Conduttrice Lgbtq intervistata da New York Times

"Ho dovuto dimostrare alla società di esistere": un coming out sofferto ma che le ha permesso di nascere una seconda volta

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La prima conduttrice Lgbtq del Bangladesh. Un risultato ottenuto dopo un’esistenza di violenze, abusi e discriminazioni. Tanto che in quattro occasioni si era quasi convinta a farla finita. Quasi, però. Oggi quella stessa giovane donna è risorta come una fenicie dalle ceneri. Ed è pronta ad affrontare le prossime sfide suo cammino. Ora si sente parte di qualcosa di più grande. Oltre ad essere la paladina di molte persone che vorrebbero avere il suo stesso coraggio.

Chi è la prima conduttrice Lgbtq?

Si chiama Tashnuva Anan Shishir la prima conduttrice Lgbtq del Bangladesh. Lei, 29 anni, il suo debutto lo ha fatto in una ricorrenza particolare. L’8 marzo, la festa delle donne. Emozionata, fino all’ultimo non era sicura che ce l’avrebbe fatta. Sarebbero stati i tre minuti più lunghi della sua vita. In ogni caso le avrebbero cambiato l’esistenza. Eppure, accesa la luce verde di on air la giovane ha letto le notizie come fosse una anchor consumata. Anche se questo successo Tashnuva l’ha pagato a caro prezzo. Ai media la conduttrice ha raccontato una storia di denigrazioni e violenze. Persino la sua famiglia tradizionalista l’ha disconosciuta perché “si vergognava” di lei. Dopo essere fuggita dalla sua città natale, la giovane ha continuato a studiare. Certa che sarebbe stata l’unica cosa in grado di salvarla. Com’è stato. “Oggi ho quella piattaforma” ha detto al reporter della BBC bengalese, Nagib Bahar. E in futuro chissà.

La storia 

Dopo aver abbandonato il nucleo familiare che l’aveva cresciuta, la giovane ha vissuto da sola nella capitale Dhaka. Lì ha proseguito gli studi fino al conseguimento di un master in sanità pubblica. “Non ho mai lasciato la scuola. Il mio sesto senso mi ha sempre detto di continuare a studiare” ha spiegato Tashnuva ai media. “Se continuo a leggere, potrò andare da qualche parte” si diceva. E così è stato. Anche se non fu sempre facile. “Ho continuato i miei studi nonostante abbia dovuto sopportare insulti giorno dopo giorno“, ha ammesso. Conclusa la sua formazione, l’aspirante conduttrice Lgbtq aveva proposto la sua candidatura a diverse stazioni televisive. Ma invano. Fino a quando non è stata accolta dal canale privato Boishakhi. La stazione è stata “abbastanza coraggiosa per assumermi” ha spiegato Tashnuva. Mentre un portavoce dell’emittente, Julfikar Ali Manik, ha ammesso che sarebbe stato un “passo storico”. Anche a costo di perdere share.


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La prima conduttrice Lgbtq del Bangladesh

Al New York Times Tashnuva ha ammesso che durante la diretta “stava tremando”. “Ho cercato di pensare ai drammi teatrali in cui ho recitato e di seguire le tecniche che ho imparato lì“, ha spiegato. Dopo aver letto le notizie, la conduttrice è scoppiata in lacrime per l’emozione. Seppure in passato si rimproverasse il fatto di non essere un “bambino normale”, ora Tashnuva ha accettato le sfide che le si presenteranno. Ora, infatti, conosce la sua forza. E si dice contenta di essere una pioniera Lgbtq nel suo paese, il Bangladesh. “Forse sono stata creata per aprire una breccia nel far accettare questa comunità“, ha raccontato. Ma la sua battaglia è solo agli inizi. Ed entro la fine dell’anno apparirà anche in due film. Ad ogni modo, Tashnuva non è l’unica conduttrice Lgbtq dell’Asia meridionale. In Pakistan, ad esempio, Marvia Malik dal 2008 è il volto scelto dall’emittente privata Kohenoor dal 2018. Mentre in India Padmini Prakash è diventata la prima conduttrice televisiva Lgbtq a presentare un telegiornale nel 2014.

La comunità Lgbtq

In Bangladesh sono circa 1 milione e mezzo le persone transgender su 160 milioni di abitanti. Tuttavia, la comunità Lgbtq è ancora distante dal dirsi integrata nella società. Nonostante nel 2013 il governo del primo ministro Sheikh Hasina abbia permesso alle persone transessuali di essere riconosciute come un genere separato al pari di Nepal e Pakistan. E cinque anni dopo le abbia autorizzate a registrarsi al voto come “terzo genere”. Ma la comunità Lgbtq nel paese subisce ancora discriminazioni e bullismo. Basti pensare che molte persone sono costrette a chiedere l’elemosina per vivere. O peggio lavorare nel commercio del sesso. Soprattutto, i transgender sono considerati “contro natura” e “peccatori” dalla religione prevalente, l’Islam. Per questo quello di Tashnuva può considerarsi un piccolo grande risultato. Lo ha ribadito Kyle Knight, ricercatore senior dello Human Rights Watch (HRW) che si occupa della comunità Lgbtq in Bangladesh.

Il commento

In particolare, l’esperto ritiene che il risultato di Tashnuva rappresenti “Un gesto simbolico di grande importanza“. “Questa comunità è passata dall’essere estremamente emarginata ed esclusa ad avere un proprio rappresentante su un’emittente televisiva” ha osservato Knight. “Ora hanno il riconoscimento ufficiale dal governo“. E ancora. “Ci sono stati molti cambiamenti in un brevissimo lasso di tempo“, ha proseguito l’esperto. “Già questo è sufficiente a darmi speranza“. A ben vedere, però, il Bangladesh resta un paese fortemente conservatore. Nonostante le timide concessioni alle persone transessuali e intersessuali. Ad esempio, lo dimostra il fatto che sia rimasta in vigore una legge coloniale britannica che criminalizza i rapporti tra persone dello stesso sesso. Soprattutto, rimane lo stigma sociale.


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Una conduttrice Lgbtq ha speranza in Bangladesh?

Ad ogni modo, Tashnuva non ha intenzione di mollare. “Penso che il 2021 sarà un anno fortunato“, ha detto sorridendo. Mentre Tipu Alam Milon, vicedirettore del canale televisivo dove la giovane lavora, ha dichiarato: “Il nostro primo ministro ha compiuto molti passi per le persone transgender“. “Vogliamo che l’atteggiamento della società cambi“, ha concluso. Dal canto suo, la prima conduttrice Lgbtq del Bangladesh ha raccontato: “Il bullismo e le molestie mi hanno insegnato che devi metterti alla prova“. Nel 2015, la giovane si è dichiarata una donna transgender. Ha scelto il nome Tashnuva, che significa “fortunata” in bengalese. E Anan, “nuvola”. Negli anni ha assecondato la sua femminilità, iniziando a truccarsi e acconciandosi i capelli. “Ora mi sento parte di questo paese“, ha aggiunto la conduttrice. Oggi gli occhi di Tashnuva sono ancora umidi. Sono lacrime di commozione e di speranza. Soprattutto, sono lacrime di chi ha lottato. Ma ha la consapevolezza di avercela fatta.


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