E’ di questi giorni un reportage fotografico di una protesta silenziosa che alcune ragazze di Torino hanno messo in atto, per sensibilizzare tutti nei confronti delle cosiddette ‘catcalls’, le molestie verbali, cioè i presunti apprezzamenti che spesso le donne ricevono in strada. 

La protesta nasce da lontano, nel 2016, quando un primo account Instagram, ‘Catcalls of NYC’ è diventato un movimento internazionale contro le molestie verbali in strada. Successivamente sono nati altri movimenti in tutto il mondo.

La protesta silenziosa contro le molestie verbali in strada

La grandezza del fenomeno

Uno studio inglese ha dimostrato che il 90% delle donne vive la sua prima molestia di strada prima dei 17 anni, in molti paesi come Sud Africa e India, quasi il 50% delle donne hanno vissuto l’esperienza di essere seguite in strada, anche senza ulteriori approcci.

Siamo talmente immersi in un mondo intrusivo che nessuno si domanda mai cosa avviene nella mente delle donne (spesso poco più che adolescenti) di fronte a un comportamento che sembra sempre considerato normale, non pericoloso o semplicemente goliardico.

Non vorrai prendertela per due parole?

Non te la vorrai prendere per due parole? Quali parole? A volte garbate, a volte volgari, sempre invadenti, in un mondo dove sempre più c’è bisogno di rispetto. Un mondo che sembra avere dimenticato ogni regola del vivere civile.

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Avevo sedici anni e di anni da allora ne sono passati diversi: una mattina estiva mentre correvo con una camicetta di cotone bianca, abbastanza castigata direi, un gruppo di ragazzi da un portone gridò: “e dove te ne vai con quelle tette a punta?”. Lo ricordo perché ho una buona memoria? No. Lo ricordo perché mi sarei sotterrata. Io. Non loro. Mi sono sentita nuda, violata, impaurita. Non raccontai mai l’episodio ad alcuno.

Una protesta silenziosa

Nel vedere queste ragazze che con i gessetti scrivono le frasi che non avrebbero voluto o dovuto sentire, le ammiro per il loro coraggio, la loro determinazione. Il coraggio di una protesta silenziosa, che attraverso il silenzio di una parola scritta, grida al mondo il bisogno di rispetto. Scrivono con i gessetti perché ‘loro’ sono rispettose, non invadenti e sanno che i gessetti andranno via con la prima pioggia.

Non sono complimenti, sono molestie verbali

Sfatiamo un mito: non sono complimenti, sono molestie. Non aumentano la tua autostima, ti spingono a nasconderti. Le donne sono sempre in vetrina, oggetto del desiderio, oggetto. Troppo brutta per essere stata violentata, troppo bella per una carriera onesta, con i tacchi obbligatori pena il licenziamento, nuda sotto la toga altrimenti non ti laurei, scusa, come eri vestita?

Non te le vorrai prendere per due parole? Ma non sono ‘due parole’, sono il simbolo della prevaricazione.

Io amo le proteste silenziose: oppongono la forza delle idee al frastuono dell’ignoranza.

Lasciamo dunque parlare le strade e i gessetti: #stopstreetharassment.

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