Coronavirus: 3 nuovi casi in Italia ma “il picco a fine febbraio”

Non si arresta la strage di vittime e nuovi contagi provocati dal covid-19 e gli scienziati di Pechino annunciano che il picco dell'epidemia è atteso per la fine di questo mese. Con Milano, in Italia salgono a tre i casi di persone positive e si temono ulteriori contagi

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Con i 3 recenti casi di Milano salgono anche in Italia i casi di contagio del coronavirus.

Il 38enne del lodigiano, presentatosi spontaneamente all’Ospedale di Codogno con gli stessi sintomi di una grave polmonite, è al momento il quinto caso di contagio accertato in Italia. L’uomo, che non è mai stato nel Continente asiatico, potrebbe essere entrato in contatto col virus 16-18 giorni fa durante la cena con un amico recentemente rientrato dalla Cina a seguito di un viaggio di lavoro.

Come riportato sul sito del Ministero della Salute, fino a questo momento i sintomi più comuni del contagio comprendevano febbre alta, tosse secca e difficoltà respiratorie. Nei casi più gravi polmonite, sindrome respiratoria acuta grave e insufficienza renale.

Questa volta, tuttavia, l’incubazione si è sviluppata in modo diverso: l’uomo presentava un quadro clinico asintomatico più simile a una normale polmonite che a contagio da covid-19.

Al momento, le autorità stanno cercando di rintracciare tutte le persone con cui è entrato in contatto l’uomo – che ha lavorato presso Unilever di Casalpusterlengo – per sottoporle ai controlli sanitari necessari e scongiurare nuovi possibili contagi.

In queste ore il personale medico dell’Ospedale Sacco di Milano, ove il 38enne è stato trasferito per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute, sta seguendo il protocollo sanitario necessario per evitare la diffusione del virus.

Secondo quanto riportano gli scienziati da Pechino, la diffusione dell’epidemia non può ancora dirsi risolta, al contrario: a Wuhan il picco maggiore dei contagi sembrerebbe atteso per fine febbraio o al più per i primi di marzo, mentre nel resto della Cina il potrebbe protrarsi fino ad aprile-maggio.

Tutto dipenderà dalla capacità delle provincie cinesi di arginare la diffusione dell’epidemia e della celerità nello scoprire i nuovi casi per sottoporre ad isolamento le persone che presentino sintomi “sospetti”.

Secondo Alessandro Vespignani, direttore del Network Science Institute della Northeastern University di Boston (Stati Uniti), che ha seguito il covid-19 dall’inizio: “Bisogna distinguere tra Wuhan, dove l’epidemia è cominciata ed è esplosa, e il resto della Cina, dove l’epidemia è arrivata più tardi“, aggiungendo che “A Wuhan il picco è possibile fra 2-3 settimane“. E precisa che: “In questi calcoli c’è sempre un margine di incertezza nell’ordine di una settimana“.

Quanto al resto della Cina, il ricercatore dell’ANSA ha spiegato che: “L’attività dell’epidemia potrebbe restare limitata o scendere“. In ogni caso, tiene a precisare l’esperto, “Non si può dire che fra qualche settimana sarà tutto finito e l’epidemia sarà scomparsa“, rilevando che “È una situazione in continua evoluzione: a Wuhan l’epidemia è partita e farà il suo corso; nel resto del mondo stiamo a guardare“.

Vespignani, in conclusione ha osservato che: “Le restrizioni sui viaggi e le misure di quarantena stanno limitando molto l’importazione di casi dalla Cina, ma” ha aggiunto infine “Adesso la nostra attenzione deve spostarsi sui luoghi con cui abbiamo comunicazioni e fare attenzione che non si creino focolai di epidemia persistenti“.

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