Cos’è l’OMS e perché Trump ha sospeso i finanziamenti

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è stata fondata dalle Nazioni Unite all’indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale, il 22 luglio 1946, ed è entrata in vigore il 7 aprile 1948.

L’obiettivo primario dell’ente, che opera a livello internazionale, è di promuovere la salute delle popolazioni intesa come aspirazione a raggiungere il più completo benessere fisico, mentale e sociale nonché a fornire le conoscenze e gli strumenti idonei per una migliore prevenzione contro il diffondersi delle malattie infettive.

Attualmente, l’ente si propone di garantire un’assistenza sanitaria pressoché universale tramite l’estensione del suo programma a oltre un miliardo di persone.

L’OMS, dunque, funge da raccoglitore di indagini, raccomandazioni, tecniche, dati e ricerche dei maggiori esperti sanitari a livello mondiale rispetto a malattie infettive già note – come ebola, malaria e poliomielite – e minacce emergenti nel tentativo di promuovere una salute pubblica globale.

Nell’ultimo decennio il lavoro dell’OMS si è concentrato in particolare nel sud del mondo, in cui si è cercato di garantire un’assistenza sanitaria “basilare” in primis tramite l’impiego delle vaccinazioni e di sostenere quei Paesi deficitari sotto il profilo della sanità pubblica.

Nel biennio 2018-2019, il budget a disposizione dell’ente si aggirava attorno ai 4,8 miliardi di dollari, poi incrementati a seguito dell’emergenza di coronavirus fino a raggiungere la soglia di 5,7 miliardi.

Questo, almeno, fino a quando il Presidente americano Donald Trump non ha annunciato di congelare i finanziamenti all’ente per un periodo di 60-90 giorni con l’accusa di non aver gestito adeguatamente la crisi sanitaria e di aver sollevato l’allarme con eccessivo ritardo perché troppo focalizzato sulla situazione sviluppatasi in Cina, epicentro dell’epidemia di coronavirus.

Prima della “ritorsione” di Trump gli Stati Uniti finanziavano il 10-15% del budget dell’Organizzazione.

Secondo quanto riporta il Guardian, tuttavia, gli Stati Uniti – tra i Paesi fondatori delle Nazioni Unite da cui l’OMS dipende e, ad oggi, suo principale finanziatore – avrebbero scelto di ridurre il contributo destinato all’ente sanitario – all’incirca 400 milioni di dollari l’anno – ben prima che si scatenasse la relativa crisi e si rivelasse la natura “pandemica” del covid-19 come risulta dal rapporto datato 7 febbraio 2020.

In particolare, è stata decisa la riduzione della metà del contributo statunitense all’OMS, nell’ottica di un più generale programmi di tagli da 3 miliardi di dollari per la spesa sanitaria del Paese. 

A giustificazione dei tagli Trump ha accusato l’Organizzazione di grave irresponsabilità per aver riconosciuto tardivamente la rapidità di diffusione dei contagi e aver dato troppo credito alle autorità cinesi colpevoli, secondo il Presidente, di aver minimizzato la gravità della situazione.

Tali accuse, tuttavia, non sono ancora state provate. 

Secondo parte dell’opinione pubblica, Trump starebbe cercando di scaricare su altri le proprie mancanze, come dimostrerebbe la scelta di continuare a chiamare “virus cinese” il covid-19. 
Anche Nanci Pelosi, Speaker della Camera dei rappresentanti, nota per il suo conflitto col presidente soprattutto per aver dato il via al processo d’impeachment lo ha recentemente definito un “leader debole” criticandolo aspramente per come ha gestito la crisi sanitaria nel Paese.

Il secondo fallimento

La credibilità dell’OMS nel prevenire e reagire a una grave emergenza sanitaria era già minata quando a ricoprire la carica di direttore generale era Margaret Chan: nel biennio 2014-2015 si era già ipotizzata una destituzione dell’ente in favore della creazione di un’organizzazione più efficiente a seguito della grave epidemia di ebola scoppiata in Africa Occidentale. 

All’epoca l’epidemia, partita dalle regioni più interne della Guinea, si era rapidamente estesa e aveva duramente colpito le città più popolose della Sierra Leone e la Liberia. 

Il progetto di destituire l’Organizzazione, però, non aveva trovato il riscontro dell’allora presidente americano Barack Obama, anche a seguito del rapporto di una commissione indipendente richiesto dalla Chan che attribuiva la responsabilità all’insufficiente dotazione finanziaria a disposizione dell’ente.

L’attuale direttore Tedros Adhanom Ghebreyesus, subentrato a Chan, si è impegnato per incrementare i finanziamenti statali all’Organizzazione ottenendo, a detta di molti esperti di fama internazionale, risultati rilevanti. 

L’impatto dei tagli sull’emergenza coronavirus

Anche se il periodo di due tre mesi durante i quali saranno sospesi i finanziamenti potrebbe sembrare piuttosto breve e di poca importanza, (soprattutto per il fatto che gli Stati Uniti sono in ritardo con i contributi annuali), il problema assumerebbe una prospettiva ben più grave qualora tale interruzione diventi definitiva: potenzialmente, un ritiro degli Stati Uniti dall’Organizzazione – in quanto principali finanziatori – potrebbe comprometterne la stessa esistenza.

Devi Sridhar, docente di sanità pubblica globale all’Università di Edimburgo, ha definito la disposizione di Trump altamente problematica, in particolare in un momento in cui l’OMS sta cercando di sostenere i Paesi in via di sviluppo, molto spesso provvisti dei mezzi e delle strutture necessarie pre far fronte all’epidemia di covid-19: “Questo è esattamente il momento in cui hanno più bisogno dei finanziamenti, non di meno” ha dichiarato la docente.

Trump contro Beijing

Una delle accuse rivolte da Donald Trump all’OMS è stata quella di aver sottovalutato la minaccia dell’epidemia che dalla Cina si è rapidamente diffusa in Europa prima e nel resto del mondo poi.

La colpa dell’Organizzazione sarebbe stata quella di non aver ponderato le conseguenze di un’epidemia poi diffusasi su larga scala perché concentrata unicamente sull’evolversi della situazione a Wuhan e aver così tradito uno degli scopi fondatori dell’ente, ossia la tutela della popolazione mondiale dalla diffusione delle malattie infettive.

Unitamente a ciò, il leader della Casa Bianca ha più volte dichiarato che le autorità cinesi dovrebbero essere chiamate a rispondere delle conseguenze dell’epidemia qualora si dimostrasse che le stesse siano state al corrente della contagiosità del virus e non abbiano adottato tutte le misure idonee per scongiurarne la diffusione al di fuori dei confini statali.

Errore o volontà?

Nonostante non vi siano ancora informazioni certe sul virus e sull’epidemia, crescono le tensioni tra Cina e resto del mondo.
Dopotutto non gioca certo a favore il fatto che in un primo momento le autorità cinesi abbiano omesso importanti informazioni sul covid-19, anche se il portavoce del Ministro degli Esteri, Geng Shuang, ha dichiarato: “il covid-19 è il nemico, non la Cina”.

Gli Stati Uniti, con oltre 40 mila soggetti positivi di cui 1997 solo nelle ultime 24 ore, si confermano al momento una delle Nazioni più colpite dall’epidemia.

Secondo Trump il virus “Si sarebbe potuto fermare in Cina già all’origine e non è stato fatto, e il mondo intero sta soffrendo per questo”.
Il presidente ha poi ammonito il governo di Pechino: “Se è stato uno sbaglio, un errore resta un errore. Ma se sono stati consapevolmente responsabili allora sicuramente dovrebbero esserci delle conseguenze”.

Tuttavia l’opposizione democratica e gran parte dell’opinione pubblica – nazionale e non – si vedono d’accordo nell’attribuire alle dichiarazioni di Trump la stessa valenza che avrebbe un paracadute dopo che il leader della Casa Bianca è stato più volte accusato di adottare un sistema di “comodo” e scaricare su altri eventuali mancanze della propria amministrazione, specialmente nell’anno che si concluderà con le elezioni presidenziali.

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