Coronavirus: rinviato il voto sul taglio dei parlamentari?

A causa dell'emergenza coronavirus potrebbe slittare la consultazione referendaria riguardante il taglio dei parlamentari in programma per domenica 29 Marzo

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(ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Sta prendendo sempre più piede l’ipotesi del rinvio del voto al referendum sul taglio dei parlamentari previsto per il prossimo 29 Marzo, complice l’epidemia del covi-19 in corso in adempimento alle misure attuate nel tentativo di contenerne i contagi.

La richiesta è giunta dagli stessi promotori della consultazione, i quali auspicano un tavolo di confronto col Governo per decidere sulla questione. La preoccupazione nasce dal fatto che le restrizioni disposte in alcune Regioni – come Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna – potrebbero influire negativamente sulla campagna referendaria, soprattutto in ottemperanza del contestuale divieto di assembramenti che non riguarda esclusivamente le zone rosse e le aree ad elevato rischio epidemico ma che è una precauzione caldamente consigliata a livello generale.

Compatibilmente agli sviluppi dell’epidemia sanitaria in corso, la proposta che circola in queste ore sarebbe quella di accorpare la votazione referendaria alle amministrative in programma per la fine di Maggio o ad altri eventi elettorali.

La soluzione sarebbe propugnata dal costituzionalista Massimo Villone, Presidente dell’Associazione No al taglio del parlamento e da Benedetto della Vedova, Segretario di PiùEuropa.

La risposta del Governo al momento sembra escludere lo slittamento del voto, perché “Non si ritiene di dover intervenire sulla data del referendum“.
I vertici hanno dichiarato: “Vediamo l’evoluzione [dell’epidemia] che ci sarà nella prossima settimana. Se non è necessario è meglio non creare altro panico nella popolazione“.

Per ora, quindi, è iniziata la campagna referendaria che a fine marzo porrà agli italiani il quesito relativo al taglio dei parlamentari promosso l’8 Ottobre scorso alla Camera dei deputati.

Il Parlamento

La “riforma Fraccaro”

L’Italia è attualmente il secondo Paese in Europa per numero di Parlamentari. Nel caso il referendum venisse approvato il nostro Paese scenderebbe al sesto posto della classifica: portando a quota 600 il numero dei seggi totali (400 alla Camera e 200 in Senato) l’Italia seguirebbe Regno Unito (con 650 parlamentari), Francia, Germania, Spagna e Polonia.

Il provvedimento, votato l’8 Ottobre scorso alla Camera dei deputati, è stato approvato con 553 voti favorevoli, 12 contrari e 2 astenuti.

L’obiettivo è quello di ridurre di 1/3 il numero degli occupanti il Parlamento, passando dagli attuali 630 seggi ai 400 per la Camera e dai 315 ai 200 per il Senato qualora il provvedimento venisse approvato.
Sarebbero interessati al taglio anche i rappresentanti all’estero, con una riduzione da 12 a 8 deputati e da 6 a 4 senatori.
Inoltre, la riforma farebbe chiarezza sul numero massimo dei senatori a vita fissandolo a 5 totali, diversamente da quanto concesso sinora di nominare cinque personalità illustri da parte di ciascun Presidente della Repubblica.

L’entrata in vigore della riforma, che sarebbe dovuta essere immediata, ha ricevuto una battuta arresto quando 1/5 dell’aula ha raggiunto il quorum necessario (come da procedura) per richiedere l’espletamento di una consultazione popolare in materia, poi indetto dalla Corte di Cassazione lo scorso 24 Gennaio.
L’Ufficio per il referendum della Suprema Corte ne ha riconosciuta la validità asserendo che: “La richiesta di referendum sul testo di legge costituzionale recante “modifica degli artt. 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari” sorretta dalla firma di 71 senatori, è conforme all’art. 138 Cost. ed ha accertato la legittimità del quesito referendario dalla stessa proposto“.

Il provvedimento prende il nome dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro, esponente del Movimento 5 stelle.

Se approvato, il taglio dei 230 deputati e 115 senatori comporterebbe un cambiamento nel rapporto numerico della rappresentanza di entrambe le Camere e, contestualmente, degli stessi equilibri di potere.

In particolare, sarebbero previsti 1 deputato ogni 151’210 abitanti (contro i 96’006 attuali) e di 1 senatore ogni 302’420 (anziché i 188’424 odierni).

Il referendum

La riforma per il taglio dei parlamentari è sottoposta a referendum confermativo come previsto dall’articolo 138 della Costituzione: ciò significa che non è previsto il raggiungimento di un particolare quorum deliberativo e che la disposizione sarà approvata con la prevalenza del sì.

Il quesito sarà così formulato: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche degli articoli 56,57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n. 240 del 12 ottobre 2019?“.

La posizione delle forze parlamentari

A sostenere l’approvazione della riforma costituzionale, che consentirebbe un risparmio lordo di 100 milioni di euro annui, ci sono le principali forze di maggioranza: M5S, Pd, Italia Viva, Liberi e Uguali, Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia.

Per il no si sono invece schierati PiùEuropa e Noi con l’Italia.

Il vicepresidente della Fondazione Einaudi, Davide Giacalone, in qualità di principale promotore del referendum e fortemente critico circa l’approvazione della legge, ha decretato “demagogica” la disposizione lamentando che: “Per un minimo taglio dei costi, di taglia la rappresentatività“.

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