”Cosa Unica” Mafia e ‘Ndrangheta che ha infettato pezzi deviati dello Stato

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Il Procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, nella prima fase della sua requisitoria al processo “Ndrangheta stragista”, ha ricostruito i rapporti fra i boss e il ruolo dei “elementi infedeli dei servizi.

Mafia e ‘ndrangheta sono una “cosa unica”. Lo sono oggi e lo sono state anche agli inizi degli anni novanta, quando l’Italia era scossa dalle stragi, quelle dei magistrati prima, quelle continentali dopo e anche quelle contro i rappresentanti dell’Arma dei carabinieri. Non ha dubbi il Procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo che, nell’esporre i 14 punti della sua requisitoria finale, ha spiegato la tesi accusatoria secondo la quale le cosche calabresi presero parte a pieno titolo alla stagione stragista. 

“Non esiste ‘ndrangheta – ha detto Lombardo – non esiste Cosa nostra. I vertici sono cosa unica. Cosa nostra è il sistema criminale che ruota attorno agli elementi apicali di mafia e ‘ndrangheta”. Una “cosa unica” capace di arruolare “osservatori politici di grande rilievo”, di ascoltare, osservare “anche in questo momento” e di rimodellarsi “tenendo conto di quello che succederà in questo processo ed in quelli che si stanno svolgendo in questo momento”.

Mafie criminalmente intelligenti ma fatte da uomini di grande ignoranza sul profilo della cultura generale, che hanno trovato in elementi infedeli dei servizi uno strumento per portare a compimento il loro piano destabilizzante e finalizzato ad ottenere un ammorbidimento delle attenzioni dello Stato nei loro confronti. 

Per spiegare questo collegamento il Procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo ha usato una metafora: la metafora della goccia di caffè nella tazza di latte.  “Questa mattina – ha detto Lombardo – ho messo solita goccia caffè nel bicchiere di latte, la goccia di caffè e la mafia il latte è la parte bianca della società, nel momento in cui quella parte bianca si macchia irreversibilmente diventa mafia”. 

Per il pubblico ministero, che sta chiudendo il processo “Ndrangheta stragista”, “in questa Nazione si sono mosse al fianco delle mafie tutta una serie di forze che al contatto con le mafia diventano forze mafiose. Alcuni pezzi ben individuati di quegli ambienti sono entrati in contatto con la mafia e sono diventati mafiosi, il singolo è diventato mafioso, non l’istituzione. Gli apparati di sicurezza non sono al soldo della mafia, basta con questa gogna, bisogna individuate e perseguire se ci sono responsabilità personali, non bisogna cadere nel tranello della mafia”. 

“Noi siamo una grande Nazione – ha ribadito Lombardo – non siamo la Nazione che agevola le mafie e dobbiamo avere il coraggio tutti insieme di snidare tutte le componenti mafiose”.

E la mano dei servizi deviati, per il Procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, si ritroverebbe pure nella “firma” Falange armata con la quale sono stati vergate oltre 1500 rivendicazioni in Italia, comprese quelle delle stragi. Pezzi impazziti dei servizi che erano rimasti spiaziati dal crollo del monolite comunista.

“Questa sigla – ha detto Lombardo – è stata creata da elementi infedeli dei servizi. Lo dico anche alla luce di un’analisi culturale condotta a carico degli esponenti della criminalità organizzata. Ebbene la grande intelligenza criminale dei boss si scontra con la loro ignoranza in materia di cultura generale”.

La “firma” Falange armata appare nell’aprile del 1990 e viene usata dalla ‘ndrangheta per evidenziare una azione criminale. La ricostruzione del procuratore Lombardo, in questa fase, si poggia sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Pentiti che hanno detto chiaramente che “la componente siciliana disse ai calabresi abbiamo questo progetto, un progetto che venne rilevato da Pasquale Nucera, un collaboratore buttato nella spazzatura, e venne fissato nel tempo nello stesso anno in cui durante una riunione ad Enna fu lo stesso Salvatore Riina a dire che tutto dovrà essere firmato come Falange armata”.

Una fiera del sistema mafioso fatto da cosa nostra e ‘ndrangheta.“

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