Cook, “troppo tempo sull’iPhone. Siamo davvero così dipendenti?

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Apple CEO Tim Cook, speaks at an event to announce new products at Apple headquarters Monday, March 21, 2016, in Cupertino, Calif. (AP Photo/Marcio Jose Sanchez)

Le persone stanno troppo tempo sull’iPhone”: a dirlo non è un ricercatore del Pew Research Center, bensì Tim Cook, amministratore delegato di Apple.

La dipendenza da smartphone e, più in generale, da dispositivi tecnologici, è un risultato involontario del lavoro dell’azienda statunitense, talmente sentito da generare il movimento dei “pentiti della Silicon Valley”, il quale combatte proprio gli effetti negativi della tecnologia.

Per Cook, il telefono dovrebbe spingere gli utenti a fare cose che non potrebbero fare altrimenti, ma passare tutto il tempo sul telefono “significa spendere troppo tempo al cellulare”.

La tecnologia mobile ha incrementato l’ansia dell’always on, ovvero della connessione perenne. Lo smartphone si sposa perfettamente con la modernità liquida che non accetta catene né confini. La sociologa Sherry Turkle afferma che la tecnologia è diventata un “arto fantasma” e questo feticismo del dispositivo rende le persone alone together, proiettate sempre altrove rispetto al luogo dell’esperienza.

Una ricerca di Chicago dello scorso anno ha dimostrato che la sola presenza del proprio cellulare riduce le capacità cognitive, anche quando i consumatori riescono a rimanere concentrati sul compito da svolgere. I risultati mostrano che i possessori di smartphone interagiscono con i loro telefoni in media 85 volte al giorno, anche subito dopo essersi svegliati, prima di andare a dormire e persino nel mezzo della notte. Inoltre, il 91% riferisce di non uscire mai di casasenzail proprio telefono e il 46% afferma di non poter vivere senza di esso.

Affermazioni forti, che portano sempre più studiosi a paragonare la dipendenza da smartphone all’alcolismo o alla dipendenza da stupefacenti: uno studio pubblicato da NeuroRegolation ha evidenziato che chi utilizzava continuamente i telefoni aveva più elevati livelli di senso di isolamento, depressione e ansia e tendeva a svolgere le proprie attività consultando sempre il cellulare, ottenendo la metà del risultato che si otterrebbe focalizzandosi su uno alla volta.

Nei momenti di stress, i Millenials non si rivolgono a una persona, ma ad un dispositivo elettronico e ai social media, che offrono un sollievo temporaneo. In relazione alla dipendenza da smartphone si parla di Nomophobia (NO MObile Phone), ovvero la paura di rimanere senza cellulare. Ciò si accompagna alla paura derivante dai social network chiamata “Fear of missing out”, cioè paura di essere emarginati ed esclusi.

Di recente, la Apple si è mossa per cercare di ridurre concretamente la dipendenza da dispositivi tecnologici, attraverso l’introduzione di strumenti di gestione del tempo sulle app. La funzionalità si chiama Screen Timedebutterà il prossimo autunno con iOS 12 e mostra quanto tempo un utente trascorre al cellulare, ma anche quante volte prende in mano il dispositivo nel corso di un’ora. Sarà anche possibile impostare un limite d’uso per ogni applicazione: raggiunto il tempo massimo, l’utente viene informato.

Proprio in occasione della celebrazione per i 10 anni dal lancio del primo iPhone, Tim Cook aveva detto:”L’iPhone è una parte essenziale delle nostre vite e oggi più che mai ridefinisce il modo in cui comunichiamo, lavoriamo, viviamo e il tempo libero. Abbiamo appena incominciato, il meglio deve ancora arrivare”. Chi vivrà, vedrà.

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