Coronavirus UK: il primo contagio potrebbe risalire a gennaio

La prima trasmissione del covid-19 nel Regno Unito potrebbe essere iniziata un mese prima di quanto si creda: il paziente zero sarebbe un uomo dell’East Sussex di ritorno dalla settimana bianca a Ischgl, in Austria

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Avrebbe frequentato il Kitzloch, locale poi collegato alla diffusione di diversi focolai in tutta Europa, l’uomo britannico dell’East Sussex possibile paziente zero che avrebbe portato l’epidemia in Regno Unito.

Ieri sera, mentre la Regina Elisabetta teneva l’abituale telefonata settimanale con il Primo Ministro per essere aggiornata circa gli ultimi sviluppi dell’epidemia di coronavirus che ha recentemente coinvolto il figlio Carlo, Principe del Galles, sono emerse nuove indiscrezioni che avvallerebbero l’ipotesi secondo cui la diffusione del coronavirus in Europa sia partita dall’Austria.

Fino ad oggi, si credeva che nel Regno Unito il primo contagio fosse avvenuto il 28 febbraio: ora, invece, lo scoppio dell’epidemia potrebbe esser fatta risalire al 31 gennaio in una famiglia dell’East Sussex, a sud-ovest dell’Isola, dopo il rientro del padre da Ischgl, una località sciistica austriaca. 

A riferirlo è il Telegraph, che ha anche ottenuto in esclusiva un video girato all’interno del locale, tra i locali più frequentati della cittadina.
Se ciò fosse confermato dai test ufficiali, in Gran Bretagna lo scoppio dell’epidemia sarebbe anticipato di oltre un mese rispetto a quanto si pensasse, con ovvie implicazioni circa a diffusione del contagio e a numero di soggetti coinvolti.

Il bar, chiuso dal 13 marzo, sarebbe ora sotto inchiesta per presunto insabbiamento dei contagi. Al quotidiano tedesco Der Spiegel il sindaco di Ischgl, Werner Kurz, che ha definito una “catastrofe” la chiusura del locale per la cittadina, si è giustificato assicurando di aver “Adottato tempestivamente tutti i provvedimenti normativi” del caso.

Il possibile paziente zero, un cinquantenne padre di famiglia dell’East Sussex, avrebbe contratto l’infezione nella settimana dal 15 al 19 gennaio durante la sua permanenza nella località sciistica di Ischgl, in Austria.
L’uomo si era ritrovato per la settimana bianca in compagnia di tre amici, due provenienti dalla Danimarca e uno dal Minnesota, Stati Uniti. Il gruppo è risultato positivo al covid-19.

L’origine del contagio

La cittadina austriaca di Ischgl, in Austria, che da martedì è coinvolta in un’indagine penale avviata dalla procura sarebbe stata l’epicentro del contagio diramatosi in Germania, Danimarca, Islanda, Norvegia e Italia. 

L’origine dell’infezione sarebbe il bar Kitzloch, locale molto frequentato dagli sciatori e famoso soprattutto per i suoi tornei di “beer pong”, gioco di bevute in cui i partecipanti devono centrare un bicchiere di birra con una pallina da ping-pong. 

Questi festini sono stati documentati in un video ora in possesso del quotidiano britannico Telegraph: secondo le testimonianze il clima all’interno del locale sarebbe stato l’ambiente ideale per la diffusione del contagio.

Il possibile paziente zero tornato a Maresfield, in Gran Bretagna, ha presentato da subito sintomi influenzali abbastanza gravi.
In un secondo momento, intervistato dal Telegraph, l’uomo ha dichiarato: “Sono stato malato per una decina di giorni (…), non riuscivo ad alzarmi né a lavorare. Ero senza fiato”. 
La moglie ha raccontato che sia lei sia la figlia minore hanno accusato “febbre alta, strani rossori e stanchezza che è durata per quasi tre settimane” e ha aggiunto: “Mia figlia aveva febbre e tosse persistenti e ha saltato la scuola per due settimane”.
La primogenita della coppia, invece, avrebbe risentito solo di un leggero malessere passato in pochi giorni.

Nonostante si sospetti di un caso di covid-19 la famiglia non ha ancora ricevuto la conferma ufficiale.

Mark Woolhouse, professore di epidemiologia delle malattie infettive presso l’Università di Edimburgo, ha colto l’occasione per ribadire la necessità di effettuare test a tappeto per individuare con un certo anticipo chi sia stato esposto al virus e abbia contratto l’infezione, in modo da intervenire immediatamente isolando i soggetti positivi e riducendo il rischio di contagio.

Per gli epidemiologi diventa fondamentale poter ricostruire l’origine e la diffusione di una malattia. Secondo Woolhouse, per contrastare efficacemente questa epidemia, è di basilare importanza capire “Se i casi sintomatici siano o no la punta dell’iceberg”. Il fatto che ci siano molti casi non conosciuti – ha spiegato l’esperto – denota che “l’infezione sia molto più difficile da controllare” di quanto si pensasse; tuttavia, questo sosterrebbe la validità dell’assunto secondo cui si sia sviluppata la cosiddetta “immunità di gregge” tra la popolazione.

Attualmente nel Regno unito si registrano 9529 casi confermati e 465 vittime.

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