Da novembre 2015 a maggio 2016, nonostante la crisi economica che ne ha rallentato la velocità, l’Italia ha consumato quasi 30 ettari di suolo al giorno, per un totale di 5 mila ettari di territorio.

A fornire le stime del fenomeno, sia al 2016 che in previsione al 2050, è l’ISPRA  con il Rapporto Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici del 2017.

Il Rapporto fornisce il quadro aggiornato dei processi di trasformazione del nostro territorio, che continuano a causare la perdita di una risorsa fondamentale, il suolo, con le sue funzioni e i relativi servizi ecosistemici. Analizza l’evoluzione del consumo di suolo all’interno di un più ampio quadro delle trasformazioni territoriali ai diversi livelli, attraverso indicatori utili a valutare le caratteristiche e le tendenze del consumo e fornisce nuove valutazioni sull’impatto della crescita della copertura artificiale del suolo, con particolare attenzione alle funzioni naturali perdute o minacciate. La tutela del patrimonio ambientale, del paesaggio e il riconoscimento del valore del capitale naturale sono compiti e temi che ci richiama l’Europa, fondamentali alla luce delle particolari condizioni di fragilità e di criticità climatiche del nostro paese e  rispetto ai quali il Rapporto fornisce il proprio contributo di conoscenza.

I dati di quest’anno mostrano la criticità del consumo di suolo nelle zone periurbane e urbane a bassa densità, in cui si rileva un continuo e significativo incremento delle superfici artificiali, con un aumento della densità del costruito a scapito delle aree agricole e naturali, unitamente alla criticità delle aree nell’intorno del sistema infrastrutturale, più frammentate e oggetto di interventi di artificializzazione a causa della maggiore accessibilità. I dati confermano l’avanzare di fenomeni quali la diffusione, la dispersione, la decentralizzazione urbana da un lato e la densificazione di aree urbane dall’altro, accompagnati da un’intensificazione agricola. Tali processi riguardano soprattutto le aree costiere mediterranee e le aree di pianura, mentre al contempo, soprattutto in aree marginali, si assiste all’abbandono delle terre e alla frammentazione delle aree naturali.

Gli incrementi percentuali maggiori, tra la fine del 2015 e la metà del 2016, sono nelle regioni Sicilia, Campania e Lazio. Umbria, Basilicata e Friuli Venezia Giulia le regioni, invece, con gli incrementi percentuali minori. In valori assoluti, i cambiamenti più estesi sono avvenuti in Lombardia (648 ettari di nuove superfici artificiali), Sicilia (585 ettari), e Veneto (563).La regione che risulta avere il rapporto più elevatotra consumo di suolo e popolazioneè la Valle D’Aosta dove tutti i comuni (tranne quello di Aosta) presentano valori al di sopradella media nazionale, complice la bassa densità demografica, e dove nel 2016 si raggiunge un valore di 746 m2ad abitante di suolo artificiale.Analizzando i cambiamenti in termini di nuovo consumo di suolo pro-capite tra il 2015 e il 2016, a livello nazionale la velocità si attesta a 1,53 metri quadrati ad abitante per anno (tra il 2013 e il 2015 era di circa 2 metri quadrati ad abitante per anno). A livello regionale si va da un minio di 0,21 per l’Umbria, a un massimo di 3,65 per la Valle D’Aosta.

A livello comunale, i maggiori valori di superficie consumata si riscontrano a Roma (31.564 ettari), con unacrescita di ulteriori 54 ettari nei primi sei mesi del 2016 (lo 0,17% in più) e in molti comuni capoluoghi diprovincia: Milano (10.424ettari), Torino (8.548), Napoli (7.408), Venezia (7.126), Ravenna (7.088), Palermo,Parma, Genova, Verona, Ferrara, Taranto, Catania, Perugia, Reggio Emilia e Ragusa (tra i 5.000 e i 7.000 ettari di suolo artificiale nel 2016). L’analisi ha messo in evidenza valori elevati anche in alcuni comuni che non
sono capoluogo, come Vittoria (5.307 ettari), Marsala ed Eboli (circa 3.700 ettari).

In termini percentuali si rileva che diversi comuni superano il 50%, e talvolta il 60%, di territorio consumato.Il piccolo comune di Casavatore, in provincia di Napoli, si conferma al primo posto della graduatoria, con una percentuale di 89,73% di suolo artificiale nel 2016 (era 89,52% l’anno precedente). Dei dieci comuni con la maggiore percentuale di suolo consumato, otto sono nel Napoletano. Montalto di Castro (in provincia di Viterbo, con 65 ettari di nuovo consumo di suolo tra il 2015 e il 2016), Eboli (Salerno, 57 ettari), Roma (54 ettari) e Alcamo (Trapani, 52 ettari) sono i comuni dove l’incremento è stato maggiore. Tra i comuni con più di 150.000 abitanti, gli incrementi maggiori sono a Roma, quindi a Torino e Bologna.

Distribuzione territoriale del consumo di suolo
I valori percentuali del suolo consumato crescono avvicinandosi alla costa. A livello nazionale quasi un quarto della fascia compresa entro i 300 metri dal mare è ormai consumato.
Tra le regioni con valori più alti entro i 300 metri dalla linea di costa ci sono Marche e Liguria con quasi il 50% di suolo consumato, Abruzzo, Campania, Emilia Romagna e Lazio con valori compresi tra il 30 e il 40%. Tra i 300 e i 1.000 metri si segnalano invece Abruzzo, Emilia- Romagna, Campania e Liguria con oltre il 30% di consumato. L’incremento percentuale maggiore tra il 2015 e il 2016 si registra nella fascia tra 1 e 10 chilometri dalla costa. l’incremento è più contenuto, nelle fasce più vicine al mare, dove orami il livello di consumo di suolo ha lasciato pochi spazi di aree non costruite al di fuori di aree tutelate. Ciò nonostante, si continua a costruire anche nella fascia sotto i 300 metri, con un aumento del suolo consumato dello 0,15% a livello nazionale.32.800 ettari del consumo di suolo ricadono oggi
all’interno di aree protette e tra il 2015 e il 2016 sono stati consumati ulteriori 48 ettari (+0,15%). Circa 51 ettari sono stati consumati in questo periodo in aree a pericolosità di frana molto elevata, 69 in aree a pericolosità elevata. Tra le Regioni, la Lombardia ha avuto un incremento di suolo consumato dello 0,7% in are e a pericolosità molto elevata, e la Puglia ha avuto un aumento dello 0,5% nelle aree a pericolosità elevata. La percentuale di consumo di suolo in aree a pericolosità idraulica media è maggiore nella Regione Liguria (oltre il 29%), e a seguire nella Provincia di Bolzano (oltre il 18%) e in Abruzzo (oltre il 14%). Le Regioni Piemonte e Valle D’Aosta hanno registrato un aumento del consumo di suolo tra il 2015 e il 2016 rispettivamente dello 0,3% e 0,4% in aree a pericolosità media. A livello nazionale, nello stesso periodo, 503 ettari sono stati artificializzati in aree a pericolosità media. Il suolo nelle aree a pericolosità sismica alta e molto alta è consumato con una percentuale di oltre il 7% nelle aree a pericolosità sismica alta e di quasi il 5% nelle aree a pericolosità molto alta, pari ad oltre 860.000 ettari di superficie consumata. Al livello regionale, in Lombardia, Veneto e Campania risultano i valori maggiori di suolo consumato in aree a pericolosità sismica alta (rispettivamente 14,4%, 12,6% e 10,4%), mentre Campania, Sicilia e Calabria hanno i valori più elevati la nelle aree a pericolosità molto alta (rispettivamente 6,8%, 6,2% e 5,9%). Dal confronto con la cartografia nazion ale 2015 e 2016 è stato possibile rilevare un incremento percentuale del suolo consumato pari a 0,2% nelle aree a pericolosità sismica alta, e a 0,2% nelle aree a pericolosità sismica molto alta. Al livello regionale, la Campania ha avuto un incremento del suolo consumato di circa lo 0,4% in aree a pericolosità molto alta (oltre allo 0,3% in aree a pericolosità alta). Nelle aree a pericolosità sismica alta il maggior aumento risulta essere in Veneto con circa lo 0,4% di suolo consumato.

Guarda il video sul consumo di suolo http://tv.isprambiente.it/index.php/2017/06/22/rapporto-sul-consumo-di-suolo-in-italia-2017/

Il consumo di suolo ha un impatto su un insieme di servizi ecosistemici che sono fondamentali per il nostro benessere, dalla produzione agricola alla regolazione del clima, dalla protezione dall’erosione all’infiltrazione dell’acqua, dal miglioramento della qualità dell’aria e delle acque all’impollinazione. La perdita di questi servizi si traduce in un vero e proprio “debito ecologico”, che continua a crescere ogni anno, con un conseguente costo economico che, considerando i cambiamenti dal 2012 al 2016, ha un impatto che viene stimato tra i 630 e i 910 milioni di eurol’anno.
Fonte di riferimento: il Rapporto Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici del 2017.
Annunci

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here