Confisca in materia di misure di prevenzione patrimoniali nei confronti del clan dei casalesi

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Confisca in materia

Confisca in materia di misure di prevenzione patrimoniali nei confronti del clan dei casalesi del proprio nucleo familiare e di suoi vari prestanome.

Nella mattinata odierna, militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Caserta stanno dando esecuzione ad una misura di prevenzione patrimoniale – confisca – emessa dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere Confisca in materia di misure di prevenzione patrimoniali nei confronti del clan dei casalesi nei confronti di un noto politico di riferimento del clan dei casalesi, del proprio nucleo familiare e di suoi vari prestanome. Ad essere colpito dal provvedimento reale di confisca è l’intero patrimonio riconducibile, direttamente e indirettamente, al proposto: sei appartamenti, due terreni con piscine, otto autovetture ed una moto, quote di undici società e conti correnti, per un valore complessivo stimato in oltre cinque milioni di euro.

Il politico fu tratto in arresto il 25 ottobre 2011 per concorso esterno in associazione mafiosa, riciclaggio ed intestazione fittizia di beni, all’esito delle indagini sulla realizzazione di un complesso turistico e sportivo di Trentola Ducenta. Tale opera era stata fortemente voluta da un noto camorrista, destinatario della medesima misura cautelare notificatagli nel carcere di Novara, ritenuto socio occulto nell’attività imprenditoriale posta in essere dal predetto politico per aver investito nel progetto il denaro proveniente dall’associazione criminale da questi capeggiata.

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Il prevenuto, all’epoca dei fatti consigliere comunale prima ed assessore poi, del Comune di Trentola Ducenta, avvalendosi della forza intimidatrice del clan dei casalesi e sfruttando la sua posizione di assessore ai lavori pubblici, era riuscito ad ottenere le autorizzazioni necessarie alla costruzione del complesso turistico nonostante il terreno sul quale insisteva fosse ancora destinato ad uso agricolo. Il “colletto bianco” del clan, avvalendosi della moglie, delle proprie sorelle, del cognato e di alcuni prestanome, aveva nel tempo costituito e impiegato numerose società per la realizzazione del complesso sportivo, attribuendone, volta per volta, un formale possesso ai vari prestanome al fine di ostacolare la riconducibilità dello stesso immobile al camorrista effettivo titolare.

Dagli accertamenti patrimoniali e dagli approfondimenti soggettivi svolti dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Caserta era emersa una netta sproporzione tra i redditi dichiarati e la capacità economica del politico e delle persone fisiche e/o giuridiche, a vario titolo, a lui collegate, rispetto alle risorse materialmente impiegate per la realizzazione del citato complesso turistico, dimostrando, di conseguenza, che i fondi utilizzati per la costruzione del complesso immobiliare non potevano che provenire dalle attività delittuose del clan.

Affare economico che ha avuto la funzione di vera e propria “lavatrice” delle liquidità provenienti dall’organizzazione criminale, attraverso la continua realizzazione di opere come campi da calcio e piste di pattinaggio, nonché, come dichiarato dai collaboratori di giustizia, di base logistica per lo svolgimento di summit di camorra ovvero punto di partenza per appostamenti finalizzati a missioni omicidiarie.