Coronavirus. Iran: un morto ogni dieci minuti e 50 contagi ogni ora

Sale a quota 1.284 il bilancio delle vittime da Covid-19 nel Paese, ha spiegato il Ministero della Sanità, mentre i contagi sono 18.407.

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Si fa sempre più pesante il quadro iraniano durante l’emergenza coronavirus. Nella repubblica islamica ogni dieci minuti una persona muore a causa del virus. Ogni ora si registrano cinquanta nuovi contagi. A fornire i dati è il portavoce del ministero della Sanità di Teheran, Kianoush Jahanpour, citato dall’agenzia di stampa Irna.

Ci sono stati 147 decessi solo nelle ultime 24 ore. Dato confermato dal vice ministro della Sanità, Alireza Reisi. L’epidemia sembra fuori controllo, tanto che il capo dell’Oms per il Medio Oriente ha esortato “a fare di più” e a condividere maggiori informazioni con l’Organizzazione.

In un tweet, Kianoush Jahanpour, ha invitato gli iraniani a non viaggiare durante le vacanze del Capodanno persiano (il Nowruz, che si celebra domani).

Chiusi centri commerciali e bazar

Intanto i morti nel Paese hanno raggiunto quota 1.284, ha spiegato il ministero della Sanità, mentre i contagi sono 18.407. Il primo caso segnalato nella Repubblica islamica risale al 19 febbraio. Centri commerciali e bazar resteranno chiusi almeno fino al 3 aprile, come misura per evitare l’ulteriore diffusione del virus. Lo ha annunciato il presidente Hassan Rohani. Secondo l’agenzia di stampa “Mehr“, restano esclusi dal provvedimento le farmacie e tutte quelle attività che vendono beni necessari come gli alimentari. La decisione è maturata al termine di un incontro tra Rohani, il presidente del Parlamento, Ali Larijani ed il capo della Magistratura, Ebrahim Raisi.

Alcuni iraniani “ancora non prendono la malattia seriamente“, quanto dichiarato dal viceministro della Salute di Teheran. I santuari sciiti sono stati chiusi, ma alcuni oltranzisti si sono ammassati davanti agli ingressi, per esempio a Mashhad, per chiederne la riapertura. Nonostante l’imponente crescita dei contagi, l’invito a restare a casa è ancora poco rispettato.

Morto giovedì scorso un medico che lavora in un ospedale della capitale, Teheran. Ad oggi, dieci medici e quattro infermieri sono morti di COVID-19 in Iran.

Il capo regionale dell’Oms, Ahmed al-Mandhari

Ahmed al-Mandhari ha aggiunto che le èquipe inviate nei Paesi della regione hanno osservato “approcci differenti“, è necessario “fare molto di più“. I Paesi che hanno raggiunto i migliori risultati, ha precisato in una conferenza al Cairo, “sono quelli che hanno coinvolto tutti i ministeri e i settori in maniera coordinata“. Fondamentale è “fornire informazioni alla popolazione precise, trasparenti e in tempo sullo sviluppo dell’epidemia, le azioni intraprese, e le misure individuali che devono essere adottate“. Nella regione, i contagi potranno essere controllati solo fornendo le informazioni essenziali all’Organizzazione. “Sfortunatamente – ha concluso – ancora oggi i dati sono comunicati in maniera insufficiente“.

Il riferimento è anche alle divisioni regionali, specie fra la Repubblica islamica e i Paesi arabi del Golfo. L’Iran è l’epicentro dell’epidemia nella regione, che però comincia a preoccupare anche le monarchie petrolifere. Il Qatar è il più colpito, con oltre 500 casi, Kuwait, Bahrein e Arabia Saudita hanno visto raddoppiare o triplicare i casi negli ultimi giorni. Gli Emirati hanno chiuso le frontiere a tutti gli stranieri, anche quelli con permesso di soggiorno che si trovano in questo momento all’estero.

I dati raccolti dalla Johns Hopkins University

Secondo i dati raccolti dalla Johns Hopkins University, con sede negli Stati Uniti, sono stati segnalati oltre 219 mila casi in tutto il mondo. Oltre 8900 le vittime, più di 84 mila pazienti si sono completamente ripresi.

L’Iran è uno dei peggiori focolai di coronavirus al di fuori dell’epicentro nella regione dello Hubei. Terzo come numero di contagi, dopo Cina e Italia.

Le dichiarazione di Rick Brennan a Reuters

Solo un paio di giorni fa, il dottor Rick Brennan, direttore delle operazioni di emergenza per il Mediterraneo orientale dell’Organizzazione mondiale della Sanità, ha detto a Reuters che i numeri forniti dal regime potrebbero rappresentare solo un quinto del numero reale di contagi. 

Il motivo è che i test sono limitati ai casi gravi. “C’è un grande impegno e le autorità lo stanno prendendo sul serio“, ha spiegato tuttavia Brennan. Sostiene che l’anello più debole della catena nella gestione del coronavirus siano i dati. Brennan prevede che, se il sistema sanitario iraniano aumenterà rapidamente la sua capacità di testare, i numeri saliranno. 

Il 24 febbraio scorso, il viceministro della Salute, Iraj Harirchi, rassicurava i cittadini che l’epidemia era sotto controllo. Mentre l’ayatollah Khamenei dichiarava che il virus era una bufala messa in giro dalla propaganda nemica. Harirchi forniva i numeri ufficiali del contagio, apparsi fin dall’inizio troppo bassi per essere realistici. Il giorno dopo ha annunciato di avere contratto anche lui la malattia. 

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