Confronto si, confronto no…

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di Sofia Riccaboni TW @sofiariccaboni

Ieri sera si è “consumato”, perché dire svolto pare troppo scontato, il primo vero dibattito interessante per le primarie del PD. Nessun giornalista a favore o contro, nessun invitato a dare contro o pro a questo o quel candidato. Solo un giornalista e solo i 5 candidati. Regole precise, fatte rispettare al limite dell’impossibile (non par vero) e nessuna via di fuga.


Erano mesi che la gente chiedeva questo confronto, che tutti puntavano il dito contro tutti perché questo confronto pareva non lo volessero fare. Era logico pensare che si sarebbe fatto nel pieno stile americano, quello che tanto ci piace quando si tratta di Obama e Romney e che ci faceva stare svegli per ore. Quel sistema che veniva paragonato alle nostre trasmissioni “parapolitiche” come se fosse l’unico vero modo di fare un confronto e non il nostro, vecchio, sistema di domande tutte diverse  a persone che non sono  a volte nemmeno presenti.
Ieri sera è stato realizzato questo sogno. Un dibattito dove le domande erano uniche e il tempo era lo stesso per tutti. Eppure ancora una volta questi italiani non sono contenti. Stanno a fare i conti su chi ha vinto e convinto. Come se quello fosse stato l’obiettivo.
Io pensavo, ingenuamente, fosse un incontro per parlare dei programmi, per sentire i vari pareri sui vari punti. Insomma, un riassunto per capire meglio cosa dicono, visto che spesso ci ritroviamo ad ascoltare la stessa persona in 10 canali diversi e qualcuna manco sappiamo che esiste. Non credevo che ci fosse una selezione. Quella pensavo fosse lasciata alla libera opinione di chi vorrà votare.
Non riesco ad entrare nell’ottica di questa gara. Non capisco, mi sfuggono troppe cose.
Per esempio non capisco per quale motivo la decisione del “capo” di un partito sia cosa nazionale e non degli iscritti al partito stesso. Se una società, un’azienda, per quanto grande, deve cambiare l’AD non indice comizi pubblici. Chiama gli azionisti e questi votano e scelgono. Non sarebbe corretta questa cosa anche nei partiti?
Noi continuiamo a sentir parlare di primarie, come se fossero una cosa nostra, invece l’abbiamo presa e portata qui, come Halloween, storpiandola.

E come volevasi dimostrare gli italiani sono stati capici di non sentire. Di guardare altro. Di cercare la differenza, manco stessero giocando alla Settimana Enigmistica. Non hanno saputo cogliere l’occasione di stare zitti e di ascoltare.

E’ deprimente leggere i commenti su Twitter dove, invece che guardare i contenuti, molti si sono limitati a guardare solo i vestiti, la cravatta, le scarpe no che erano coperte.
E’ avvilente leggere da giornalisti, o presunti tali, commenti su questo o quel candidato, sempre contro qualcuno, che non è corretto per un giornalista schierarsi verso qualcuno.
Insomma. Sono la sola che ieri sera ha ascoltato cosa hanno detto e da sola, senza dire nulla, ha scelto in primo luogo se votare o meno, visto che sono aperte a tutti, e anche per chi votare?

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1 COMMENT

  1. Il problema non è ascoltare e comprendere
    Il problema è credere
    Anche solo un poco ma credere
    E qui alla classe politica
    Non crede più nessuno

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