Coronavirus: sale a 66 il bilancio dei medici deceduti

Si allunga la lista dei camici bianchi uccisi dal covid-19. Come si apprende dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), sono 66 i medici deceduti. 8956 gli operatori sanitari contagiati

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La lotta al virus continua a mietere le sue vittime in corsia. Come soldati in trincea i medici cadono senza sosta. Una guerra senza armi, ma con respiratori e tanto coraggio. 11 decessi in sole 48 ore.

Salgono a 66 i dottori morti in tutta Italia sul campo di battaglia. Eroi costretti a turni massacranti. Giorno e notte combattono contro questo terribile virus. Vanno avanti retti dalla speranza di salvare più vite possibili.

Si registrano altri 3 nuovi decessi nelle ultime ore. Decessi che vanno ad allungare l’elenco dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici. Lista pubblicata sul sito della Fnomceo e segnato a lutto.

Non ce l’hanno fatta, si apprende dal lungo bollettino della Federazione, Gaetana Trimarchi, medico di famiglia di Messina, guardia medica in Val di Fassa, Norman Jones, cardiologo di Seregno (Como), Roberto Mileti, ginecologo di Roma.

Gli ultimi tre camici bianchi in cima ad una lista già troppo lunga. Un prezzo troppo alto che il nostro Paese continua a pagare.

Secondo gli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità relativi a ieri, sono 8.358 gli operatori sanitari contagiati. Ben 595 in più rispetto al giorno precedente.

Cresce nella popolazione, la gratitudine verso i professionisti della salute, che stanno mettendo in gioco le loro stesse vite per salvare quelle degli altri, nell’impari lotta a mani nude contro il virus. Gratitudine che si esprime in maniera commovente, con applausi, flash mob, striscioni e anche con messaggi, lettere e poesie che ogni giorno arrivano alla Fnomceo“, fa sapere la Federazione.

Eroi senza medaglia…

Uomini e donne spesso protetti da mascherine e camici non adeguati.

Ma tenaci, nonostante tutto onorano il loro giuramento. Sulle loro spalle, stanche e pesanti, il carico di tutti i pazienti che arrivano nelle strutture.

Tra le loro mani corpi malati e cuori impauriti.

Testimoni del dolore, dell’angoscia. Esseri umani ai quali spesso si chiede un’ultima telefonata. Un ultimo saluto a chi, da casa, attende speranzoso buone notizie.

Uomini e donne che ogni giorno portano a casa i segni di giornate infernali. Ma pronti, il giorno dopo, a tornare sul campo di battaglia.

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