Il test missilistico della Corea del Nord, secondo molti esperti che hanno analizzato le ultime immagini riprese dai satelliti spia, potrebbe essere rinviato. La notizia è l’unica che lascia intravedere un barlume di speranza in questa crisi che sta tenendo il mondo intero col fiato sospeso.

L’ Amministrazione americana, come sottolineato nella dichiarazione congiunta tra il Capo del Pentagono Mattis, il Segretario di Stato Tillerson e il Capo dell’Intelligence Coats, dopo l’incontro con i parlamentari convocati in via eccezionale alla Casa Bianca, insiste per varare nuove sanzioni economiche verso il Dittatore Kim Jong Un e per aprire i negoziati per favorire la denuclearizzazione della penisola coreana, rimanendo pronta, però, a difendere gli alleati.

La pressione, tuttavia, rimane elevata per l’imponente dispositivo bellico americano, giapponese e sudcoreano, presente nella zona, più la massima allerta degli eserciti di Mosca e Pechino che temono che la situazione possa precipitare da un momento all’altro.

Una fonte dell’amministrazione Trump ha confermato che “i preparativi per una potenziale azione militare sono in corso” (sta giungendo, infatti, la portaerei nucleare Vinson), mentre il portavoce del Tycoon ha detto che si stanno valutando diverse opzioni in base al comportamento del Paese asiatico.

Il quadro, già di per sé estremamente complesso, rischia di peggiorare ancora di più in quanto la Cina, su cui Trump pone tutte le sue aspettative per una soluzione diplomatica della crisi, ha criticato Washington per aver dislocato, in Corea del Sud, lo scudo missilistico Thaad per proteggere il Paese dalla Corea del Nord. Pechino lo considera, da sempre, una minaccia alla propria sicurezza nazionale e ieri tramite il portavoce del Ministero degli Esteri, Geng Shuang, ha chiesto “con forza”, al Pentagono, di “cancellare il dispiegamento e di rimuovere i suoi equipaggiamenti”, minacciando di intraprendere ” tutti i passi necessari per difendere i suoi interessi”.

Il Ministro Wang Yi ha domandato, alla fine dell’incontro a Berlino col suo omologo tedesco Sigmar Gabriel, a Pyonyang di bloccare i suoi piani nucleari e agli Usa e a Seul di terminare subito le esercitazioni militari avviate nelle ultime ore con Tokyo.

“Non possiamo rischiare neanche l’1% delle possibilità di una guerra” che “avrebbe conseguenze inimmaginabili”, ha aggiunto il responsabile della diplomazia del Governo di Angela Merkel.

“Nel caso il conflitto scoppi nella penisola, gli Usa saranno considerati del tutto responsabili per aver causato problemi dopo aver portato molti asset strategici e mezzi di guerra speciali”. Lo ha affermato un portavoce del ministero degli Esteri nordcoreano, in vista della seduta speciale del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Le Nazioni Unite valuteranno domani l’ipotesi di nuove sanzioni economiche verso Kim Jong Un affinché smetta di provocare tutta la comunità internazionale.

 

 

 

 

 

 

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