Coronavirus in Toscana: aggiornamenti

0
729

Riprendiamo l’analisi dei dati relativi alle infezioni di COVID-19 in Toscana per cercare di capire quale sia il trend del contagio.

I dati aggiornati in Lombardia, Emilia Romagna e Toscana

Il grafico che segue aggiorna l’andamento nelle tre regioni già analizzate: Lombardia, Emilia Romagna e Toscana, a partire dal giorno 9 marzo, in cui il governo ha promulgato il decreto che impone restrizioni alla mobilità. Il trend conferma una crescita costante: al 22 marzo, le percentuali dei contagiati sulla popolazione sono dello 0.27% in Lombardia, dello 0.11% in Emilia, e dello 0.06% in Toscana; in Italia la media è 0.01% . Aldilà dei valori assoluti, l’espansione del virus in Toscana conferma un andamento più simile a quello lombardo che a quello emiliano.

Niente di nuovo rispetto ai giorni precedenti, se non una contrazione del dato dei contagi (comunque in aumento) che però ancora non è sufficiente per indicare una tendenza favorevole. Preferiamo, tuttavia, concentrarci su un altro dato, quello delle persone ricoverate perchè riteniamo sia maggiormente indicativo della pericolosità della situazione, in ordine alla sostenibilità del sistema sanitario nei confronti dell’emergenza: vale a dire, riuscire a curare tutti coloro che ne hanno bisogno nel modo adeguato.

L’emergenza terapia intensiva

In particolare, nel metterlo in relazione con quello dei ricoverati in terapia intensiva, notiamo che la Lombardia è passata dai 1006 del 19 marzo ai 1142 di oggi; la Toscana da 178 a 215, mentre l’Emilia Romagna da 260 a 269, registrando l’incremento più basso. Grazie al numero crescente di persone dimesse, ciò si è tradotto in un significativo abbassamento della quota di persone in terapia intensiva calcolate sul totale dei ricoverati: Toscana addirittura -5.1%, Emilia Romagna -2.6%, Lombardia -0.9%; ma i valori assoluti continuano a stemperare i segnali positivi di questa decrescita per la Toscana, che, a fronte del dato medio nazionale del 15.2%, di quello lombardo del 12.1% e di quello emiliano del 11.1%, si attesta al 30.4%. Significa che poco meno di una persona su tre di quelle ricoverate è in condizioni tali da aver bisogno delle cure disponibili in terapia intensiva.

Non conosciamo i motivi di questa anomalia:sembrerebbe che il virus in Toscana colpisca quasi esclusivamente le persone più fragili (per età o patologie), ma non i motivi.

Dati di contesto

Per quanto riguarda il consueto bollettino giornaliero, è interessante contestualizzare i dati relativi al coronavirus con quelli legati ad altre cause di mortalità in Italia, ricordando che patologie legate al sistema circolatorio hanno fatto 47mila morti da gennaio a marzo, seguite dai 36mila per tumore (dati Istat). Oltre 900 persone al giorno. Per non parlare degli 8mila decessi legati all’influenza ogni anno (con picchi di 12mila). Ma normalmente nessuno – numeri alla mano -ce lo ricorda ogni sera.

Aldilà delle statistiche – si tratta di singole tragedie personali e familiari – non sfugge (sempre di più col perdurare delle misure restrittive alla circolazione) la differenza in termini quantitativi con i dati legati al coronavirus. Ma l’esito di questa compèarazione non deve essere quello di sottovalutare la situazione attuale, piuttosto prendere coscienza del fatto che costantemente siamo – o ci poniamo – in una situazione di pericolo. Come i fumatori, ad esempio.

Siamo sempre in pericolo

L’epidemia di coronavirus mette infatti in evidenza quella che è la nostra responsabilità individuale e collettiva rispetto alla salute, solitamente sottovalutata. Da un lato, è doveroso ricordare che l’attuale mancanza di un vaccino mette in pericolo tutte quelle persone definite fragili, come ad esempio gli anziani: per questo non si può paragonare il COVID-19 ad una influenza. Dall’altro, che coloro (parliamo sempre dell epersone più fragili) che non si vaccinano, corrono tutti gli anni più o meno gli stessi pericoli di questi giorni. Quello che cambia, insomma, è solo la percezione del rischio, non il rischio in sé.

Per tornare alla Toscana, a fronte della disponibilità di posti in rianimazione, la situazione pare sotto controllo, anche in virtù dei numeri assoluti relativamente contenuti. Si attende il picco previsto per la fine del mese – e un po’ si spera che la tendenza dei contagi si riverberi anche in quella dei ricoverati, specialmente i più gravi. La prossima settimana sarà decisiva per capire come si svolgerà la nostra vita nell’immediato futuro.

Commenti
Previous articleGoogle Home: la tecnologia che può aiutare i nonni ora
Next articlePrevisioni Meteo della Mattina di Lunedì 23 Marzo 2020
Sono nato a Firenze nel 1968. Dai 19 ai 35 anni ho speso le mie giornate in officine, caserme, uffici, alberghi, comunità – lavorando dove e come potevo e continuando a studiare senza un piano, accumulando titoli di studio senza mai sperare che un giorno servissero a qualcosa: la maturità scientifica, poi una laurea in “Scienze Politiche”, un diploma di specializzazione come “Operatore per le marginalità sociali”, un master in “Counseling e Formazione”, uno in “Programmazione e valutazione delle politiche pubbliche”, un dottorato di ricerca in “Analisi dei conflitti nelle relazioni interpersonali e interculturali”. Dai 35 ai 52 mi sono convertito in educatore, progettista, docente universitario, sociologo, ma non ho dimenticato tutto quello che è successo prima. È questa la peculiarità della mia formazione: aver vissuto contemporaneamente l’esperienza del lavoro necessario e quella dello studio – due percorsi completamente diversi sul piano materiale ed emotivo, di cui cerco continuamente un punto di sintesi che faccia di me ein anstàndiger Menschun, un uomo decente. Ho cominciato a leggere a due anni e mezzo, ma ho smesso dai sedici ai venticinque; ho gettato via un’enormità di tempo mentre scrivevo e pubblicavo comunque qualcosa sin dagli anni ‘80: alcuni racconti e poesie (primo classificato premio letterario nazionale Apollo d’oro, Destinazione in corso, Città di Eleusi), poi ho esordito nel romanzo con "Le stelle sul soffitto" (La Strada, 1997), a cui è seguito il primo noir "Sotto gli occhi" (segnalazione d’onore Premio Mario Conti Città di Firenze, La Strada, 1998); ho vinto i premi Città di Firenze e Amori in corso/Città di Terni per la sceneggiatura del cortometraggio "Un’altra vacanza" (EmmeFilm, 2002), e pubblicato il racconto "Solitario" nell’antologia dei finalisti del premio Orme Gialle (2002). Finalista anche nel 2014 al festival letterario Grado Giallo, sono presente nell’antologia 2016 del premio Radio1 Plot Machine con il racconto "Storia di pugni e di gelosia" (RAI-ERI). Per i tipi di Delos Digital ho scritto gli apocrifi "Sherlock Holmes e l’avventura dell’uomo che non era lui" (2016), "Sherlock Holmes e il mistero del codice del Bardo" (2017), "Sherlock Holmes e l’avventura del pranzo di nozze" (2019) e il saggio "Vita di Sherlock Holmes" (2017). Negli ultimi anni lavoro come sociologo nell’ambito della comunicazione e del welfare, (in particolare mi occupo di servizi socio-sanitari, disabilità e violenza di genere, di cui curo una collana di pubblicazioni), e svolgo attività di docenza e formazione in ambito universitario. Tra i miei ultimi saggi: "Modelli sociali e aspettative" (Aracne, 2012), "Undermedia" (Aracne, 2013), "Deprivazione Relativa e mass media" (Cahiers di Scienze Sociali, 2016), "Scenari della postmodernità: valori emergenti, nuove forme di interazione e nuovi media" (et. al., MIR, 2017), Identità, ruoli, società (YCP, 2017), "UniDiversità: i percorsi universitari degli studenti con svantaggio" (et. al., ANCI, 2018). Con "Linea Gotica" (Damster, 2019) ho vinto il primo premio per il romanzo inedito Garfagnana in giallo Barga noir. Il breve saggio "Resistere è fare la nostra parte" è stato pubblicato nel numero 59 della rivista monografica Prospektiva dal titolo “Oltre l’antifascismo” (2019). Dal 2015 curo il mio blog di analisi politica e sociale osservatorio7 (www.osservatorio7.com, oggi su www.periodicodaily.com). Tutto questo, tutto quello che ho fatto, l’ho fatto a modo mio, ma più con impeto che intelligenza: è qui che devo migliorare.