Confindustria, 2020 caduta storica del Pil del 10%: “indietro di 23 anni”

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foto IPP/imagostock 07.04.2006 nella foto interno di una fabbrica di tubi di acciaio WARNING AVAILABLE ONLY FOR ITALIAN MARKET

Secondo gli esperti di Confindustria la crisi per Covid-19 porterà ad una contrazione del Pil fino a 10 punti e un ritorno indietro del Paese di 23 anni. In termini pro-capite, la perdita di reddito al 2020 equivale a più di 4.000 euro a persona. Solo quest’anno sono andati in fumo ben 410 mila posti di lavoro. Nelle sole Marche, nel terzo trimestre in chiusura ci sono oltre 1000 aziende.

Le stime di Confindustria

Secondo le stime di Confindustria il Pil italiano avrà un calo del 10% e un recupero seppur parziale del +4,8% nel 2021. Uno scenario che non prende in considerazione le manovre del Recovery Fund. A pesare è anche l’incertezza legata all’aumento dei contagi. La ripresa comunque avverrà, a condizione che la diffusione del virus sia a condizione contenuta.

Il recupero del Pil

L’aumento recente dei nuovi contagi Covid, secondo il Csc, “è fonte di incertezza e spiega la debolezza attesa per l’economia nel quarto trimestre”. Il recupero del Pil dovrebbe riprendere “in modo graduale da inizio 2021, a condizione che la diffusione del Covid sia contenuta in modo efficace”. Nel quarto trimestre del prossimo anno il livello del reddito sarà ancora inferiore di oltre il 3% rispetto a fine 2019 e molto lontano dai massimi di inizio 2008, di circa 8 punti percentuali.

Il lockdown di marzo e aprile

Le misure di contenimento del virus introdotte a marzo e aprile hanno avuto un effetto drammatico sull’economia italiana, mettendo a serio rischio la tenuta di un sistema che, già prima della diffusione del Covid-19, stentava a crescere. La “tempesta perfetta”, causata a marzo-aprile da un doppio shock di domanda e offerta, indotto dal blocco normativo delle attività in numerosi settori dell’industria e dei servizi, e dalle limitazioni agli spostamenti delle persone con l’obiettivo di contenere la diffusione del virus, ha prodotto effetti dirompenti sull’economia italiana: il Pil è diminuito complessivamente del 17,8% nel primo e secondo trimestre. Le misure ingenti varate dal Governo durante i primi mesi dell’emergenza hanno fornito liquidità a famiglie e imprese.

Fronte export e conti pubblici

Sul fronte dell’export, nello scenario Csc, le esportazioni italiane di beni e servizi crollano del 14,3% nel 2020 e risalgono dell’11,3% nel 2021. Quanto ai conti pubblici, il rapporto deficit/Pil è previsto quest’anno in netto aumento al 10,8% del Pil (dall’1,6% del 2019). Nel 2021, il rapport deficit/Pil scenderà al 5,8%. Il rapporto debito pubblico/Pil toccherà il 158,7% quest’anno e il 156,5% nel 2021, con un balzo di oltre 24 punti dal 134,6% del 2019.

Il cambio di paradigma come soluzione per risollevare l’economia italiana

Per risollevare l’economia italiana dopo decenni di bassa crescita, secondo Confindustria, serve “un cambio di paradigma” per accrescere strutturalmente il potenziale di espansione dell’economia italiana, intervenendo proprio laddove la dinamica della produttività è bloccata. In questo senso l’utilizzo degli strumenti europei (Sure, Mes e Next-Generation Eu) costituisce un bivio cruciale: “se si riusciranno a utilizzare in modo appropriato le risorse e a potenziarne l’effetto, portando avanti riforme troppo a lungo rimaste ferme, allora si sarà imboccata la strada giusta per risalire la china. Altrimenti, l’Italia rimarrà un Paese in declino, che non sarà in grado di ripagare il suo enorme debito pubblico”. Nel Recovery Fund è racchiusa la svolta.

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