Cosa rischiano i risparmiatori della Banca Popolare di Bari

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Non sarà un natale molto sereno per i risparmiatori della banca popolare di Bari, la paura è quella di trovare i propri risparmi ridotti all’osso, ma cosa è successo realmente e quali sono i rischi che corrono i risparmiatori.

1960 Nasce la Popolare di Bari

La banca popolare di Bari nasce nel 1960 tra i fondatori Luigi Jacobini , padre di Marco, che ne è stato presidente fino a qualche settimana fa e nonno di Gianluca e Luigi per anni al vertici del gruppo

Nel 2014 la banca popolare acquista Tercas , la banca di Teramo in difficoltà.

Bari è costretta ad una ricapitalizzazione , in più l’acquisita  è piena di perdite su crediti che zavorrano tutto l’attivo barese.

Il buco di Tercas è talmente grande che nel 2015 non fu sufficiente neppure la capitalizzazione  per quasi 300 milioni dal Fitd, infatti nel frattempo la popolare di Bari aveva chiesto ai soci oltre mezzo miliardo di euro tra aumento di capitale e bond subordinati.

Le azioni, vendute a 9,5 euro, da mesi sono ferme a 2,38 euro. Ma in realtà valgono ormai quasi zero.

La domanda è Cosa accade adesso

Tutto dipenderà da quale forma prenderà esattamente il salvataggio, da quale sarà la perdita da coprire, e quindi il livello di partecipazione dei soggetti coinvolti (Fondo interbancario e Mediocredito Centrale). Senza contare che è ipotizzabile che il governo metta in campo misure compensative, ad attenuazione di eventuali perdite.

“Per i circa 69mila azionisti della popolare pugliese si prospetta un aumento iper-diluitivo, che avrebbe l’effetto di azzerare il valore delle azioni. Realistico d’altra parte che, come avvenuto nel caso delle banche venete, per i soci coinvolti ci siano poi indennizzi o meccanismi di compensazione a fronte delle perdite subite. Ma per questo servirà chiarezza da parte del governo, riporta il Sole 24 Ore.

Il rischio azzeramento tuttavia è nei fatti. La banca ha un patrimonio di circa 440 milioni, ma si ipotizza una nuova perdita di circa 400 milioni. “Il rischio è che gli indici patrimoniali, già fragili, scendano ulteriormente, anche sotto lo zero. E con essi anche il valore delle azioni, che non a caso già oggi è a livelli rasoterra”, ha aggiunto il Sole.

Dalla quotazione sul borsino Hi-Mtf, datata giugno 2017, il valore delle azioni è passato da 9,5 euro iniziali fino ad atterrare a 2,38 euro dell’ultima quotazione lo scorso 4 dicembre.

Lo scenario peggiore è invece rappresentato da due parole che in questo momento è marginale e del tutto ipotetico, ma che rimane sul tavolo, è il burden sharing, ovvero il coinvolgimento di azionisti e detentori di bond subordinati.

Uno scenario estremo, che al momento rimane sullo sfondo, e che tutti confidano di poter evitare.

Tuttavia un riferimento va fatto anche alle autorità di vigilanza, ancora una volta siamo difronte ad eventi che segnalati in tempo non avrebbero portato a situazioni gravi come queste che stiamo raccontando in questi giorni, faccio un cenno a  banca Carige, e ricordiamo Monte Paschi di Siena.

Speriamo di raccontare un epilogo diverso dalle precedenti citate per i risparmiatori Italiani.