Concilio Vaticano II e la riforma liturgica: il Papa riparte da qui

Il pontificato di Papa Francesco, è il compimento del Concilio Vaticano II, che riconosce altresì l’unità della storia della liturgia.

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Concilio Vaticano II

Grazie al Concilio Vaticano II la Chiesa cattolica ha abbandonato le vecchie idee, per aprirsi allo spirito dei tempi. Un cambio di passo positivo che le ha permesso di non subire più gli eventi, ma di essere presente nella storia. Segnando, tuttavia, la riconciliazione col mondo contemporaneo. Difatti il Concilio Ecumenico ha trasformato la Chiesa cattolica occidentale in una Chiesa globale. Pensiamo dunque, all’abbandono del latino nelle celebrazioni a vantaggio delle lingue locali. O alla posizione del celebrante rivolta verso i fedeli e non più di spalle. Dunque è un Concilio che ha sdoganato l’intero impianto telogico. Perchè la Chiesa non è più un esercito. Ma è la comunione del popolo di Dio. Servito dalla gerarchia e aperto a tutto il mondo.

Concilio Vaticano II e la riforma liturgica: il Papa riparte da qui?

Papa Francesco oltre a risvegliare la coscienza dei cattolici e la speranza delle persone più povere, ha lanciato una grande riforma interna ed esterna della Chiesa cattolica. Dal punto di vista interno papa Bergoglio con il Motu Proprio Traditionis Custodes ridefinisce la liturgia pastorale del Concilio Vaticano II. Riallineandola all’impostazione dottrinale della riforma. Per cui i libri liturgici promulgati dai santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, sono per il Papa l’unica espressione della lex orandi del Rito Romano.


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La riforma della liturgia con il Concilio Vaticano II

Per comprendere bene la riforma, dunque, facciamo un passo indietro. Con la pubblicazione nel 1969 del messale di Papa Paolo VI, e con il divieto quasi completo del precedente Messale Romano, promulgato da Giovanni XXIII nel 1962, il quale, tra l’altro, in campo liturgico si distanziava dai progressisti, si è stravolta la liturgia. Il Novus Ordo di Paolo VI, difatti era stato promulgato proprio per sostituire quello antico. Un cambiamento che portò alla revisione dei libri liturgici. Del messale, del breviario, rituale, pontificale. Ed anche all’attuazione di riforme che riguardassero la più attiva partecipazione dei fedeli alla messa. Come l’uso delle lingue nazionali.

Il Motu Summorum Pontificum di Benedetto XVI

Questa continua contrapposizione negli anni, tra destra e sinistra, progressisti e conservatori nella vita della Chiesa ha portato all’esigenza quindi, di un urgente rinnovamento della coscienza liturgica. Una riconciliazione, nella coesistenza che di fatto si è creata tra i due riti. Tra il Rito romano antico, e la Messa di Papa Paolo VI. Perchè il 7 luglio 2007 il Motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI, concedeva a tutti i sacerdoti di rito latino di usare liberamente nelle messe, il Messale del 1962. Mai abrogato. Come “forma straordinaria della Liturgia della Chiesa”. Senza bisogno di alcun permesso. Né della Santa Sede né dell’ordinario diocesano o religioso.

Il Motu Proprio Traditionis Custodes di Papa Francesco

Il pontificato di Papa Francesco, è il compimento del Concilio Vaticano II. Un Concilio non dogmatico, ma pastorale. Che parte dalla gente, e che si rende conto di come la gente pensa e cosa aspira. Che riconosce l’unità della storia della liturgia e che comprende il Vaticano II non come rottura, ma come momento evolutivo. A tal uopo Papa Bergoglio riforma il Motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI. E chiarisce che il sacerdote che intende adottare il precedente Messale Romano, dovrà chiedere l’autorizzazione al vescovo diocesano. Il quale dovrà accertare che non si escludano la validità e la legittimità della riforma liturgica, dei dettati del Concilio Vaticano II. E del Magistero dei Sommi Pontefici. Quale mera forma di consapevolezza dell’incompatibilità dottrinale dell’antico rito con l’ideologia del Concilio Vaticano II. “Mi rattrista, sottolinea il Pontefice, un uso strumentale del Missale Romanum del 1962. Sempre di più caratterizzato da un rifiuto crescente non solo della riforma liturgica, ma del Concilio Vaticano II. Con l’affermazione infondata e insostenibile che abbia tradito la Tradizione e la vera Chiesa”.