Cos’è la sindrome di Stendhal?

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In ricordo di Stendhal: cos’è la sindrome che porta il suo nome?

«Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere.» con queste parole Stendhal descriveva le emozioni provate durante il suo Grand Tour del 1817. Dunque la sindrome che porta il nome dello pseudonimo di Marie-Henri Beyle trova la sua prima descrizione nel suo libro “Roma, Napoli e Firenze”.

Ricorre oggi, 23 marzo 2020, l’anniversario dello scrittore francese, appassionato di arte che diede il nome a quelle sensazioni che si manifestano davanti alle opere di Caravaggio e Michelangelo, la stessa sindrome che viene anche appellata come “Sindrome di Firenze”, città dove spesso si è manifestata.

I sintomi della sindrome di Stendhal

L’affezione psicosomatica provoca: tachicardia, capogiri, vertigini, confusione e allucinazioni, dopo che il soggetto è stato dinnanzi ad opere d’arte, sopratutto se la visione di queste è avvenuta in spazi chiusi.

 “L’analisi della sindrome di Stendhal ha messo in evidenza le complesse interazioni psicosomatiche che possono attivarsi in alcuni individui, con particolari condizioni psichiche predisponenti, quando il contesto ambientale favorisce gli aspetti di sradicamento rispetto alle proprie abitudini di vita. La Bellezza e l’opera d’arte sono in grado di colpire gli stati profondi della mente del fruitore e di far ritornare a galla situazioni e strutture che normalmente sono rimosse”.

Graziella Magherini: “La sindrome di Stendhal. Il malessere del viaggiatore di fronte alla grandezza dell’arte”.

E’ il 1979 l’anno di pubblicazioni di La sindrome di Stendhal. Il malessere del viaggiatore di fronte alla grandezza dell’arte, ad opera di Graziella Magherini, responsabile del servizio per la salute mentale dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Firenze.

La psichiatra fiorentina ha potuto trovare facilmente i suoi soggetti di studio: turisti stranieri in visita a Firenze, colpiti da sofferenza psichica breve ed improvvisa. Ha analizzato 106 individui, la maggior parte di sesso maschile e di età compresa fra i 25 e i 40 anni. Accomunati da uno stesso livello di istruzioni, i viaggiatori solitari provenivano dall’Europa Occidentale o dal Nord-America.

I disturbi che avvertirono poco dopo giunti a Firenze non erano di uno specifico problema psichiatrico, si accostavano tanto alla tradizionale psicopatologia, quanto alla psicotica e a quella nevrotica. Alcuni turisti parlavano di percezioni deliranti e allucinazioni uditive; altri lamentavano senso depressivo, sentimenti di colpa e rovina; altri ancora erano invasati di sensazioni euforiche e in costante stato di estasi.

Magherini ha trattato anche alcuni pazienti che presentavano caratteri simili a quelle diagnosticati per il disturbo di panico, con crisi acute di ansia libera. Recentemente studiosi hanno scoperto che anche la musica moderna, fortemente emotiva, può causare simili disturbi, allucinazioni, specialmente in persone con una tendenza alla psicosi.

La Bellezza e l’opera d’arte sono in grado di colpire gli stati profondi della mente del fruitore e di far ritornare a galla situazioni e strutture che normalmente sono rimosse”.

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