Coronavirus: a New York la nave ospedale da 1000 posti letto

In arrivo a New York la nave ospedale da 1000 posti letto a sostegno dei sanitari impegnati a fronteggiare l’epidemia di coronavirus. La USNS Comfort tratterà i pazienti che non siano positivi al tampone

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Dopo lo stanziamento di miliardi di dollari e l’imposizione del più grande “lockdown” della storia del Paese tra le misure per combattere l’epidemia c’è anche l’arrivo a New York di una nave ospedale da 1000 posti letto e con l’equipaggiamento necessario per supportare l’immenso impegno dei sanitari sulla terraferma.
La nave si prenderà in carico esclusivamente i pazienti che non siano risultato positivi al tampone.

Con le nuove 3000 vittime del covid-19 gli Stati Uniti rischiano di diventare il prossimo grande “focolaio” dell’epidemia a livello mondiale. 

A New York City già prima dell’alba si forma la coda di persone all’esterno dell’Elmhurst Hospital, nel Queens, si forma la coda di quanti aspettino diligentemente di essere testati per il coronavirus.
Donald Trump l’ha definita “l’epicentro dell’epicentro” la struttura ospedaliera che al momento funziona al 125% in più delle normali capacità.

Il personale, affaticato da turni massacranti, lavora incessantemente in carenza di approvvigionamenti medico sanitari tra cui guanti, tute protettive, mascherine e ventilatori.

Ora gli operatori sanitari potranno contare sul supporto della USNS Comfort, la nave della marina militare americana inviata da Donald Trump per contenere l’epidemia in corso.
La nave è attrezzata di tutto punto con 12 sale operatorie che saranno operative nelle prossime 24 ore per curare i pazienti non affetti da coronavirus, che rimarranno a carico delle strutture ospedaliere della terraferma.

Il 29 marzo Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, ha avvertito che potranno essere tra le 100 e le 200 mila le potenziali vittime americane dell’epidemia. 

In questo momento, a essere la più colpita è proprio la megalopoli newyorkese: dopo il primo caso positivo poco più di un mese fa l’epidemia si è diffusa molto rapidamente tra la popolazione. 

Da quanto emerso nell’ultimo rapporto del 29 dei 965 decessi e 59’513 casi confermati totali, 678 decessi e 33 768 contagi si sono registrati nella sola città di New York.
Queste cifre rappresentano oltre il 40% del totale dei contagi americani e il 7% dei positivi a livello mondiale, valori impressionanti soprattutto perché lontani dal picco che negli Stati Uniti è atteso per la metà di aprile.

Le prossime settimane saranno per l’America il maggior banco di prova per saggiare la propria capacità di contrastare e contenere l’epidemia. 

Al momento, per fronteggiare la crisi nella Grande Mela sono intervenuti il Presidente statunitense Donald Trump, il Governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo e il sindaco della città, Bill De Blasio.

Trump, fortemente criticato per come ha gestito l’epidemia fin dai suoi primi sviluppi, ha promesso ingenti interventi economici per sostenere l’impatto del covid- 19 su economia e società promuovendo una manovra da svariati miliardi di dollari, il blocco totale del traffico aereo da e per il Paese nonché l’imposizione della quarantena obbligatoria per la maggioranza degli Stati Americani, presto estesa a tutti i 50 della Federazione.
Secondo gran parte dell’opinione pubblica e della stampa americane, però, questi interventi sarebbero giunti troppo tardivamente esponendo la popolazione a un rischio superiore  quello che ci si sarebbe potuti aspettare.

Anche De Blasio ha ricevuto forti rimproveri dai media che lo accusano di aver disposto troppo tardi la chiusura degli edifici pubblici, delle attività commerciali e delle strutture scolastiche.

Da quanto atteso, la curva dell’epidemia in America non potrà che peggiorare in questi giorni fino al picco previsto per la metà del prossimo mese, nonostante Trump abbia annunciato la (poco probabile) ripresa di molte attività già nel periodo pasquale.

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