Il riferimento non è all’Oscar cinematografico e nemmeno ad una definizione legata a qualcosa di insolito e particolarmente bello da vedere.

La rara bellezza è la vecchia signora, presentatasi all’Olimpico con un abito stupendo ed un fascino incantevole che ha rapito la Lazio, l’Aquila e 65 mila persone sedute a teatro ad ammirarla.

Appena è scesa in campo un’emozione forte ha attratto l’attenzione e subito si è potuto scorgerle addosso pietre preziose mai viste dai propri amanti e da tanti altri che non l’avevano mai ammirata dal vivo.

Ne aveva undici addosso, lapislazzulo, ambra, giada, corallo, madreperla, quarzo rosa, topazio, zaffiro, diamante, onice e rubino, riflesse negli occhi di chi la osservava, scioccando ancora una volta per la forma straordinaria con cui si è presentata.

Una formazione che avrebbe stregato anche il diavolo se fosse sceso in campo per vederla giocare.

La squadra ha esibito una completezza tecnica e una compattezza fisica disarmanti, stroncando in venti minuti una partita attesa con curiosità praticamente da tutti, tifosi e semplici appassionati di sport, che da domani potranno iniziare ad accarezzare l’idea che a Cardiff potrebbe davvero stupire ancora.

Una qualità nel palleggio raramente espletata in campo, pur essendo sempre stata professata dal proprio allenatore, che ha mandato in tilt l’organizzazione capitolina, mai capace, dopo un inizio intenso, di pressare a testa bassa per interromperlo.

La Lazio, carica di aspettative, è stata scaricata in un tempo imbarazzante.

Le maglie bianconere erano quelle col pallone e le biancocelesti a rincorrerlo, senza mai prenderlo nonostante le premesse e ripetuti tentativi; affannati e sterilizzati con l’eccezionale padronanza tecnica che ha fatto la differenza in tutta la partita.

Ai ragazzi di Inzaghi è rimasto solo il ricordo di averla affrontata e aver avuto la possibilità di corteggiarla, rimanendo però in bianco, con la magra consolazione di aver trovato il conforto dei propri tifosi, che prima, durante e dopo la partita li hanno sempre incoraggiati, sostenuti e salutati con un caloroso arrivederci, richiamandoli sotto la curva per urlarglielo con tutto l’affetto possibile.

Troppa differenza tecnica ha solcato il percorso verso il palco organizzato per ritirare la coppa; limiti tecnici e mentali hanno fatto la differenza, richiamando all’ordine, e definitivamente, qualche sprovveduto che ha creduto fosse stanca e annoiata, convincendolo che l’alba del giorno dopo è sempre la più bella.

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