E’ ufficialmente apparsa la notizia sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana che il Ministero dell’economia ha approvato 16.959 posti nella scuola primaria italiana. Ora non resta che attendere il bando per i dettagli amministrativi.

Il sito di riferimento per la scuola Orizzonte Scuola ha reso noti i requisiti per accedere al concorso: diploma magistrale con valore abilitante, titolo estero riconosciuto dal Ministero e, ovviamente, Laurea in Scienze della Formazione Primaria.

Grandi esclusi i 24 crediti in materie Psico-Socio-Pedagogiche, necessari invece per la secondaria, per la quale manca ancora la finalizzazione dell’atteso Concorso. Ricordiamo, a titolo informativo, che tali crediti sono da conseguire tramite riconoscimento ufficiale di un Ateneo italiano, cioè iscrivendosi a pagamento ad un apposito percorso di riconoscimento crediti: non basta averli conseguiti nel percorso curriculare universitario.

Il diploma magistrale, quindi, è ancora presente tra i requisiti a quasi 20 anni dalla decisione di togliergli valore abilitante a favore del Corso di Laurea in Scienze della Formazione. Segno che i diplomati non di ruolo e le persone che cercano a distanza di anni di rientrare nel mondo nella scuola, sono ancora un numero considerevole.

Per entrare alla Scuola Primaria in Italia, sia come insegnanti di classe che come collaboratori linguistici o di sostegno, è obbligatorio avere una formazione che corrisponde ai requisiti esposti sopra, più le abilitazioni specifiche per le materie di insegnamento.

Per quanto riguarda, quindi, i posti di sostegno, rimane necessario il titolo di specializzazione specifica, che purtroppo in questo periodo è di non chiara definizione. Il vecchio TFA, Tirocinio Formativo Attivo valido fino al 2017, non è in realtà ancora passato totalmente a favore dei PAS, Percorsi Abilitanti Speciali, che pare siano riservati a chi ha tre anni di servizio, lasciando quindi fuori i neolaureati nel periodo transitorio fra i due percorsi. Questo porta migliaia di aspiranti insegnati a rivolgersi a sindacati e costosi ricorsi, nella speranza di trovare il proprio ruolo definitivo nella scuola italiana.

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