Corrado Cagli e la pittura murale su vasta scala

La mostra presenta un artista eclettico del Novecento italiano, pittore, decoratore, scultore e scenografo

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Corrado Cagli
Corrado Cagli Ancona 1910- Roma 1976 Mirko suona il flauto/ Mirko plasy the flute 1937 Olio su tavola/oil on board Collezioni civiche dono Alberto Della Ragione

Dal 17 giugno al 20 ottobre il Museo Novecento ospita Corrado Cagli. Artista Copernicano, una mostra a cura di Eva Francioli, Francesca Neri e Stefania Rispoli. Il progetto espositivo è avviato nel 2018 con la mostra di Emilio Vedova e proseguito con monografiche dedicate a Mirko Basaldella, Mario Mafai, Arturo Martini.


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Corrado Cagli è presente nelle collezioni di Museo Novecento?

La mostra rende omaggio all’audace e continua sperimentazione artistico-teorica di Corrado Cagli (Ancona 1910 – Roma 1976). Si tratta di uno degli artisti più interessanti del Novecento italiano a cavallo tra la prima e la seconda a metà del secolo. Pittore e disegnatore ma anche scenografo, scultore e creatore di arazzi, Cagli è presente nella collezione del Museo Novecento con dipinti, sculture e numerose grafiche. Sono donazioni a Firenze che l’artista e i suoi eredi hanno lasciato a qualche anno di distanza dall’alluvione del 1966. Quindi una risposta all’appello lanciato da Carlo Ludovico Ragghianti per sostenere la nascita di un Museo internazionale di Arte Contemporanea che risarcisse la città della ferita inferta dal tragico avvenimento.

Valorizzazione del programma museale

Sergio Risaliti, Direttore del Museo Novecento, parla dell’espositivo. “La capacità di un museo come il nostro risiede anche nella proposta dinamica di progetti inediti che spaziano dagli artisti del nostro tempo fino agli autori presenti nelle collezioni civiche. Proseguiamo così un percorso di valorizzazione scientifica del XX secolo. Fin dal 2018 è un punto fondamentale della direzione artistica che con le mostre di Emilio Vedova, Mario Mafai, Arturo Martini e Mirko Basaldella ha proposto una programmazione di ampio respiro. Domani inauguriamo la mostra di Corrado Cagli, con oltre trenta opere tra dipinti, grafiche e sculture che fanno parte di un lascito degli eredi dell’artista arrivato all’indomani dell’alluvione del 1966. Si aggiungono due opere presenti nella Collezione Alberto Della Ragione, oltre a un dipinto donato dall’artista”.

Corrado Cagli, l’encausto e il mosaico

Il percorso presenta una selezione di opere che ripercorrono in senso cronologico alcuni snodi importanti della parabola creativa dell’artista. Si parte dalla selezione di opere degli anni Trenta quando, parallelamente alle prove di pittura murale, rielaborò la lezione della Scuola romana e sperimentò le tecniche del mosaico e dell’encausto. Seguono le opere della maturità, successive all’esilio in Francia e poi negli Stati Uniti, dove a soli 28 anni fu costretto a trasferirsi per le sue origini ebraiche. I lavori risentono dell’interesse per le ricerche internazionali e evidenziano come ancora negli anni Cinquanta e Sessanta non rinunciasse a perseguire una personale ricerca tra astrazione e figurazione. Ci sono poi i dipinti su carta, i cartoni per arazzi e la produzione grafica a cui si dedicò soprattutto sul finire della sua attività.

L’arte nel dopoguerra

Interpretava l’arte una ricerca continua, difficile da categorizzare e spesso oggetto di critiche e fraintendimenti, soprattutto nel secondo dopoguerra. Era un periodo profondamente segnati da battaglie di carattere ideologico. Il titolo della mostra evidenzia l’estrema versatilità del talento, richiamando una definizione coniata da Carlo Ludovico Ragghianti. Infatti, in occasione della grande antologica tenuta nel 1972 a Firenze in Palazzo Strozzi, il critico lo definì ‘artista copernicano’. Voleva così sottolineare l’impeto visionario e rivoluzionario che animò la sua produzione artistica e teorica. Si ringrazia l’Archivio Corrado Cagli per la preziosa collaborazione alla realizzazione dell’esposizione.

Corrado Cagli

Si forma a Roma dove, trasferitosi con la famiglia nel 1915, frequenta l’Accademia di Belle Arti. Sin da giovane coltiva uno spiccato interesse per la decorazione murale a affresco realizzando alcuni cicli con tematiche legate al lavoro. Dal 1929 intraprende anche l’attività di ceramista nella fabbrica Reggiani a Umbertide, accostandosi al linearismo déco e alle soluzioni futuriste di Gerardo Dottori. Tornato alla pittura, nel 1932 tiene la sua prima personale alla Galleria di Roma, dove nello stesso anno espone insieme a Giuseppe Capogrossi e Emanuele Cavalli. Stabilirà con gli artisti un forte legame, dando vita al Gruppo dei nuovi pittori romani e rielaborando la lezione della Scuola romana di via Cavour.

La pittura murale

Per gli ambienti della Triennale milanese del 1933 esegue la grande pittura murale Preludi della guerra. Sostiene la sua adesione alla pittura su larga scala nell’articolo-manifesto Muri ai pittori. Quindi alla funzione sociale dell’arte monumentale affianca il valore del primordiale, in opposizione al classicheggiante formalismo novecentista. Sul registro, realizza grandi pannelli murali per la II Quadriennale di Roma (1935) e, ancora per la Triennale milanese del 1936, la Battaglia di Solferino e San Martino. Propone richiami alla pittura del Quattrocento italiano. L’anno successivo è a Parigi per decorare il vestibolo dell’Esposizione internazionale con paesaggi monumentali di Roma e figure celebri della storia e cultura italiana.

Disegni di guerra

Alla grande produzione affianca una pittura da cavalletto con temi intimistici e figure immerse in paesaggi, I neofiti, partecipando alle rassegne espositive italiane più rilevanti. Alle persecuzioni razziali, trova rifugio nel 1938 a Parigi e subito dopo a New York, dove continua la sua attività pittorica e, divenuto cittadino americano, si arruola volontario nell’esercito. Prende parte alle attività militari in Europa, da cui nasceranno i Disegni di guerra. Tornato in USA, dove rimane fino al trasferimento a Roma nel 1948, si interessa alle esperienze postcubiste ed espressioniste.

Corrado Cagli, scenografo e scultore

Imposta il proprio lavoro a un doppio registro, astratto e figurativo, in una ricerca su nuovi linguaggi che lo porterà a sperimentare. Dagli anni Cinquanta si dedica a scenografia e scultura di assemblaggio per poi realizzare cicli improntati a suggestioni dell’informale, Carte. Del 1970-73 è l’opera monumentale realizzata in Germania a Gottinga per ricordare la sinagoga distrutta dai nazisti. Negli ultimi anni della sua attività sceglie un un ritorno alla figurazione, soprattutto nella grafica.

Immagine da cartella stampa.