succede in una scuola australiana

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Insegnanti costretti a firmare un contratto dove promettono di “rimanere etero”? Incredibile, ma vero. Succede a Brisbane, in Australia.

Gli insegnanti costretti a rimanere etero: è possibile?

La scuola elementare Citipointe Christian College di Brisbane, in Australia, aveva già fatto parlare di sé lo scorso anno per le sue persecuzioni nei confronti dell’omosessualità. Ma a quanto pare non era ancora il peggio, come non lo era far sottoscrivere ai genitori una dichiarazione di fede dove si condannava l’omosessualità, equiparandola alla pedofilia. Oggi, sembra che gli insegnanti siano costretti a firmare un contratto dove giurano di rimanere etero.


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Nuova preside, stessi principi

Oltre all’omosessualità, sembra che all’ex preside non andassero a genio neppure le identità di genere espresse dagli studenti. Le dichiarazioni di fede fecero talmente discutere da portare alle dimissioni del preside, il pastore Brian Mulheran. Sembra però che la nuova preside, Ruth Gravestein, non la pensi molto diversamente: così almeno si deduce dai contratti di lavoro imposti agli insegnanti. Questi ultimi, si legge, possono esprimere la loro sessualità solo “attraverso relazioni eterosessuali e monogame, espresse intimamente attraverso il matrimonio”. La violazione di questi termini, si aggiunge, potrebbe portare al licenziamento. Ma non solo: il contratto riporta che “è un vero requisito lavorativo non agire in un modo che sa, o dovrebbe ragionevolmente sapere, è contrario alle credenze religiose del college”.

Discriminazioni religiose

A quanto pare, tale formula è simile alla legge antidiscriminazione del Queensland. Questa consente alle istituzioni religiose il diritto di discriminare una persona che “agisca apertamente in un modo che la persona sa o dovrebbe ragionevolmente sapere è contrario alle convinzioni religiose del datore di lavoro”. E continua “il datore di lavoro può discriminare se è un reale requisito professionale che la persona, nel corso o in connessione con il lavoro, agisca in modo coerente con le convinzioni religiose del datore di lavoro”. Secondo gli avvocati, però, tali contratti non possono reggere.

Fuori dal potere

A dirlo è Matilda Alexander, Presidente del Servizio Legale LGBTI. “È molto al di là del potere di qualsiasi datore di lavoro nel Queensland, perché cerca di vietare comportamenti che non sono collegati al posto di lavoro, impedendo ad un dipendente di agire in modo contrario alle convinzioni religiose del collegio, indipendentemente dal fatto che ciò avvenga apertamente o meno”. A seguito di ciò, la scuola ha rilasciato una dichiarazione dove afferma di stare rivedendo i contratti, e che “la nuova formulazione è in attesa di approvazione”.

Nessuna marcia indietro

Nel precedente scandalo, il preside Mulheran aveva difeso il suo operato, dichiarando che “Citipointe ha sempre sostenuto queste credenze cristiane, e abbiamo cercato di essere leali e trasparenti con tutti nella nostra comunità rendendole chiare nel contratto di iscrizione”. Anche le successive scuse e il ritiro di detto contratto hanno avuto come accompagnamento una spiegazione. “Spero che ritirando il contratto possiamo riportare tutta la nostra attenzione sull’educazione cristiana dei nostri studenti” ha detto. Ma la marcia indietro è stata solo parziale, poiché Mulheran ha rimarcato sulle sue convinzioni. “La nostra società dà la libertà alle persone di far parte di gruppi con convinzioni condivise. Citipointe ha la libertà di mantenere la sua etica cristiana, e questa è una parte essenziale dell’educazione cristiana e della scelta dei genitori. Come college istituito per scopi religiosi, continueremo a fornire un’istruzione basata sulle nostre convinzioni condivise”.