Conte parla in Senato, in serata salirà al Colle per dare le dimissioni

0
320

Conte ha parlato dinanzi al Senato. E lo ha fatto per dare ufficialità alla crisi di governo.

Un passaggio fondamentale questo per “parlamentarizzare” la crisi.

Un discorso chiaro, preciso, culminato nella scelta delle dimissioni che il Premier renderà in serata davanti al Capo dello Stato.

La “crisi di Ferragosto” ha un mandante politico noto, (il ministro Salvini) e buona parte della requisitoria di Conte, ha avuto come destinatario proprio l’ex alleato di governo al quale non ha risparmiato parole severe.

La crisi di governo, nota Conte, ha portato alla luce i vari interessi personali e di partito del leader leghista il quale secondo le parole del premier ha agito per “convenienza elettorale”, nell’intento di rincorrere le urne per capitalizzare il consenso politico del quale gode.

Un’azione grave, sintetizzata dal Presidente del Consiglio in alcuni punti chiave.

Leggi il discorso integrale di Conte al Senato

Grave in quanto interrompe l’azione del governo e soprattutto di un governo nato, afferma il Premier, per intercettare quella larga parte della popolazione che richiedeva con forza un esecutivo di rottura, di cambiamento e di innovazione rispetto al passato.

E poi un richiamo alla violazione palese, delle norme di buona fede e leale collaborazione, che doveva guidare l’opera delle forze politiche firmatarie del contratto.

Ma il punto che più preoccupa è certamente il rischio di non poter agire con efficienza e celerità, in campo economico, dove le tempistiche per la formazione di un nuovo governo, e di un possibile ritorno alle urne rendono difficoltoso predisporre in tempo o efficacemente una manovra economica di fondamentale importanza.

Infine il Premier, guarda anche con preoccupazione ai possibili problemi ed alle possibili ripercussioni che si potranno scontare in campo europeo, dove sono in atto ancora trattative complesse per il rinnovo delle istituzioni dell’Unione.

Ecco, la crisi agostana lascia aperte delle questioni di difficili soluzione. Si andrà al voto? La Lega lo spera, Conte avverte: “le elezioni sono strumento democratico, ma non ogni anno”.

Ed ancora, si lascia andare ad un attacco duro verso il ministro dell’interno, accusandolo di “scarsa cultura costituzionale” e provocandolo sul mancato ritiro dei ministri.

Ribadisce ancora con forza, che le parole di Salvini su un governo dei no, macchiano l’azione dell’esecutivo, e sono da respingere con forza, perché rimarca Conte, il governo ha lavorato proficuamente sino alla fine.

Immancabile il richiamo ai “pieni poteri”, invocati dal leader leghista.

Seppur non preoccupato, perché l’impianto Costituzionale protegge da eventuali abusi, ritiene grave tale richiamo rimarcando che vi è necessita invece, di uomini con elevata “cultura istituzionale e senso di responsabilità”.

Ed ancora contesta anche una interferenza negativa per lo sviluppo delle azioni da intraprendere in sede europea, affermando che “In coincidenza dei più importanti Consigli europei non sei riuscito a contenere la foga comunicativa creando un controcanto politico che ha generato confusione”.

Ne ha da dire anche sul caso Russia il premier, caso che meritava ” un chiarimento, anche in relazione ai riflessi sul piano internazionale”.

Dichiara dunque che l’esperienza di governo è ufficialmente conclusa, rilasciando parole eloquenti: ““La decisione della Lega che ha presentato la mozione di sfiducia e ne ha chiesto l’immediata calendarizzazione oltreché le dichiarazioni e comportamenti, chiari e univoci, mi impongono di interrompere qui questa esperienza di governo”.

Rimanda dunque tutto nelle mani del Presidente della Repubblica, al quale in serata rimetterà il proprio incarico, presentando le dimissioni.

Commenti